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Pernigotti: dulcis in fundo

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di FABRIZIO RESTA

La Pernigotti è salva: la proprietà turca dei fratelli Toksoz ha deciso di cedere solo la produzione di gelati mentre per ciò che concerne quella di torroni e

cioccolato si continuerà nella sede di Novi Ligure. Lieto fine per i 92 dipendenti che sono in cassa integrazione dal giorno in cui la società turca aveva acquisito la marca dalla precedente proprietaria, l’Averna e aveva deciso di spostare il magazzino di stoccaggio di Novi Ligure a Parma e chiudere la fabbrica per affidarla a fornitori esterni. Solo un mese fa la situazione sembrava disperata dopo il fallimento degli accordi, prima con Giordano Emendatori per la cessione dell’attività produttiva del gelato e successivamente (la scorsa settimana) quello con la ditta Spes, per ciò che riguardava la produzione di cioccolata e torrone. A salvare le sorti dei lavoratori è stato l’accordo tra la Toksoz e il Gruppo Optima, leader mondiali nella produzione di ingredienti per gelato, di proprietà degli inglesi Charterhouse Capital Partners. Mercoledì 2 ottobre verranno chiariti meglio i dettagli dell’operazione durante l’incontro che si svolgerà al Mise tra azienda, governo e sindacati. Alla riunione parteciperà anche la Spes, visibilmente sorpresa e delusa dall’annuncio della società turca, dopo la comunicazione del recesso dal preliminare stipulato a inizio agosto per il comparto cioccolato-torrone.

“È necessario accelerare per reindustrializzazione del Sito di Novi. Lo stato di avanzamento presentatoci oggi è ancora solo una tappa di un percorso ancora non terminato. C’è bisogno di portare a sintesi i progetti che ci sono stati presentati, su cioccolato/torrone e gelati per dare risposte alle lavoratrici e lavoratori, tutelando i livelli occupazionali e scrivere il futuro dello stabilimento”. Lo dichiara Sara Palazzoli, Segretaria nazionale Flai Cgil.

“La comunicazione dell’azienda di riprendere la produzione al fine di dare continuità a chi subentra è un segnale importante che dovrà essere definito nell’incontro della prossima settimana con le organizzazioni sindacali Territoriali e le RSU. C’è bisogno di ricostruire un clima di fiducia tra i lavoratori per scrivere il futuro del sito produttivo”. “Bene – conclude Palazzoli- l’impegno del Ministero a riconvocarci per settembre per capire lo stato di avanzamento con l’auspicio di avere la firma degli accordi preliminari, che dovranno dare il via per scrivere una nuova pagina del sito di Novi”.

La società turca, quindi, continuerà a occuparsi di distribuire e commercializzare i suoi storici gianduiotti, e tutte le altre specialità note del marchio, cercando di realizzare prodotti per altri soggetti. Certo che fa pensare la crisi della Pernigotti in un settore dove il made in Italy non ha ancora attualmente rivali; lo dimostra il grande successo della Ferrero e Novi. Ancora più incredibile è pensare che quando nacque la Ferrero, quasi un secolo dopo la rivale, la Pernigotti era una superpotenza del settore. Poi non si sa come, mentre quest’ultima cominciava la sua parabola discendente con la vendita della Sperlari per poi cedere completamente l’azienda agli Averna, la Ferrero diventava sempre più potente e oggi è un colosso multinazionale con stabilimenti in mezzo mondo che continua a fagocitare marchi e aziende, divenendo sempre più grande e potente sul mercato. Non è quindi un problema di settore in crisi. Personalmente il mio desiderio inconfessato è che il nuovo acquirente fosse proprio la Ferrero, che è sicuramente l’azienda più sana oggi del settore ma non solo: volete mettere la possibilità di far rientrare in Italia la proprietà di un’azienda dal rango così nobile e del cioccolato, quello buono, prodotto come solo noi italiani sappiamo fare?

Sogni ed elucubrazioni mentali a parte, in questa occasione è proprio il caso di dire “dulcis in fundo”. Certamente è presto per esultare; meglio farlo dopo l’incontro con il Mise e dopo che i Sindacati abbiano valutato meglio l’accordo e le garanzie che l’operazione è in grado di fornire. Il pericolo può nascondersi dietro ogni dettaglio: ad esempio, la società turca potrebbe aver pensato di gestire il settore dei torroni e cioccolato in occasione del più che redditizio periodo natalizio per poi riaprire la crisi. È famoso il detto: “A pensar male si fa peccato ma si sbaglia raramente”, però, in un contesto nazionale dove le vertenze sono aperte da anni e anni, permetteteci di gioire anche solo un pochino per le sorti di questi 92 lavoratori che per ora hanno ancora in mano, se non un futuro, almeno un presente e di questi tempi non è per niente poco. Poi del “doman non v’è certezza” è vero ma per oggi lasciateli sognare; per il brusco risveglio c’è sempre tempo.

Fonte foto: Tgcom24