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Addio a Pierre Carniti

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Una vita dalla parte dei lavoratori


È morto a 81 anni Pierre Carniti, storico sindacalista dalla Cisl ed ex senatore: il decesso è avvenuto presso l'ospedale generale Madre Giuseppina Vannini a Roma dove il sindacalista era ricoverato.

Nato a Castelleone, in provincia di Cremona il 25 settembre del 1936, nipote della poetessa Alda Merini, nel 1970 era diventato segretario della Fim, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cisl, di cui era diventato poi segretario dal 1979 al 1985.  Parlamentare europeo per due legislature, dal 1989 al 1999, Carniti è stato anche senatore, eletto con il Psi, nel 1993 e nel 1994.

Appresa la notizia,  l'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio per ricordarlo.

Cattolico militante, operaista, sindacalista puro, coraggioso e innovatore, intellettuale raffinato, politico appassionato. E' una lunga vita trascorsa tutta all'insegna dell'impegno e della militanza quella di Pierre Carniti, scomparso a Roma ad 81 anni, storico leader della Cisl tra la fine degli anni '70 e la metà degli anni '80 e poi politico ed intellettuale.

E’ stato uno dei padri promotori della grande stagione unitaria del sindacato con Giorgio Benvenuto, Luciano Lama prima e Bruno Trentin poi.

Una stagione unitaria che si incrina con il difficile accordo del 1984 (l'accordo di San Valentino) sulla scala mobile, fortemente difeso da Carniti. Una stagione unitaria che ha fatto storia e ha segnato l'immaginario collettivo della storia sindacale. "Un dolore profondissimo, è come se mancasse una parte di me", dice Giorgio Benvenuto. Lasciato il sindacato Carniti fu per dieci anni (1989-1999) eurodeputato, prima nelle file del Psi e poi dei Democratici di Sinistra. I ricordi e le testimonianze si affollano.

"Un sindacalista che ha segnato con la sua azione sindacale davvero un'epoca" dice il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan. "Ci lascia un uomo giusto, un grande sindacalista sempre capace di innovare, un amico dei lavoratori, un fine intellettuale", afferma Susanna Camusso.

"Un uomo degno di stima, un punto di riferimento per il mondo del lavoro", afferma dalla Uil Carmelo Barbagallo mentre il segretario della 'sua' Fim Cisl Marco Bentivogli ne ricorda il saper essere innovatore e in controtendenza. "Grazie Pierre di averci insegnato a non temere il futuro", "una volta mi dicesti che uno dei libri più importanti di strategia politica è 'Alice nel paese delle meraviglie': "Basta vedere come risponde lo Stregatto quando Alice gli dice: 'Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!' Lo Stregatto risponde: 'Beh, tutto dipende da dove vuoi andare!'.

Carniti aveva compreso la deriva su cui stava scivolando l’Italia, tanto che nell’ottobre scorso aveva voluto inviare ai dirigenti sindacali delle confederazioni storiche una lunga lettera nella quale denunciava i rischi di un’involuzione politica e sociale. “La recente sortita di Di Maio - scriveva Carniti -, con la inconcepibile minaccia rivolta soprattutto al sindacalismo confederale, minaccia che comprende il proposito di riformarlo autoritariamente se mai lui dovesse arrivare a Palazzo Chigi, è sicuramente indicativa dei limiti del dirigente “pentastellato”.

Sia della sua cultura costituzionale, come della sua consapevolezza circa il ruolo essenziale dell’autonomia dei gruppi intermedi nell’assicurare l’indispensabile vitalità democratica, nelle società complesse e fortemente strutturate. L’improvvida uscita del giovane parlamentare, della nebulosa grillina, potrebbe indurre i più sprovveduti – continuava Pierre - a credere che la dialettica sociale possa essere neutralizzata “statalizzando” la società. Tuttavia, non c’è dubbio che la sconsiderata sortita di Di Maio può, al tempo stesso, essere interpretata come una spia anche del declino della popolarità del sindacato’’.

Di questo declino Carniti indicava anche i principali motivi sia per quanto riguardava per politiche rivendicative e sociali, ma soprattutto la colpevole mancanza di una strategia per l’unità sindacale.

Già l’unità sindacale: la grande aspirazione di quella generazione di sindacalisti che presero il posto di coloro che non riuscirono a difendere l’unificazione precaria concordata tra le principali forze politiche antifasciste con il Patto di Roma. Carniti e gli altri arrivarono ad un passo da realizzare un processo di unità che nasceva dal basso, attraverso la partecipazione democratica dei lavoratori. Ma furono sconfitti.