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Poste Italiane

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di NICO CATALANO

Alti profitti per gli azionisti e lavoro a buon mercato per i portalettere


Mentre Poste Italiane, ha avviato da oltre un paio di mesi, fra il silenzio dei media e dell’opinione pubblica, un progetto che negli intenti dei supermanager della società dovrebbe sfidare lo strapotere dell’ e-commerce  ma anche contrastare la concorrenza agguerrita dei big privati del settore, si susseguono le proteste dei lavoratori della stessa S.p.A. che nel nostro Paese, si occupa prevalentemente della gestione del servizio postale ma è anche operativa nei settori finanziari, assicurativi e della telefonia mobile.

Il progetto, è parte del piano programmatico quinquennale denominato Deliver 2022  ed è stato varato a fine febbraio 2018 dall’ad Matteo Del Fante con l’approvazione dell’allora governo Gentiloni e dei sindacati, una vera rivoluzione, secondo quanto ha dichiarato la dirigenza di Poste Italiane, messa in atto proprio per rispondere alle diverse esigenze emerse nei vari territori in questi ultimi anni, una svolta storica che cambierà il lavoro dei portalettere che così dovranno consegnare i pacchi, tutti i giorni, fino alle 20,00 di sera e anche di sabato e domenica, oltre a ritirare la corrispondenza dagli armadietti “fai da te” posti nei  supermercati e nei centri commerciali.

Peccato, che a prescindere da tutte queste belle intenzioni, come solitamente si usa dire in questi casi “ non tutto è oro quello che luccica” e puntuali giungono le giuste proteste dei lavoratori portalettere, i quali si vedono aumentare mansioni e orari senza un serio corrispettivo aumento remunerativo, peraltro facendo i conti con un organico sempre più sottodimensionato che li obbliga a lavorare coprendo turni lunghi e massacranti.

Tutto questo avviene, nello stesso tempo in cui il programma di reclutamento 2018-2022 di poste italiane, che prevede l’assunzione di circa 10.000 nuovi addetti,  include concorsi fino ad oggi rimasti sulla carta, peraltro per oltre il 50% di nuovi assunti riguardante l’inserimento di tecnici esperti nell’ ambito dei servizi finanziari e assicurativi,  personale che andrà a sostituire  i dipendenti del Gruppo che andranno in pensione, infatti sempre lo stesso programma Deliver 2022  prevede, entro i prossimi 5 anni,  il  pensionamento di quasi la metà dei lavoratori attualmente impiegati nell’azienda postale;

intanto che l’azienda poste Italiane sta crescendo in maniera esplosiva con dati che parlano di oltre 5 milioni di pacchi consegnati nel 2015, circa 15 milioni nel 2016, ben 35 milioni nel 2017  e con un trend in incremento di utili esponenziale, ancora una volta si prediligono gli interessi e i profitti degli azionisti di un impresa rispetto ai diritti dei lavoratori, in un Paese come il nostro, dove da tempo, purtroppo il tema del lavoro è stato estromesso dal dibattito politico con la complicità di partiti e sindacati.

Jason W Moore professore di storia moderna presso l’università di Binghamtom negli Stati Uniti, ci ricorda che il turbo capitale, quello aggressivo degli anni 2000, della globalizzazione senza etica e regole, per trasformare denaro in profitti ha bisogno tra le tante cose anche di vite e lavoro “cheap” a basso costo, cosi come sta avvenendo per i lavoratori portalettere di poste Italiane, auguriamoci che la politica italiana prenda coscienza di questo e ponga i giusti correttivi.

Fonte Foto : Affaritaliani.it