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Quota cento

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di FABRIZIO RESTA

Se dovessimo spiegare la politica italiana ad un bambino, probabilmente dovremmo farlo prendendo in prestito un ottimo articolo di Giuseppe Bresciani: “Adesso, chi governa ha le sue gatte da pelare. Ha deluso gli elettori e non sa più che pesci pigliare per riconquistarli.

Quelli che non governano, invece, si agitano come scimmie in calore perché pensano di poter prendere il potere. Non hanno la forza né il carisma del leone ma credono di poterlo abbattere perché si è imbolsito. A pagarne le spese è la gente, che è stufa di promesse non mantenute e di assistere a uno spettacolo indecente». «Cosa vuole la gente?» chiede il bambino. «Vuole essere governata con saggezza.»

La politica italiana degli ultimi anni non si è certo basata sulla saggezza, sulla cpacità di risolvere i problemi della gente ma si è limitata a cercare di tamponare i problemi con soluzioni temporanee, anzichè avere una visione nel lungo termine. Per anni un po tutte le forze politiche si sono scagliate contro la legge Fornero ma senza proporre nulla di alternativo.Quota 100 è stata forse il non plus ultra dell'incompetenza politica di una classe politica e della sua incapacità di esprimere riforme. La  Quota 100, vessillo della lega al governo, la legge Fornero non l'ha cambiata, non ha risolto i problemi del sistema e ha permesso ad una platea ridotta di lavoratori di andare in pensione ; è solo una manovra temporanea che tra l'altro non a dato i frutti sperati:fino a dicembre 2021 (periodo di efficacia della loro idea), si prevede che andranno in pensione con Quota 100, 376.898 lavoratori privati e pubblici, contro una previsione di 944 mila lavoratori. Non sono dati presi dalla solita campagna elettorale di partito ma dati espressi dalla Corte dei Conti. Parlando in soldoni, ben 7 miliardi non saranno utilizzati. In definitiva un flop clmoroso della legge voluta da Salvini a cui tocca fare la parte della “scimmia in calore” denunciando una presunta volontà da parte del governo giallorosso di voler tornare alla legge Fornero. Peccato che è stato proprio lui  a stabilire la triennalità della quota 100. Nè la sua proposta di estendere la quota 41 ( strumento che con esclusivamente 41 anni di contributi maturati consentirebbe l’accesso alla pensione, a prescindere dall'età)  a tutti ci sembra una soluzione appropriata, anche perchè escluderebbe i precari, che in Italia non sono mica pochi. Certo, anche il “leone” è un po cludicante, specie dopo la dichirazione che i soldi di quota 100 verranno destinati all'inserimento nel mondo del lavoro tramite reddito cittadinanza.

Ora che tutti si sono accorti che Quota 100 non ha funzionato, bisogna ripartire da zero e riaprire i negoziati per trovare una soluzione definitiva.  Il 14 ottobre si sono riuniti il ministro del lavoro Nunzia Catalfo e i sindacati. Questi ultimi si batteranno per l'introduzione di nuovi strumenti di flessibilità in uscita, cercando di garantire al tempo stesso nuove assunzioni, potenziando misure già esistenti come l’APE Sociale e l’Opzione Donna. Il problema prioritario ora è evitare lo scalone del 1 gennaio 2022, tra coloro che che sono nati entro il 31 dicembre 1959, che potranno andare in pensione con quota 100 a 62 anni di età e chi è nato dal primo gennaio 1960 in poi , che con il ritorno della Fornero devono aspettare i 67 anni. L' idea dei sindacati è di superare definitivamente la legge Fornero, prevedendo la possibilità di uscire dal mondo del lavoro quando si vuole ma non prima dei 62 anni con penalizzazioni. Per applicare questi strumenti si utilizzerebbe la Naspi, (per un massimo di 2 anni a seconda del diritto del lavoratore), l’indennità covid (a carico del datore di lavoro) per il periodo restante, pari all’importo del trattamento pensionistico maturato alla cessazione del rapporto di lavoro, certificato da Inps. Il datore di lavoro coprirebbe il costo fornendo fideiussione all’Inps.

Sapremo presto come si risolveranno i negoziati ma appare chiaro a tutti che è necessario superare la legge Fornero una volta per tutte ed evitare soluzioni emergenziali. Questo anche in vista di garantire un futuro ai giovani che a causa del lavorio precario da una parte e dalla sempre più avanzata età di inserimento nel mondo del lavoro, si ritroveranno con un pugno di mosche in mano quando ne usciranno.

Fonte foto: L'Eco di Bergamo