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Home Legalità Pensione minima per i giovani: allo studio l’Assegno di Garanzia

Pensione minima per i giovani: allo studio l’Assegno di Garanzia

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Dopo l’ultimo accordo fra Governo e sindacati in tema di previdenza,

siglato lo scorso 28 settembre sulle novità introdotte con la legge di bilancio 2017 (dall’Ape all’Ape social, dalla quattordicesima al cumulo gratuito dei contributi, passando per lavoratori precoci e lavori usuranti) ecco allo studio del Governo la cosiddetta “fase due” della riforma delle pensioni.

A tal fine l’esecutivo e le parti sociali «si impegnano a proseguire il confronto per la definizione di ulteriori misure di riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile, per affrontare il tema dell’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui e per favorire lo sviluppo del risparmio nella previdenza integrativa, mantenendo la sostenibilità finanziaria e il corretto rapporto tra generazioni insiti nel metodo contributivo».

A livello operativo, l’accordo contiene otto possibili interventi di riforma del contributivo, il sistema di calcolo della pensione (meno favorevole del retributivo) introdotto dalla riforma Fornero per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995. 

In particolare, nel testo si parla della possibilità di «valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia legata agli anni di contributi e all’età di uscita, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio-basse», ovvero quelle di molti giovani di oggi, spesso precari se non disoccupati o vincolati al sistema dei voucher, con contributi scarsi e discontinui.

Su questo tema, da tre anni è stata depositata alla Camera una proposta di legge a firma Marialuisa Gnecchi e Cesare Damiano (Pd) per introdurre una «pensione di base finanziata dalla fiscalità generale, preceduto nel 2009 anche dalla proposta dell'ex deputato Pdl Giuliano Cazzola aveva presentato in Parlamento una proposta di riforma del sistema previdenziale che prevedeva, fra l’altro, una delega al governo per l'introduzione di una pensione di base.

In particolare per quanto riguarda l’assegno di garanzia per integrare la pensione dei giovani, esso dovrebbe essere diretto a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 2015 e che vedranno la propria pensione calcolata interamente con il sistema contributivo, sicuramente più penalizzante rispetto ai metodi di calcolo retributivo o misto oggi utilizzati.

Esso andrà ad integrare la pensione maturata, con un importo che dovrebbe aggirarsi sui 500 euro da sommarsi all’assegno maturato, fino a raggiungere la soglia massima di 1.500 euro lordi al mese.
Per esempio un lavoratore che avesse maturato un assegno pensionistico di 450 euro calcolato in base ai contributi versati, grazie alla pensione di garanzia andrebbe a riscuotere 950 euro al mese.

L’erogazione sarebbe in ogni caso legato al rispetto di alcuni requisiti tra i quali l’età anagrafica, il possesso di un minimo di contribuzione effettiva (si parla di un minimo di 15 anni di contribuzione), il reddito Isee inferiore ad una certa soglia, parametri comunque ancora tutti da definire.

Un altro fattore che il governo deve affrontare è la questione degli importi soglia vigenti nel sistema contributivo e introdotti dalla Riforma Fornero.

In base a quanto previsto dalla normativa non si potrà smettere di lavorare fino a quanto non si raggiungerà un determinato livello di pensione.
Attualmente, questo valore è fissato a 2,8 volte il valore dell’assegno sociale pari, a valori 2017, a 1.250 euro lordi al mese, necessari per andare in pensione a 63 anni e 7 mesi.

Nel caso il cui la pensione sia pari a 1,5 volte il trattamento minimo (670euro), si potrà andare in pensione a 66 anni e 7 mesi e se questa soglia non viene raggiunta, bisognerà obbligatoriamente lavorare fino a 70 anni e 7 mesi, che con l’adeguamento alle speranze di vita, potrebbero diventare 73 anni.

Nell’ambito della riforma delle pensioni per i giovani si valuterà anche la possibilità d’introdurre nuovi criteri per l’adeguamento delle pensioni alla speranza di vita, «riconoscendo – come ha detto Poletti – che non tutti i lavoratori e i lavori sono uguali».

Infine, potrebbero arrivare anche «interventi sulla previdenza complementare - si legge ancora nel testo dell'accordo di settembre - volti a rilanciarne le adesioni, a favorire gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale e a parificare la tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare dei dipendenti pubblici al livello di quella dei privati».