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Una musica può fare

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di FLAVIO DIOGRANDE

Parafrasando la celebre affermazione di Pete Townshend, leader e chitarrista dello storico gruppo The Who, si potrebbe giungere alla conclusione che la musica non eliminerà i problemi, ma ci permetterà di ballarci sopra e quand’anche così non fosse, meriterebbe comunque particolare considerazione non solo in ossequio al suo alto valore socioculturale, ma anche in virtù dell’impatto economico e occupazionale generato dal mondo musicale.

Per reclamare più attenzione da parte del Governo, numerosi artisti e cantanti italiani – dai big come Fiorello, Vasco Rossi, Jovanotti, Laura Pausini, Loredana Bertè e Fiorella Mannoia, alle giovani e già affermate voci come Ermal Meta, Emma, Alessandra Amoroso, Enrico Nigiotti – hanno aderito alla campagna social di sostegno ai settori della musica e dello spettacolo che, secondo gli stessi protagonisti della scena musicale nazionale, sarebbero stati ignorati in termini di aiuti concreti dal piano di ripartenza messo in atto dal Governo per fronteggiare la crisi legata al Covid-19.

Sui loro profili social, i cantanti hanno postato un selfie mentre impugnano un cartello che recita “#iolavoroconlamusica”, divenuto lo slogan di questa forma di protesta messa in campo dalla Musica che Gira, il coordinamento nato durante l’emergenza sanitaria e composto da lavoratori, artisti, produttori, tecnici, imprenditori e professionisti della musica e dello spettacolo, che hanno deciso di fare rete per chiedere al Governo l’adozione degli emendamenti presentati al DL rilancio che riguardano la musica e un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che toccano il loro settore: «Siamo consapevoli – si legge sulla pagina del coordinamento – che senza un’azione immediata, le conseguenze negative di questa crisi produrranno un’onda lunga che ricadrà sull’economia futura del settore, sul PIL e sulla capacità del Paese di produrre valore anche in termini socio-culturali. Le richieste che rivolgiamo con forza al Governo sono chiare: per agire immediatamente in modo coordinato e fare tutto il possibile per mitigare le conseguenze negative della crisi, è prioritario innescare una cooperazione tra addetti ai lavori e tecnici del nostro settore, istituzioni e task force».

L’iniziativa è stata lanciata con l’intento di salvaguardare un ambito produttivo che rappresenta il 16% del PIL e si è visto restituire indietro poco più dell’1% delle risorse stanziate, nonostante «dia lavoro a decine migliaia di persone che oggi, causa Covid-19, rischiano di restare senza lavoro».

Nello specifico, il documento prodotto dal coordinamento della Musica che Gira e sottoscritto da migliaia di persone appartenenti per lavoro o passione al settore musicale, prevede alcune misure ritenute fondamentali per rilanciare l’industria musicale, che garantirebbero dignità e protezione a tutti coloro i quali ne fanno parte.

«In queste ore – osserva Piero Pelù – c'è una grande possibilità per l'Italia: dimostrare di essere un Paese civile ed evoluto perché rispetta le categorie più fragili della sua società», mentre Ermal Meta scrive in un post che «questo è un lavoro e non solo per chi lo svolge con un microfono in mano, ma per tutti quelli che intorno a un palco svolgono attività fondamentali che non si vedono. Sono migliaia di lavoratori senza i quali i concerti non sarebbero possibili. Chiediamo al governo – prosegue il cantante italoalbanese – di riconoscere queste posizioni professionali a dare lo stesso sostegno che è stato riconosciuto ad altri settori nell'era post Covid. La cultura è memoria storica e la musica ne è una parte fondamentale».

Tra le istanze presentate nel documento redatto, vi sono la garanzia l’accesso agli ammortizzatori sociali a tutti i professionisti della musica e la richiesta di ottenere un maggior supporto alle attività imprenditoriali del settore “musica dal vivo” (club e organizzazioni di eventi). Inoltre, il movimento che si batte per il riconoscimento dei diritti del mondo della Musica chiede al Governo di stimolare una riforma definitiva del settore e una ripresa con nuove logiche della produzione e del consumo culturale, ad esempio attraverso la creazione di codici ATECO specifici per attività con finalità culturali. Vi sono infine proposte relative a finanziamenti e investimenti Green su innovazione e tecnologia e la richiesta di garantire supporto e assistenza tecnica per la stesura di Piani di Azioni Ambientali.

Il 21 giugno è alle porte e come ogni anno si celebrerà la giornata della musica, manifestazione popolare per festeggiare il solstizio d’estate: l’augurio degli artisti è quello di poter onorare al meglio questa festa, anche se Ornella Vanoni, che ha aderito alla campagna di sensibilizzazione "21 Giugno Festa #senzamusica”, si lascia andare ad un commento amaro sui social: «Le istituzioni trattano la musica come se fosse un accessorio, mentre è fondamentale, come respirare». Vasco Rossi invece affida ad una citazione di Friedrich Nietzsche la sintesi del suo pensiero, condiviso da milioni di italiani: «Senza musica la vita sarebbe un errore».

Per tracciare il futuro, si potrebbe provare a ripartire anche da queste grandi verità.

spazionotizia.it