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Disoccupazione e ricerca del lavoro

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di MADDALENA COVIELLO

Le politiche del lavoro che incentivano l’occupazione dei più giovani e favoriscono la stabilizzazione dei contratti precari non favoriscono una occupazione reale ancora oggi. Infatti, se da un lato incentivano le assunzioni, l’occupazione resta ancora un dato illusorio. Una fonte Istat riporta come si registrino segnali positivi in tutte le classi di età, ma ad eccezione della classe adulta generazionale in corso, quella fascia di età tra i 35-49 anni che garantirebbe l’aumento della natalità, perché nell’età più predisposta e ideale a metter su famiglia. Se proprio il fulcro generazionale è tagliato fuori dal mercato del lavoro, le ripercussioni non sono solo sul calo della natività, ma anche sul sistema pensionistico. Gli interventi legislativi spesso sono delle Robin Hood lex, giacché prima era favorita questa fascia di età, ora è favorita l’altra che era in difficoltà. Un sistema sereno e che rasserena tutti è ancora possibile? Perché non si effettuano delle politiche del lavoro che considerino indistintamente tutti e tutte le fasce di età nel sistema lavoro? Sembra sia una utopia da raggiungere o ci siano degli interessi reali che questa situazione permanga che non è dato sapere. In parlamento si legifera costantemente, al punto tale che tutto dovrebbe essere ultra sistemato, ma che invece lascia molto da fare, forse perché si fa e si disfa continuamente la stessa matassa. Ovviamente questo tipo di disoccupazione influenza una buona fetta di consumi necessari all’economia.

«Le persone in cerca di occupazione sono in forte calo (-3,4% pari a -87 mila unità nell’ultimo mese). La diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge tutte le classi di età. (dati Istat).

L’inserimento in ambito lavorativo è ostacolato dal virtuale. La scelta avviene di solito on-line e un curriculum digitale spesso ha più considerazione di un normale colloquio di lavoro. Non si può monitorare l’inserimento alla luce del sole, e i curriculum non sono ben verificabili e il più delle volte sono inserite aziende fittizie solo per decorare il proprio pagellino per chi è già motivato ad assumere. Non solo sono permessi siti che reclutano personale, ma non garantiscono trasparenza da parte di coloro i quali si prestano a raccogliere i propri dati. Non a caso spesso ci si può imbattere a lasciare personalmente il curriculum o ad aziende inesistenti o addirittura che sentono violate la propria privacy, perché sono presi impropriamente i loro dati.

Insomma chi cerca un lavoro, cerca un tesoro.