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Home Legalità Interventi / Santoro (CS): Se vogliamo più lavoro ci serve un Piano Industriale

Interventi / Santoro (CS): Se vogliamo più lavoro ci serve un Piano Industriale

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

“Il tasso di disoccupazione in Italia è intorno al 12%”, commenta Manuel Santoro, Segretario nazionale del partito della Convergenza Socialista, “ed è in aumento costante dal 2008 ad oggi. La percentuale di disoccupati fino ai 24 anni di età è al 40% pari a 644-mila giovani. Tra i 25 e i 34 anni di età ci sono in Italia 877-mila disoccupati; tra i 35 e i 49 anni siamo a più di un milione. Bisogna però considerare che queste percentuali non tengono conto di chi il lavoro non lo cerca più. E’, quindi, plausibile supporre che il numero dei disoccupati sia in effetti molto maggiore. Meglio i lavoratori anziani, solo 500 mila disoccupati, che in realtà con la legge Fornero hanno difficoltà ad andare in pensione precludendo di fatto un cambio generazionale nei posti di lavoro.”


“Inoltre, le già presenti ma soprattutto future trasformazioni delle attività economiche e produttive, che porteranno l’evoluzione tecnologica a una diminuzione de facto del lavoro a disposizione aumenteranno la pressione sulla struttura sociale del nostro Paese. In un contesto di diminuzione di lavoro disponibile e di probabile guerra tra poveri che tenderebbe a un ribasso della qualità del lavoro e delle tutele associate purché si lavori, è nostro compito trovare le soluzioni giuste affinché si lavori tutti e si lavori meno, affinché la qualità del lavoro e la retribuzione associata siano soddisfacenti.”

“Avere più lavoro nel Paese richiede ridefinire le direttrici di una politica industriale, ecologicamente compatibile”, continua Santoro, “visto che oggi l’Italia sembra arenata, senza un minimo di pianificazione per il futuro. Una mancanza che ci pone in ritardo rispetto ad alcuni dei più importanti Paesi europei quali la Francia, la Gran Bretagna e la Germania. L’Italia è un Paese con un tessuto produttivo composto prevalentemente da piccole imprese e, quindi, piccoli investimenti, che per troppo tempo si è convinta che bastassero milioni di partite Iva per una economia competitiva e sostenibile. Purtroppo non è così, e in un mondo globalizzato, ad alta competitività industriale con enfasi sull’export, attivare i grandi poli dell’economia italiana nei settori dell’informatica, della chimica, della farmaceutica, dell’elettronica, e via discorrendo, diventa prioritario.”


“Sono tre i motivi che secondo me ribadiscono la necessità che il nostro Paese si doti di un vero piano industriale”, continua Santoro. “Primo, una galassia di piccole-medie imprese puntellate da grandi centri dell’innovazione industriale e dell’avanzamento tecnologico è in grado di sopravvivere a momenti di lunga crisi in quanto continua ad attingere commesse, e quindi lavoro, da chi può competere globalmente in momenti difficili. Secondo, i grandi poli dell’economia contribuiscono enormemente alla crescita professionale di risorse umane altrimenti perdute. Terzo, solo un tessuto produttivo con grandi punti di riferimento può sperare di risollevare una economia di piccole-medie imprese impantanate in una crisi profonda.”


“Negli ultimi decenni abbiamo perso tanto della nostra piattaforma industriale a causa di politiche di svendita e privatizzazioni nefaste”, conclude Santoro. “Sfruttiamo, allora, gli assist che ci vengono dall’Europa e, quindi, le direttive europee definite in “Europa 2020” in cui la Commissione Europea ha riassunto alcuni aspetti importanti in materia di politica industriale verso cui gli Stati membri sono invitati a convergere: investimenti nelle nuove tecnologie e nell’innovazione, miglioramento delle condizioni di mercato, sostegno all’accesso ai finanziamenti, sostegno agli investimenti in capitale umano e competenze. In questo contesto, l’Italia dovrebbe puntare su tre priorità di crescita economica individuate nello sviluppo economico basato sulla conoscenza e sull’innovazione; nella promozione di un impianto economico più efficiente, più competitivo ed ecologicamente compatibile da un punto di vista delle risorse; nella valorizzazione di una economia ad alto tasso di occupazione che favorisca una maggiore coesione sociale e territoriale.”



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