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L’economia americana ai tempi di Trump

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di FABRIZIO RESTA

Tempo di elezioni negli Usa; elezioni particolarmente delicate dato che gli stati americani sono letteralmente decimati dal Covid.

8 milioni di contagiati e più di 200.000 vittime. Da quando è scoppiata la pandemia molte cose sono cambiate: si sono chiusi gli esercizi commerciali, le persone (alcune) hanno cominciato a lavorare da casa e purtroppo, sentire in tv che in un giorno sono morte tante persone, quasi non fa più effetto. Qualcosa tuttavia non è cambiata: i soldi sono sempre più concentrati nelle mani di pochi. Secondo un'indagine del Corriere della Sera “Solo negli Usa, dal 18 marzo al 15 settembre la ricchezza di 643 persone è cresciuta complessivamente di 845 miliardi di dollari”. Al tempo stesso, sempre negli Usa hanno perso il posto circa 50 milioni di persone.

Si dice “piove sempre sul bagnato” ed in effetti chi ha tanti soldi può anche permettersi di pagare i più esperti che spostando, ad esempio, la residenza fiscale, fa risparmiare miliardi in tasse. Microsoft, con i suoi 14 miliardi di tasse risparmiate, è solo la punta dell'iceberg. Chi resta però non sta poi così tanto male. Rispetto a quarant'anni fa, negli Usa, i miliardari pagano circa il 79% in meno. Cifre da capogiro.  Lo stesso Trump, grazie ad una serie di artifici fiscali, praticamente non ha pagato un euro di tasse. Il loro unico vincolo è l'obbligo di versare il 5% del proprio patrimonio annuo ad una fondazione a loro scelta. Un obbligo che i ricchi yankee hanno saputo trasformare in investimento. Ad esempio Bill Gates è diventato de facto il ceo dell'Oms, grazie al miliardo di dollari che versa ogni anno. In una parola, negli Usa comanda il capitale, lo ha sempre fatto ma mai come quanto ha fatto durante il mandato Trump. Certo, i soldi li fanno anche risparmiando sul lavoro: Bezos, ad esempio, ceo di Amazon, paga circa 700 euro al mese un co.co.co italiano.

Tanto per fare un esempio la Walmart, McDonld's, Apple, Microsoft, Amazon e Facebook sono le più grandi aziende del mondo che hanno ottenuto dei profitti immensi durante il covid; tutte queste aziende sono autoritaristiche e non-union. Come ci riescono? I dipendenti filo-sindacali vengono emarginati, gli altri dipendenti vengono assunti a tempo determinato o a contratto, comunque a bassi salari, mentre l'élite dei tecnici vengono pagati profumatamente. Per un motivo o per l'altro, nessuna categoria ha convenienza a lottare per i propri diritti.

In queste elezioni il lavoro sarà un tema più centrale del solito e in effetti, il democratico Biden ha incentrato la sua campagna elettorale soprattutto su questo tema: trasformazione dell’economia statunitense in chiave eco-sostenibile, rilancio della contrattazione collettiva ma soprattutto investimenti sulle infrastrutture come volano per la creazione di posti di lavoro. Il lavoro in america è in una situazione drammatica che la pandemia ha ulteriormente accentuato: Dal 2019 a oggi l’Ohio ha perso 47 mila posti nel settore manifatturiero, e il vicino Michigan ne ha persi 68 mila. Il 40% delle famiglie americane non possiedono 400$ in banca per far fronte ad emergenze. Questo significa che non sono in grado di sostenere un eventuale licenziamento, di continuare a pagare l’affitto o il mutuo. Le aziende familiari, in particolare bar e ristoranti, saranno in buona parte spazzate via, a vantaggio di McDonalds’ et similia. Librerie e piccoli negozi scompariranno, a vantaggio di Netflix e del commercio on line. Superfluo evidenziare che chi sta messo peggio sono le minoranze etniche; una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere nel prossimo futuro.

Dall’altra parte c’è colui che di tutelare il lavoro non ci pensa proprio: Donald Trump. La vera “forza “di Trump è stata il saper continuare la politica del mettere in crisi le rappresentanze sindacali, indebolendole e in certi settori, facendole addirittura sparire. Certo, la rottura del contratto sociale lo ha cominciato Ronald Reagan ma nessuno come l’attuale Presidente si è spinto così tanto. Il vero slogan della politica di Trump in questi anni è stato: "Make lobby great again". In pratica Trump, durante il suo mandato, non ha fatto altro che seguire pedissequamente le direttive dei potenti e della Camera di Commercio, demolendo non solo i sindacati ma anche lo stesso lavoro: ha fortemente limitato il diritto di sciopero, non si è minimamente preoccupato di emanare norme sulla necessità di fornire i dispositivi di protezione individuali, o di garantire i giorni di malattia retribuiti o di bloccare i licenziamenti, come ha fatto ad esempio il premier Conte in Italia. Se possibile ha fatto di peggio: ha fatto delle linee guida che obbligavano i lavoratori essenziali a continuare a lavorare anche dopo il contagio, specie nel settore delle trasformazioni delle carni, guarda caso nelle mani di poche multinazionali. come Smithfield Foods, Tyson Foods. L’aumento dei casi covid nei paesi dove si concentra la produzione del settore carne la dice lunga. D'altra parte, chi si rifiuta di lavorare non solo viene licenziato ma addirittura gli viene negato l’assegno di disoccupazione; anche questo frutto della politica del Presidente. Tra l’altro, da quando c'è Trump, le ispezioni sui luoghi di lavoro non sono mai state così poche, a differenza del numero di morti sul lavoro. Si può fare di peggio? Si si può. Trump ha firmato una risoluzione che libera le aziende vincitrici degli appalti da ogni vincolo riguardante la sicurezza sul lavoro e dei diritti sindacali. Ha persino proposto un provvedimento per obbligare i dipendenti a consegnare le mance ai propri datori di lavoro. In realtà la politica non-union di “Adolf Twitter” ha fatto molto di più ma non si può elencarla tutta, salvo non far diventare un articolo una sorta di “Schindler’s List” al contrario.

Una cosa è certa: in caso di riconferma, gli Usa continueranno ad avere un deficit fiscale, con le grandi multinazionali che saranno sempre più ricche e con dei lavoratori che saranno sempre più simili a quelli della Cina che Trump odia tanto. Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista, una volta ha detto: “I padroni eliminano la politica ed entrano direttamente a gestire la cosa pubblica. Il novecento è stato il secolo in cui la politica serviva alla grande borghesia anche per intermediarsi con la società. Oggi la prendono in mano direttamente”. In effetti sembra proprio la descrizione di Trump.

Fonte foto: Arttribune