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Home Legalità Micaela Quintavalle licenziata, una sconfitta per tutti

Micaela Quintavalle licenziata, una sconfitta per tutti

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Micaela Quintavalle è stata licenziata.

 

 

Con centinaia di licenziamenti al giorno, perché dare tanta importanza ad un singolo licenziamento? Abbiamo già trattato la vicenda di Micaela Quintavalle. Autista Atac, sindacalista, e futuro medico. Micaela è stata sospesa per 128 giorni, prima di essere licenziata. Non ha rubato, non ha fabbricato e venduto falsi biglietti Atac, non si è assentata dal lavoro senza motivo, non ha illecitamente sfruttato i permessi della legge 104, non ha causato incidenti parlando al cellulare, non ha fatto uso di droga o alcolici, non ha insultato i passeggeri. Allora perché è stata licenziata? Perché ha rilasciato interviste in cui dichiarava che gli autobus Atac prendono fuoco per la scarsa manutenzione. Praticamente ha svelato il segreto di Pulcinella. Invece per Atac è una grave violazione del codice etico. Per Atac, Micaela Quintavalle doveva lavare i panni sporchi in famiglia, limitarsi a compilare il solito modulo di segnalazione guasti e amen. Una risposta burocratica alla Ponzio Pilato ad una grave emergenza di sicurezza pubblica. Perché autobus con una scarsa manutenzione sono un pericolo per i viaggiatori. Micaela Quintavale, aveva tutto l'interesse a stare zitta. Poteva accettare incarichi in politica, poteva avere trattamenti di favore come sindacalista, poteva riscuotere crediti visto che aveva appoggiato la candidatura dell'attuale sindaco di Roma. Invece decide di perdere tutto, per stare in pace con la propria coscienza e per tutelare noi passeggeri. In molti non hanno capito il gesto di questa sindacalista che lavorava di notte e studiava di giorno. Di questa donna che non ha mai avuto timore di mostrare se stessa, anche nella fragilità. Oramai risulta inconcepibile che una persona possa seguire esclusivamente la propria coscienza, senza faziosità politica o interessi nascosti. La cosa triste è la mancata mobilitazione intorno alla Quintavalle. Le strade di Roma dovevano riempirsi di autisti e cittadini. Per chiedere sicurezza. Perché prima o poi qualcuno può morire bruciato vivo in un bus. Invece molti gioiscono per il suo licenziamento, altri, spesso facendo passare la viltà per saggezza, le rimproverano di non essere rimasta in silenzio. La politica è assente o complice. Viaggiamo su mezzi del trasporto pubblico poco sicuri, ci curiamo in ospedali con mille carenze, viaggiamo su strade penose, le nostre scuole sono fatiscenti, i ponti crollano e noi sappiamo solo fare post indignati o stare zitti a seconda della convenienza politica e personale. Non conosciamo più il significato della parola mobilitazione. Le lacrime di Micaela, sono il segno della nostra sconfitta. Forse il licenziamento è corretto dal punto di vista giuridico, ma è indubbio che ha perso il lavoro per la difesa di interessi collettivi, e la collettività ha lasciato sola la Quintavalle. La magistratura deciderà se il licenziamento è legittimo. Ora dobbiamo decidere noi cosa fare. Essere gregge belante o comunità consapevole e combattiva. Di certo, lasciare sola una persona che lotta per gli interessi di tutti, non è solo una nostra sconfitta. E' una incancellabile vergogna.

Credit foto www.ilquotidianodellazio.it