Il SudEst

Saturday
Oct 24th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Legalità Rientro a scuola: un ulteriore passo verso la normalità

Rientro a scuola: un ulteriore passo verso la normalità

Email Stampa PDF

di ASIA PISANELLO

Dopo un anno davvero difficile, la nostra vita sta lentamente tornando alla normalità.

 

 

Un segnale chiaro è sicuramente l’apertura delle scuole. Chiuse da ormai sette mesi, a partire da marzo 2020 sono divenute, alla buonora, protagoniste del dibattito politico.

Dopo un’estate di lunghe discussioni circa la riapertura degli istituti scolastici e le modalità con cui gli stessi avrebbero dovuto riaprire, alla fine, il 24 settembre, si è dato il via al nuovo anno scolastico 2020/2021 per tutte le scuole d’Italia.

Se in generale, ogni anno, il sistema scolastico ha riscontrato all’apertura numerosi e vari problemi, quest’anno ne affronta sicuramente di più: il calo del personale scolastico, la triplicata richiesta di prodotti di pulizia e disinfettanti, le pressioni psicologiche dell’intera comunità scolastica e il poco adeguato servizio di trasporto.

Il personale a disposizione dovrebbe essere maggiore rispetto agli altri anni, visto che vi devono essere collaboratori ATA a controllare ingressi e uscite dai bagni e dalle classi per tutto l’orario scolastico e un numero di professori che garantisca l’insegnamento anche a quelle classi nate per scorporamento. Nonostante questo, però, in tantissimi hanno rinunciato quest’anno a rientrare nel mondo della scuola: chi per problemi di salute, chi per quelli familiari e chi ancora per la semplice paura di poter contrarre il virus e mettere a repentaglio la propria vita e quella di chi gli sta intorno. Inoltre maestri e professori devono fare ogni giorno i conti con la garanzia di sicurezza nei confronti dei loro studenti, infatti, se uno di loro dovesse ammalarsi in classe la responsabilità ricadrebbe sull’insegnante. Immaginate di quale peso si caricano ogni mattina i nostri maestri!

Un ulteriore problema che emerge già nella prima settimana scolastica è il soddisfacimento di tutte le richieste di prodotti per la pulizia come carta igienica e dispenser di disinfettante, che nel giro di mezza giornata vengono già consumati. I dirigenti richiedono ancora delucidazioni circa le poco chiare modalità attraverso le quali la scuola si doterà di tali attrezzature: a spese proprie o saranno fornite dallo Stato?

La cosa certa è che ci sono delle linee guida generali ma in fondo poi ogni istituto si organizza da sé. Sicuramente ogni ragazzo o bambino che in questi giorni ha varcato la soglia della sua scuola, si sarà reso conto di quanto sia realmente cambiato il suo piccolo mondo. Questo cambiamento diventa palese agli occhi dei bambini appena entrano a scuola dove devono riappropriarsi e abituarsi a spazi nuovi. Infatti sin dall’ingresso ci si accorge della nuova organizzazione degli spazi: quegli esterni sono divisi in “Isole” o “Bolle”, dove gli studenti delle varie classi si ritrovano con l’insegnante della prima ora. Prima di entrare nell’edificio bisogna cambiare la mascherina con cui si è arrivati e indossare quella fornita dalla scuola, che sarà ovviamente ogni giorno una diversa, poi si igienizzano le mani e si è pronti per seguire le lezioni.

All’interno dell’edificio sono state create varie aree dove sono collocate un certo numero di classi e i servizi igienici che dovrebbero essere controllati dai bidelli addetti a mantenere l’ordine. I servizi possono essere utilizzati durante le ore di lezione, per consentire a tutti di soddisfare i propri bisogni ed evitare assembramenti durante i cinque minuti di pausa concessi tra una materia e l’altra.

In classe è garantito il distanziamento e le classi numerose degli anni precedenti sono state scorporate, dando vita ad altre che, sfortunatamente, rimangono spesso prive di insegnanti per le ragioni precedentemente espresse.

Numerosi problemi sono stati riscontrati, purtroppo, anche nel settore trasporti. La mancanza di più corse giornaliere, problema atavico soprattutto nel sud e con le Ferrovie del Sud-est, non consente a tutti gli alunni di potersi recare a scuola. E quando lo consente, lo fa non rispettando alcuna delle nuove norme anti-covid. La scuola ha aperto da pochi giorni eppure sono state già tante le lamentele dei genitori che hanno visto le immagini scattate dai figli sui pullman, dove i ragazzi sono in piedi e stretti l’uno accanto all’altro come sardine senza rispettare, ovviamente, alcun distanziamento.

Nonostante tutte le disposizioni, il virus continua ancora a circolare. Sono quattrocento, in Italia, gli istituti che hanno già avuto casi di Covid e per questo hanno dovuto chiudere o isolare alcune classi. Di certo se non vi sarà una stretta collaborazione tra i vari enti e tra enti e famiglie, e se qualcuno continuerà ancora a prestare poca attenzione alle regole, la scuola richiuderà in breve tempo.

Tuttavia non sono solo questi i problemi di cui dovremmo occuparci. Appare del tutto sottovalutato il fattore psicologico: l’ansia e il panico crescenti tra adulti e alunni non facilita la qualità dell’insegnamento-apprendimento. Probabilmente, come ha affermato il viceministro Ascani in un incontro con la candidata regionale pugliese Stendardo e il suo gruppo, se quest’estate il dibattito sulla scuola si fosse concentrato meno sui banchi con le rotelle e più sulle difficoltà psicologiche da rientro e sulle responsabilità di ognuno, oggi saremmo riusciti a gestire meglio tutte le problematiche che stanno venendo fuori.

Sono davvero in tanti gli insegnanti, gli studenti e il personale tutto ad essere rimasti segnati dalla pandemia. Lo sa bene la psicologa e psicoterapeuta specializzata in MDR, Ivana Simonelli che ha vissuto in prima linea il dramma della popolazione studentesca di Bergamo. Tra di loro c’è chi ha perso un familiare, un conoscente, chi ha a casa un parente anziano o fragile e vive con il terrore costante di portarsi dietro il virus, chi ha semplicemente paura di contrarlo e per questo vive male il contatto con l’altro.

Dovremmo pensare anche al senso di stranezza che i bimbi più piccoli proveranno nel vedere la loro insegnante munita di visiera per coprirsi il viso, dovremmo pensare a quanto sembrerà strano il fatto che la maestra non possa accompagnare la loro mano mentre iniziano a scrivere le prime letterine e non poter vedere la sua faccia buffa mentre legge una storia divertente.

Ci siamo preoccupati tanto, come è legittimo che sia, della gestione tecnica e dell’organizzazione dei plessi scolastici ma nessuno ha approfondito la parte più sommersa, quella psicologica e sociale, la dimensione più umana. Nessuno si è chiesto cosa è cambiato nelle persone che formano la comunità scolastica e cosa ancora potrebbe cambiare, e cosa il governo potrebbe fare per non alimentare ulteriore ansia e panico in grandi e piccini. La strisciante sensazione di diffidenza nei confronti dell’altro e il distacco imposto potrebbero avere a lungo termine, in particolare nelle nuove generazioni, effetti disastrosi per la comunità intera.

La pandemia ha sicuramente modificato lo stile di vita di ogni cittadino della terra, ha generato nuove paure soprattutto sociali; se già prima il contatto con l’altro era costellato da numerosi ostacoli, oggi questi ostacoli sono diventati ancora più alti. Le istituzioni, in special modo, hanno il dovere di garantire la maggiore sicurezza possibile a tutta la popolazione, cercando di rassicurare e di riportare alti i livelli di fiducia nell’altro, sempre nel rispetto delle nuove regole.

Si rischierebbe solo un’ennesima scivolata, se la risposta alla sfida che il futuro lancia alla scuola si riducesse alla conta dei banchi a rotelle acquistati.