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Home Legalità Smart working, arriva la legge che lo disciplina

Smart working, arriva la legge che lo disciplina

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Lo smart working – anche detto lavoro agile –

è definito secondo un disegno di legge all’esame del Governo come una modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Il lavoro agile è quel lavoro che può essere svolto in parte all'interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, seguendo però gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevede l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all'esterno dei locali aziendali.

L’ultima grande azienda in ordine di tempo a renderlo strutturale è stata Enel, che nei giorni scorsi ha anche allargato la platea degli interessati da 500 a 7mila, ai quali sarà offerta la possibilità di lavorare fuori ufficio per un giorno alla settimana.

La novità principale del lavoro agile riguarda dunque il venir meno - almeno in parte - del riferimento a un luogo di lavoro sul quale il “titolare” esercita gli obblighi e i controlli.

Per quanto riguarda il trattamento economico il disegno di legge stabilisce che il lavoratore abbia il diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le stesse mansioni all’interno dell’azienda. Inoltre, gli incentivi di carattere fiscale e contributivo (ad esempio i premi) riconosciuti in caso di incremento di produttività ed efficienza del lavoro sono applicabili anche ai lavoratori “agili”.

La giornata smart è equiparata auna giornata di orario normale prendendo come riferimento l’unità di appartenenza, spiega il testo dell’accordo. Durante l’orario di lavoro, inoltre, il lavoratore deve fare in modo di essere sempre contattabile dal suo responsabile e da tutti coloro che si relazionano con lui in azienda.

Il testo disciplina anche la forma dell’accordo relativo alle modalità di svolgimento e al recesso. Viene stabilito che l’accordo deve essere stipulato per iscritto (pena la nullità) e disciplina le modalità di esecuzione della prestazione svolta all'esterno dei locali aziendali. È previsto che vengano anche individuati i tempi di riposo del lavoratore. Il contratto potrà essere a termine o a tempo determinato e in questo ultimo caso il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore ai 30 giorni. E solo in presenza di un giustificato motivo ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine.

La seconda tocca il tema della tutela e sicurezza sul lavoro e quello dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali. «Tutta la materia dello smart working è innovativa - commenta Guglielmo Loy, segretario confederale Uil - per questo il tema sicurezza al momento non ha un quadro normativo del tutto chiaro, ma servirà del tempo per definirlo meglio».

Il datore deve garantire salute e sicurezza a chi svolge questo tipo di prestazione. A questo proposito è previsto l’obbligo di consegnare al lavoratore un’informativa scritta con cadenza annuale nella quale vengono individuati i rischi generali connessi al tipo di lavoro.

Infine un capitolo sull’assicurazione obbligatoria. Anche in questo caso il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali ed è tutelato contro gli infortuni sul lavoro che possono avvenire durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello scelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali.