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La lunga crisi de La Gazzetta del Mezzogiorno

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di FABRIZIO RESTA

La Gazzetta del Mezzogiorno dal 24 settembre è sottoposta a una gestione giudiziaria di 2 amministratori per effetto di una sentenza sequestro-confisca del 70% delle quote azionarie della Edisud spa che fanno capo all'imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, imputato in un procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa, cosicché la Gazzetta del Mezzogiorno rischia di chiudere.

 

Il suo destino è affidato nelle mani dei commissari fino al termine dei processi. Nel frattempo si è provveduto a chiudere alcune sedi (Brindisi Matera e Barletta) ma mantenendo l'organico. Ad esempio i giornalisti di Matera in questo momento o si sono trasferiti nella sede di Potenza o lavorano da casa. Questa scelta nasconde una verità più terribile della chiusura delle redazioni, ossia quello di puntare sui giornalisti precari per le cronache locali e dell'effetto che produrrebbe dalla chiusura delle redazioni in queste città. In Basilicata, ad esempio, la situazione è drammatica dopo la chiusura di Nuova Basilicata e con il Quotidiano del Sud che certo non scoppia di salute. È vero, resterebbe la redazione di Potenza ma per quanto? Tutto questo, per assurdo, proprio nell'anno in cui Matera è diventata Capitale europea della Cultura.

Le ipotesi più plausibili, oltre a quello di vendere ad un imprenditore o ad una cordata di imprenditori, è di fare del giornale una cooperativa di giornalisti oppure una Fondazione, anche se il percorso non è privo di ostacoli, anche giudiziari. Proposte sono già pervenute: La società Tosinvest di Giampaolo Angelucci, proprietaria di Libero e il Riformista, si è fatta avanti con un'offerta di acquisto e con un piano di rilancio tramite il quale si impegna a mantenere i livelli occupazionali e lo ha fatto incontrando i giornalisti per illustrare le proprie intenzioni e, successivamente, prendendo parte agli incontri con i poligrafici promossi dalla task force regionale.  Proprio recentemente il presidente della Tosinvest ha acquistato il 51% di Bari Editrice, che detiene il 30% di Edisud spa, ancora saldamente nelle mani di Ciancio San Filippo che detiene il 69% delle azioni. Quella di Angelucci non è neanche l’unica offerta fatta: sembra che ci siano altre tre proposte di acquisto di cui però non si sa né l'identità dei soggetti né i loro piani per il futuro della testata. Una di queste tre sembra che sia pervenuta da un socio di minoranza, che dalle indiscrezioni si vocifera che sia Mainetti ma non c'è nulla di ufficiale. Nessuno si scopre, nessuno sa niente. Sembra più una partita di scacchi il salvataggio della Gazzetta.

In questo momento il destino della testata è in mano ai giudici di Catania: solo se i giudici decidessero la vendita della testata si farà luce sulle identità degli offerenti e su chi effettivamente potrà acquistarla. Per il momento e proprio per senso di responsabilità, i giornalisti hanno sospeso lo sciopero perché "i commissari Bonomo e Modica - recita il comunicato dei giornalisti - hanno finalmente iniziato a fornire risposte scritte e per atti ufficiali ai quesiti della redazione!". La promessa è che presto sarà nominato un consiglio di amministrazione dal tribunale con un professionista, che pare sia barese ma anche sulla sua identità non trapela alcuna informazione.

Nessuno si illuda: anche i giornalisti sanno bene che per rilanciare il quotidiano occorrerà fare molti sacrifici. Non sarebbe la prima volta. Basterebbe pensare al lavoro di questi mesi nonostante il blocco degli stipendi. Sinora, infatti, è stata corrisposta ai lavoratori (e proprio in questi giorni) gli stipendi di dicembre e la tredicesima. Nel frattempo, infatti, i dipendenti hanno maturato crediti per altri tre stipendi e ancora non conoscono, fra le altre, le sorti delle quote di Tfr non versate. Non sono quindi i sacrifici a spaventare, a patto che il nuovo piano contenga proposte di sviluppo concrete, che sappia attrarre pubblicità sia sui social che sulla carta stampata e che al tempo stesso, sappia mantenere la presenza sul territorio. In poche parole, un piano che sappia valorizzare la competenza dei giornalisti anziché considerarli costi.

Salvare un giornale non è solo salvare i dipendenti ma anche e soprattutto salvare la libertà d'informazione, un servizio ai cittadini, a volte anche salvare un territorio; se poi assume le dimensioni di una testata come la Gazzetta del Mezzogiorno, che da più di 130 anni fa informazione al Sud, all'interno della quale hanno collaborato nomi come l'ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone ma soprattutto di Benedetto Croce e Tommaso Fiore,  acquista un'importanza maggiore, per i dipendenti si ma anche per i cittadini e per il Sud. La chiusura di un quotidiano è una sconfitta per la società perché un quotidiano dà lavoro a giornalisti ma la conseguente perdita del talento giornalistico è catastrofica ed è qualcosa che va molto oltre il dato economico. La Gazzetta appartiene un po' a tutti noi. Ricordo quando a scuola la professoressa ci fece fare una tesina sulla caduta del muro di Berlino; quante pagine di gazzetta ho rovistato in quei mesi. A casa di mio nonno c'era una copia della Gazzetta ogni giorno perché a lui " non interessa ciò che succede a Milano o a Roma, la mia città è Bari". In effetti, la Gazzetta era essenzialmente questa: a parte l'autorevolezza e la competenza dei servizi, il quotidiano raccontava le nostre storie, di un sud che spesso e volentieri veniva trascurato dai mass media nazionali. Credo che in un contesto così drammatico il governo e in particolare il Ministro del lavoro Di Maio debba intervenire per dare risposte chiare e certezze ad una realtà importante qual è la Gazzetta del Mezzogiorno sia per ciò che concerne i pagamenti salari arretrati che per ciò che concerne il futuro della Gazzetta del Mezzogiorno. «Con il Ministero del Lavoro stiamo ragionando perché ogni voce che si spegne, ogni giornale che si chiude non è mai una buona notizia». Così, a Matera, il Ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, ha risposto a una domanda di un giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno sulla vertenza che sta coinvolgendo il quotidiano. Qualche giorno fa una lettera indirizzata al presidente del Tribunale di Catania è stata inviata nei giorni scorsi dal ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, sulla vicenda giudiziaria che ha colpito la Gazzetta del Mezzogiorno. Per una volta siamo d’accordo con loro: non si potrebbe commettere crimine più grande di lasciare andare alla deriva la Gazzetta. Per i dipendenti, per i cittadini, per il Sud.

Fonte Foto: Radici Future Magazine