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Uno sguardo al Decreto Dignità

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di MADDALENA COVIELLO

E per oggi? Andiamo a lavorare


Partiamo da un principio o assioma, cioè se l’azienda assume il lavoratore a sua volta, il lavoratore, corrisponde ai requisiti che l’azienda richiede. C’é da chiedersi perché da tempo s’intende legiferare per tutelare sempre di più le aziende in realtà e non il lavoratore, il cittadino, l’italiano, il corpo della nazione.  Sono ormai anni cui non si riconosce veramente il valore del lavoratore per la funzione stessa che assume come rete costitutiva della nazione, ossia ciò che è realmente la nazione senza togliere nulla al suo significato, al suo concetto, al suo valore e non solo.

Uno sguardo a oggi al Decreto Dignità sui punti del lavoro privato e pubblico sembra di aver visto “una spuntatina di capelli” al Jobs Act, ma con tanto di acclamazione.  Al contratto di lavoro subordinato la durata non potrà essere oltre i 12 mesi, mentre la durata totale sarà possibile dai 36 ai 24 mesi con un massimo di quattro proroghe. Il contratto lavorativo in alcuni casi potrà eccedere i 24 mesi nella situazione che si presenti una sola clausola delle seguenti: esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, in altre parole esigenze sostitutive di altri lavoratori; esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria. Niente causali sono state previste per i lavoratori stagionali contrariamente a quanto pensato in precedenza. Sono in eccezione i contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni.

Tutto è stato stabilito in cifre non in regole, come se il licenziamento sia un fatto economico e non di mancanza di rispetto delle regole. Si è appunto nella stessa situazione di prima, in sostanza, perché il precariato non è stato eliminato. L’azienda e le amministrazioni potranno sempre provare un nuovo “prodotto- lavoratore” come in un catalogo e il lavoratore, a seconda di chi può decidere su di lui, fare un passo avanti e  tre indietro come il gioco dell’oca. È possibile sfruttare sempre menti nuove, nuove forze lavoro e disfarsene quando se ne ha voglia.

E l’articolo 1 della costituzione? Un’opinione.

E la famiglia, avere dei figli, il lavoro? Un lusso o per pochi eletti.