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Home Legalità CONAD. Sempre più cose che persone

CONAD. Sempre più cose che persone

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di FABRIZIO RESTA

Sono circa 817 i lavoratori oggetto dei prossimi licenziamenti Conad, in seguito all’acquisizione dell’ex Auchan.

 

Agli 817 dipendenti vanno anche aggiunti i lavoratori della logistica e dei servizi, sia diretti che in appalto, che potrebbero essere almeno altri 500 tra Nord e Sud Italia. Pessime notizie anche per gli amanti della parità di genere: In Veneto la scelta è stata di lasciare a casa quasi esclusivamente le donne (circa il 90% dei licenziati).

Il piano industriale di Margherita Distribuzione ha deciso che per rilanciare l’azienda è necessario cominciare dal taglio del costo del personale entro i primi mesi del 2020, per poi inserire i “superstiti” nel modello commerciale Conad. Eppure l’acquisizione di Auchan è avvenuto senza dover affrontare debiti pregressi. La differenza tra le due aziende è tutta strutturale e relazionale: Auchan era una multinazionale con un perimetro definito, usi e consuetudini chiare, controparti visibili ad occhio nudo e regole univoche per tutti. Conad è molto diverso: ogni negozio ha un imprenditore autonomo che fa parte di Conad solo perché ha accettato statuto e regolamento ed è associato al Consorzio, ha una struttura centrale dedicata alla gestione del personale con compiti più di coordinamento e di indirizzo ma all’atto pratico ogni negozio ha le sue regole. La differenza è che la struttura Conad, la sua flessibilità organizzativa, la sua capacità di presidiare il territorio l’hanno trasformato in un modello vincente. L’altro in un modello sconfitto. La formula degli ipermercati non funziona in Italia, diciamocelo, almeno dal punto di vista dei ricavi, dato che (purtroppo) sono quelli che decidono la vita delle persone oggi. L’ha detto seccamente l’a.d. Francesco Pugliese: “non siamo un fondo di investimento, ma un'impresa italiana” e infatti l’acquisizione di Auchan Italia ha consentito a Conad di strappare il primato dei grandi supermercati alla Coop. Niente da dire, in termini di investimenti, Conad sa quel che fa. Peccato che a farne le spese saranno migliaia di lavoratori.

Per portare a termine il suo piano industriale, Conad ha già pronti provvedimenti di riqualificazione, mobilità, pensionamenti e prepensionamenti. Addirittura è previsto un intero stipendio di un anno per chi tra quei 817 lavoratori a rischio si licenzierà. Sembra davvero di essere in un centro commerciale, con offertissima da non perdere.  Dopo toccherà al personale dei punti vendita, dove stavolta i posti a rischio saranno migliaia. Siamo di fronte alla nuova frontiera del licenziamento: “Non ci sarà nessun licenziamento, ma solo uscite volontarie” e ancora “gli esuberi non significano licenziamenti ma soluzioni alternative”. Senza l’azione coordinata di Governo e Regioni interessate che svolgano una funzione di monitoraggio e di garanti, non sarà semplice garantire la riallocazione a tutti.

Si fa un bel dire parlando di riallocazione e di politiche del lavoro ma la realtà è ben diversa: ricollocare un lavoratore diventa sempre più difficile quanto più lungo è il suo status di disoccupazione. Il fatto che una singola azienda, seppur in forma cooperativa di grandi dimensioni come la Conad, possa riuscire a riallocare numeri di personale licenziato importanti, in tempi ragionevolmente brevi, da molto di slogan pubblicitario più che reale capacità di farlo. Forse affidarsi ad una pluralità di operatori garantirebbe una maggiore efficienza, come ad esempio l’esperienza lombarda della Rete di Partenariato, che mette insieme una pluralità di operatori (con una divisione dei carichi più praticabili e quindi efficienti) e soggetti con diverse specializzazioni, comprese le Pubbliche Amministrazioni del territorio interessato.

Tra i negozi in sospeso nel territorio pugliese ricordiamo l'Auchan di Modugno che ancora non sa quale sarà il suo destino, ovvero se Conad vorrà puntarci o se preferirà cederlo al miglior offerente. Nel frattempo la Cgil ha denunciato che “i lavoratori sono quotidianamente assoggettati a continui ricatti, lettere di contestazione, variazioni di turni, tutte azioni nei confronti di chi è principalmente iscritto al sindacato per mano delle figure di regia”.

Fonte foto: La Sicilia