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Treofan: storia di un saccheggio

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di FABRIZIO RESTA

A Terni, presso i siti Treofan c’è aria di tempesta.

A seminare vento ci ha pensato la proprietà, la Jindal, che nei primi giorni di luglio ha cominciato a discutere di discutere lo spostamento di numerosi macchinari tra India, Olanda e Brindisi. La Treofan è una storica azienda del polo chimico che produce film in polipropilene (la plastica con cui si incartano cibi, ma anche tabacchi e altri prodotti) che nel 2019 è stata acquisita dalla Jindal che l’ha rilevata dai precedenti proprietari M&C di De Benedetti. Dopo aver chiuso lo stabilimento campano di Battipaglia, la Jindal si era impegnata a spostare i macchinari a Terni; successivamente, in occasione della teleconferenza della proprietà con il Mise, la Jindal ha cominciato a esporre il suo progetto di spostare una parte dei macchinari di Battipaglia anche su Brindisi e non solo su Terni, progetto bocciato sia dai sindacati che dal Mise. La teleconferenza si è conclusa con l’impegno aziendale di presentare un piano industriale e di tenere incontri tecnici sul futuro della Trefan terni. A giugno, in seguito alle promesse non mantenute, è avvenuta la rottura con i sindacati che hanno proclamato lo sciopero e il presidio dei cancelli da parte di sindacati e lavoratori che va avanti da più di due settimane. Terni non solo si trova ad affrontare l’esigenza di rinnovare i macchinari ma anche il problema del dirottamento degli ordini dal territorio umbro ad altri stabilimenti nazionali ed internazionali. Appare evidente il disinteressamento della società per lo stabilimento umbro e la sua volontà di potenziare altri siti. Eppure la Treofan di terni non ha un bilancio in negativo e produce a pieno regime. Ora sembra sempre più vicino lo spettro della chiusura.

 

I sindacati chiedono a gran voce un incontro con il Ministero, nonché il supporto di ogni livello istituzionale, da quello comunale a quello regionale. La Treofan di Terni pretende maggiore attenzione da parte delle istituzioni, anche perchè ha sempre lavorato durante il lockdown perché la sua produzione è stata considerata strategica. Nel giro di pochi mesi questa importanza, non si sa come, è venuta meno. Il futuro di 150 famiglie ma anche della stessa città di Terni, avendo l’azienda un peso economico non indifferente, è ora nelle mani del Mise che ha convocato le parti per un incontro il 15 luglio. Lavoratori, sindacalisti ed i consiglieri del Movimento 5 Stelle tra cui Federico Pasculli, sono rimasti in questi giorni schierati nel piazzale per impedire che dal sito escano i camion con i prodotti finiti. Di fronte alle richieste della proprietà di sbloccare le merci e la minaccia di far partire le denunce, la convocazione al Mise permette per ora che la situazione non degeneri ulteriormente. Se come si teme, la Jindal non darà alcuna risposta concreta, comincerà il lungo calvario, si caro a molte altre realtà in crisi, per cercare un acquirente. Ormai la figura dell’imprenditore è cambiata. Non si cerca più di investire per migliorare uno stabilimento ma ci si concentra a depredarlo delle parti migliori per poi abbandonarlo al proprio destino; proprio come ha fatto l’azienda indiana che in questi mesi ha continuato a sottrarre conoscenze, professionalità, con l’obiettivo da noi individuato di appropriarsi definitivamente del know-how e dell’importante pacchetto clienti. Tanto lo Stato non ha la possibilità o la forza di imporsi. È questo che fa restare basiti: come un’azienda possa decidere con tanta facilità di abbandonare una realtà (tra l’altro non in crisi perché la chimica di Terni è sempre stata di ottima qualità) da un momento all’altro e andarsene senza dare risposte per il futuro di chi abbandona. Ancor di più che lo possa fare senza incorrere in nessuna conseguenza.

Fonte foto: Ternitoday