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Reddito di cittadinanza

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di SIMONE DEL ROSSO

Il Reddito di cittadinanza è il tema centrale del dibattito politico di questi giorni.

 

La misura bandiera del Movimento 5 Stelle consiste in un sussidio mensile riservato a chi non supera determinate soglie di reddito. Nella sostanza, rappresenta una versione più estesa del Rei per ammontare delle risorse finanziarie allocate dal Governo e per ammontare della platea potenziale di cittadini interessati dallo strumento, con l’aggiunta di corsi di formazione per i beneficiari, l’introduzione della figura dei navigator e la riforma dei centri per l’impiego.

Il Rdc sarà riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di una serie di requisiti: cittadinanza italiana, o di paesi della Ue, o con permesso di soggiorno di lungo periodo. Sarà vincolato all’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, riferito alla famiglia e la soglia massima ammissibile sarà di 9.360 euro.

Gli altri requisiti riguardano il patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, fino a 30mila euro, e il patrimonio finanziario non superiore a 6mila euro che può arrivare fino a 20mila euro per le famiglie con persone disabili.

Il beneficio economico sarà versato su di una apposita card erogata da Poste italiane che permetterà di effettuare prelievi in contanti entro un tetto mensile di 100 euro per singolo individuo. Guardando oltre i nostri confini, tutti i Paesi membri UE (tranne Italia e Grecia) hanno adottato da tempo forme di reddito minimo garantito per consentire ai loro cittadini più deboli di vivere una vita dignitosa. In Italia, nonostante la timida ripresa economica che ha caratterizzato gli ultimi anni, le persone che vivono in povertà assoluta hanno sfondato quota 5 milioni nel 2017.

Non a caso nel 2018 si è registrato un vero e proprio boom di domande per Rei.

Il Rdc non si pone solo l’obiettivo di fornire un supporto a chi si trova al di sotto della soglia di povertà, ma anche quello di accompagnare il beneficiario in percorsi di introduzione o reintroduzione nel mercato del lavoro nonché di riformare il mercato del lavoro, attraverso la creazione di un canale digitale che favorisca l’incontro tra domanda e offerta e attraverso la riorganizzazione dei centri per l’impiego, scarsamente efficienti nel nostro Paese.

In quest’ottica, è prevista l’assunzione di diecimila navigator, seimila da parte dell’ANPAL e quattromila da parte delle Regioni entro maggio o giugno. Il navigator sarà la nuova figura professionale che avrà il compito di accompagnare i beneficiari del reddito nel percorso di formazione e nella ricerca di occupazione. La selezione avverrà attraverso una prova a risposta multipla ed in seguito con un colloquio individuale, e non tramite concorso pubblico, in quanto si tratterà di assunzioni a tempo determinato. Il rischio di eventuali irregolarità o mancanza di trasparenza o di efficienza nel processo di assunzione dei navigator è molto alto, soprattutto se le scadenze imminenti richiedono una selezione molto rapida. Emblematico è il fatto che proprio il Governo che annuncia di battersi per combattere la precarietà, implementi una misura che prevede l’assunzione di diecimila “precari”. Il beneficiario del reddito, inoltre, dovrà dedicare otto ore al giorno in impieghi di utilità collettiva, seguire i corsi di formazione tenuti dai navigator e non potrà rifiutare tre proposte di lavoro congrue, ovvero in linea con il curriculum e all’interno di un certo raggio chilometrico dalla propria residenza, pena la perdita del beneficio.

Resta difficile stabilire con certezza quando un’offerta di lavoro si possa definire congrua e non possa essere rifiutata. Ma soprattutto, non è chiaro come attraverso il Rdc si riusciranno magicamente a creare nuovi posti di lavoro, senza un piano di investimenti per sostenere la crescita. Altra criticità della misura è l’imminente scadenza elettorale. Le elezioni europee sono vicine e per il Movimento 5 Stelle è fondamentale portare a casa il suo grande provvedimento bandiera, nonostante sia in gioco una manovra fin troppo complessa e articolata per poter essere implementata in pochi mesi. Chiedere agli elettori di aspettare mesi o addirittura anni prima che il Rdc fosse davvero effettivo, sarebbe stato un vero e proprio autogol sotto il profilo elettorale.

Per questo il capo politico del M5S, ha fatto di tutto per accelerare i tempi.

Come spesso accade nel nostro Paese, i cicli politico-elettorali tendono a riflettersi sulle politiche del governo con spinte espansive nelle fasi pre-elettoriali e brevi finestre temporali per interventi di riduzione della spesa nei periodi immediatamente successivi le elezioni. Non a caso, da alcune settimane si aggira lo spettro della manovra correttiva dopo le elezioni europee, più volte smentita categoricamente dal Ministro dell’Economia Giovanni e Tria e dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il rischio è quello di banalizzare e svuotare il Rdc del suo vero principio di fondo, trasformandolo in un mero spot elettorale. Il nostro Paese vive ancora le conseguenze di una drammatica crisi economica che ha inasprito le fratture interne alla nostra società.

Il Rdc potrebbe rappresentare uno strumento innovativo di redistribuzione della ricchezza, di sostegno alla povertà e di emancipazione sociale, se solo la sua implementazione fosse accompagnata da un grande piano di investimenti pubblici come volano di quelli privati, al fine di incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro da parte delle imprese. Al M5S va dato atto di aver riportato al centro del dibattito politico il nuovo keynesimo e misure economiche espansive attraverso le quali lo Stato può investire la propria spesa pubblica in misure per la crescita e lo sviluppo del Paese.

Ma in questo modo, il rischio è che i miliardi stanziati dal governo contribuiscano solo ad aumentare in piccola percentuale la spesa per consumi a seguito dell’immissione di reddito nell’economia reale, ma in maggior misura il debito pubblico, provocando un impatto negativo sulla crescita dell’occupazione e del PIL.

Se il Governo dovesse proseguire su questa strada, senza nemmeno varare una manovra correttiva, dovremo sperare che i conti tornino, altrimenti sarà necessario reperire altre risorse per finanziare la spesa e sostenere il debito, in una fase economica congiunturale recessiva, in cui la crescita del Paese Italia è prossima o addirittura inferiore allo zero percento.