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Home Legalità La Legge contro il caporalato per la Lega deve essere cambiata

La Legge contro il caporalato per la Lega deve essere cambiata

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di NICO CATALANO

Sono circa quattrocentomila i braccianti, sia stranieri che italiani a rischio di sfruttamento nel nostro paese,

 

secondo quanto pubblicato la scorsa settimana nel quarto rapporto annuale su Agromafie e Caporalato dall’ Osservatorio Placido Rizzotto della Flai, la federazione dei lavoratori agricoli della Cgil; una cifra enorme, considerando che secondo le stime dell’ISTAT nel 2017 l’intero ammontare del numero dei braccianti agricoli tra gli occupati a tempo determinato e indeterminato in Italia è stato poco oltre un milione di lavoratori, di questi quasi trecentomila sono migranti e precisamente il 28% del totale.

Il numero dei lavoratori della terra vittime di ingiustizia e sfruttamento aumenta in modo esponenziale se ai quattrocentomila sopra menzionati si aggiunge quell’ enorme numero di operai agricoli stranieri ma anche tanti nostri connazionali assunti in nero o che percepiscono una retribuzione molto inferiore a quella prevista dai contratti collettivi nazionali, una cifra che da circa una decina di anni, secondo le stime attendibili dell’Ispettorato del Lavoro si aggirerebbe tra i duecentocinquantamila e i trecentomila lavoratori per ogni annata agricola.

Una gigantesca massa di invisibili, sfruttati e dissanguati per le faticose operazioni colturali nei campi, un lavoro sottopagato, spesso senza nessuna sicurezza e privo dei diritti fondamentali, sette giorni su sette senza pause e festivi costretti a raccogliere le fragole, i pomodori e le angurie, ma anche ciliegie e uva dalle cinque del mattino alle quattro del pomeriggio, tutto questo per una paga che in media si aggira tra i venti ed i trenta euro al giorno, all’incirca  il 50% in meno rispetto ai salari regolari, da uno a massimo tre euro all’ora per chi è più fortunato, ma anche 50 centesimi nelle vergognose situazioni di quasi schiavitù.

Un grosso giro di affari, quello del lavoro irregolare nel settore primario, i cui proventi nel 2017 sono stati calcolati a circa cinque miliardi di euro, cifre da capogiro che fanno gola ai gruppi della criminalità organizzata,  il fenomeno accompagnato da un elevato tasso di irregolarità, quasi pari al 40%  produce un'evasione contributiva di quasi due miliardi di euro e quindi minori introiti per le casse dello Stato, infatti sono circa quarantamila le imprese agricole che da nord a sud dello stivale si avvalgono dei caporali e della loro intermediazione.

Tutto questo nonostante la Legge Martina-Orlando approvata in Parlamento il 18 ottobre 2016 con 336 voti a favore, nessun contrario e 25 astenuti tra i parlamentari appartenenti a Forza Italia e alla Lega, che attraverso l’inasprimento degli strumenti penali, come la confisca dei beni, così come avviene per le organizzazioni mafiose, il carcere dai sei agli otto anni per caporali ma anche per i  datori di lavoro consapevoli di servirsi dei caporali ha rappresentato la risposta dello Stato e della legalità a questa diffusa prassi ignobile; una Legge la cui approvazione fu facilitata grazie alla spinta emotiva provocata da alcuni episodi, come lo sciopero contro lo sfruttamento che nell’agro Pontino portò in piazza quattromila lavoratori indiani la morte in Puglia di Paola Clemente, quarantanovenne bracciante agricola della provincia di Taranto.

Qualche settimana fa il Ministro per le Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio ha dichiarato di volere cambiare la legge contro il caporalato in quanto troppo restrittiva, una posizione questa, condivisa anche dal ministro dell’Interno Matteo Salvini;

senza entrare in alcuna diatriba elettorale, uno strumento normativo come la 199 del 2016 che secondo quanto pubblicato lo scorso febbraio  nel rapporto annuale “dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale” dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha permesso nel 2017 sia di individuare oltre cinquemila lavoratori irregolari, di cui tremila e cinquecento in nero, così come un’attività di polizia giudiziaria che ha consentito di individuare quattrocento lavoratori nel settore primario vittime di sfruttamento e nel contempo ha autorizzato la notifica di trecentosessanta provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriali agricole, circa trecento dei quali revocati in seguito per  regolarizzazione, è una Legge che più che cambiata o annullata andrebbe potenziata, incrementando  servizi come i trasporti per fare raggiungere ai braccianti  i luoghi di lavoro o nel realizzare un sistema di accoglienza e integrazione capillare tramite alloggi dignitosi nelle aree rurali, tutte cose che peraltro i parlamentari del M5S alleato di governo della Lega, hanno da sempre caldeggiato durante i loro interventi nella scorsa Legislatura, purtroppo è risaputo che tra ideologie e personalismi diffusi la politica italiana soffre da sempre della sindrome della Tela di Penelope e a farne le spese siamo noi cittadini.


Fonte della foto: TP24.it “il territorio in diretta”