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Home Legalità Auchan/Conad: Persone oltre le cose?

Auchan/Conad: Persone oltre le cose?

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di FABRIZIO RESTA

 

Si è tenuto mercoledì 30 ottobre lo sciopero nazionale degli addetti alla rete vendita Auchan e Sma, da luglio di proprietà Conad.

 


Sono circa 18 mila i lavoratori interessati al passaggio di consegne e preoccupati per la tenuta occupazionale; timori non rassicurati dagli ultimi confronti sindacali, dato che Conad non ha preso alcun impegno sia nei confronti dei dipendenti diretti che tra quelli degli appalti dei servizi, della logistica e della vigilanza. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno così deciso di proclamare lo sciopero in occasione del tavolo previsto al Mise per la vertenza.

Si chiede che Conad faccia luce su alcuni punti: sulle reali capacità di risollevare le sorti della rete vendita e sul futuro degli ipermercati, sia per ciò che riguarda le sedi che per la logistica, in pericolo per l’evidente possibilità di sovrapposizione tra ex Auchan e la rete della preesistente Conad. I lavoratori chiedono la tutela del loro posto di lavoro. Il problema è concreto. Le due aziende hanno una struttura molto diversa tra loro: quella centrista della multinazionale francese e quella consorziale di quella italiana, all’interno del quale ci sono anche molti piccoli imprenditori. ogni punto vendita passa ad un nuovo imprenditore che non ha obblighi verso i dipendenti, soprattutto nel caso dei punti vendita più piccoli. Anche nell’ipotesi che vengano salvati tutti i posti di lavoro (tutta da verificare, dato che la società acquirente ha presentato un piano che riguarda solo 5000 dipendenti dei 18 mila della vertenza) gli ex dipendenti Auchan potranno godere della stessa tutela sulle condizioni di lavoro? Non per essere pessimisti ma le dichiarazioni di Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, non sono state le più rassicuranti. L’ a.d. ha infatti dichiarato che il passaggio di consegne è più complesso del previsto per colpa dei Sindacati e che cercheranno di salvare i posti di lavoro e i vari punti vendita ma non a costo di compromettere l’equilibrio della loro società. Ad un primo acchito non sembrano rivelare una ferma volontà di tutelare i 18 mila lavoratori interessati. Sembra più un mettere le mani avanti trovando già il colpevole. Dello stesso parere sono i Sindacati:  “Abbiamo il timore fondato che potrebbero esserci migliaia di esuberi” afferma Alessio Di Labio, segretario nazionale della Filcams Cgil, “le scomposte dichiarazioni di Pugliese, che parlano di virus e di morte, sembrano fatte per mettere le mani avanti a fronte della pressione dello sciopero” e poi, continua, “la rete Auchan e Sma è fatta di migliaia di lavoratrici e lavoratori vivi e vegeti, con dietro altrettante famiglie, che non possono essere liquidati con metafore che riteniamo offensive”.

La situazione riguarda il governo ma non solo. La verità è che da troppi anni si cerca di risolvere la crisi commerciale con compravendite prive di una visione e che in comune hanno solo la tendenza a far pagare la crisi ai lavoratori, a colpi di esuberi e cassa integrazione. Ogni volta assistiamo a lavoratori appesi ad un filo sottile e ad aziende senza un piano industriale di rilancio. Il governo, ma anche quelli precedenti nulla hanno fatto per cercare di intervenire sulla crisi, anzi, le dissennate politiche confindustriali del partito democratico e quelle a colpi di sussidi del M5s, ha prodotto nel nostro paese una condizione di inedita subalternità del lavoro all’impresa. Il governo deve stare attento a non creare un precedente pericoloso: ossia permettere ad un’azienda acquirente di prendere solo la parte che le conviene dell’azienda in crisi. Non è solo una questione sindacale di tutela dei diritti, è una vera e propria manovra politica. Se si prendesse la strada sbagliata si creerebbe disoccupazione oppure rimarcherebbe la tendenza di questi ultimi anni: il lavoratore povero, ossia colui che pur lavorando non riesce a mantenere la famiglia. Negli ultimi dieci anni la crescita dei lavoratori poveri è stata davvero enorme: dal 9,3 al 12,2%, vale a dire con un incremento del 30%. Sembra assurdo ma la verità è che per ciò che concerne il commerciale gli unici provvedimenti presi negli ultimi anni riguardavano la liberalizzazione delle aperture domenicali e festive.  Il problema non è nato ora né Auchan è un caso isolato; per questo motivo questa vertenza è così importante. Oggi tocca a loro ma siate certi che un domani ci saranno altri casi.

L’ardua sentenza toccherà pronunciarla a chi parteciperà all’incontro con il Mise, all’interno del quale le OO.SS. ribadiranno le loro richieste, pronti alla mobilitazione anche per i prossimi giorni se non verranno soddisfatte. Uno degli slogan di Conad ricorda che le persone vengono prima delle cose…e meno male!

Fonte foto: ilcittadinomb.it