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Da Luglio 2018 stop al pagamento dello stipendio in contanti

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

È in arrivo la cosiddetta tracciabilità delle buste paga.

 

Ciò significa che la retribuzione non potrà più essere pagata in contanti ma solo con mezzi di pagamento tracciabili.

La notizia era nota ma adesso sono arrivati sul punto, i primi chiarimenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che ha rilasciato una nota contenente le prime delucidazioni sul pagamento degli stipendi in contanti.

Esiste purtroppo un numero indefinito di lavoratori che subisce un “sottile ricatto” da parte dei datori di lavoro: firmare una busta paga per un determinato importo, ma accontentarsi di ricevere meno soldi dietro la minaccia di perdere il posto.

La deprecabile prassi di pagare i lavoratori meno di quanto risulta in busta paga e di quanto previsto nei contratti collettivi nazionali (Ccnl) esiste ed è molto diffusa. In realtà, quella di far firmare una busta paga “falsa”, più che una prassi, costituisce  un vero e proprio abuso, che non conosce latitudini.

Si tratta, infatti, di una deprecabile pratica molto diffusa in ogni parte di Italia ed in tutti i settori produttivi. Non sono stati pochi, inoltre, i casi di vera e propria estorsione perpetrata ai danni di dipendenti costretti, dietro minaccia di perdere il lavoro, ad accettare un salario inferiore rispetto a quello risultante nelle buste paga, formate regolarmente solo sulla carta.

Così facendo, i datori di lavoro ottengono un illecito vantaggio a discapito del lavoro altrui, mentre i dipendenti non solo vengono privati di parte della propria retribuzione, ma vengono soprattutto lesi nella loro dignità.

Secondo Censis-Confcooperative, i lavoratori vessati sono 3,3 milioni e nel cono d’ombra del sommerso il loro salario medio scende da 16 a 8 euro l’ora. Alcuni taroccano le buste paga spostando le voci laddove vengono detassate o sfuggono alla contribuzione. Come? Facendo ad esempio figurare le ore lavorate come trasferte e gli straordinari come premi individuali. Laddove il pagamento degli stipendi avviene in contante, è più facile che il datore di lavoro in malafede riesca a mettere in atto quel ricatto sopra descritto.

Come porre fine a tutto ciò? Rendendo lo stipendio tracciabile e “trasparente” ed eliminando i contanti. Vediamo allora cosa cambierà dal 1° luglio 2018 con riferimento al pagamento dello stipendio, quali gli obblighi per i datori di lavoro e come dovranno essere pagati i dipendenti.

La nuova normativa vieta al datore di lavoro o all’azienda di pagare lo stipendio dei propri dipendenti in contanti. A breve, dunque, saranno messi al bando i “soldi cash” per pagare la retribuzione, anche se di piccoli importi. Il datore di lavoro potrà versare lo stipendio solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili. A partire dal 1° luglio 2018, infatti, tutti i datori di lavoro o committenti non potranno più corrispondere ai dipendenti lo stipendio a mezzo di denaro contante, qualunque sia la tipologia di lavoro instaurato. Il divieto vale quindi per tutti i dipendenti. La retribuzione e ogni anticipo di essa potrà, quindi, essere versata solo attraverso modalità tracciabili: ecco perché sul punto si parla di tracciabilità delle buste paga.

Obiettivo della nuova normativa sulla tracciabilità delle buste paga è quello di porre fine alla spiacevole prassi di pagare i lavoratori meno di quanto risulta in busta paga e di quanto previsto nei contratti collettivi nazionali (Ccnl). È infatti noto che alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare.  Sul punto, inoltre, è bene sapere che la firma del lavoratore sulla busta paga non costituisce necessariamente prova dell’avvenuto pagamento.

Gli obblighi del datore di lavoro, per come scaturenti dalla nuova normativa, saranno molto semplici. Ciò in quanto, a ben vedere, il meccanismo di soluzione dell’abuso descritto è banale: basta garantire la trasparenza dei pagamenti.

Per impedire la mancata corrispondenza tra quanto risultante in busta paga e quanto effettivamente corrisposto al dipendente è sufficiente che le buste paga siano tracciabili. A tal fine è necessario che quanto sia stato versato dal datore di lavoro ai dipendenti abbia un riscontro. Ciò significa che la retribuzione non potrà essere più pagata in contanti, ma solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili.

Il datore di lavoro potrà versare le retribuzioni con bonifico, strumenti di pagamento elettronico(ricaricando ad esempio una carta di credito), assegno bancario o circolare consegnato o anche mandando alla banca un elenco di persone che dovranno riscuotere la retribuzione in contanti.

Il pagamento dello stipendio in contanti, dunque, potrà avvenire, ma solo passando attraverso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria, con mandato di pagamento. In questo modo sarà garantita la tracciabilità del flusso di denaro.

Il divieto di pagamento dello stipendio in contanti si applica a tutti i lavoratori dipendenti subordinati e parasubordinati. Quindi non solo ai contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato, ma anche alle collaborazioni coordinate e continuative ed ai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci. Sembrerebbero restare fuori i pagamenti di borse di studio, attività di amministratore di società e tutti gli altri pagamenti per compensi di lavoro autonomo occasionale (contratto d’opera).

Non sono interessati dalla riforma, invece i rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione (anche se per questi era già stato stabilito, nel 2011, del Governo Monti, il divieto di pagamento della retribuzione in contanti per compensi superiori a mille euro); il lavoro domestico. Dunque, badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro potranno  essere ancora pagate in contanti.

Come ha avuto modo di chiarire l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in caso di violazione dell’obbligo di tracciabilità delle buste paga le sanzioni non saranno affatto lievi. Ed infatti, nel caso in cui sia verificato che le retribuzioni sono state pagate in contanti, oppure nel caso di pagamento tracciato e poi non effettuato (come ad esempio, la successiva revoca di un bonifico bancario o all’annullamento di un assegno prima dell’incasso), scatterà una sanzione fino a 5mila euro. A conferma di questo vi è anche un’ulteriore precisazione: la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.