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Home Legalità Beneficiari incentivi occupazionali: anche in Puglia si cresce come a livello nazionale, ma a ritmi più bassi

Beneficiari incentivi occupazionali: anche in Puglia si cresce come a livello nazionale, ma a ritmi più bassi

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Ufficio stampa UIL

Ogni anno si spendono molte risorse pubbliche nazionali per interventi volti ad “incentivare” l’inclusione ed il mantenimento dell’occupazione. Incentivi che, ovviamente, vedono coinvolta anche la nostra regione che, come l’intero Mezzogiorno, fatica a tirarsi fuori dalle secche della crisi. Stando ai dati elaborati dalla UIL, l’incentivo con la maggiore incidenza di beneficiari, nel 2015 è stato, sia a livello nazionale che regionale, l’esonero contributivo totale e triennale (maxi decontribuzione), previsto dalla Legge di Stabilità 2015, così come, la constatazione, attraverso i dati, che negli anni precedenti l’introduzione di tale incentivo, la misura con la più alta incidenza di beneficiari coinvolti sia stata l’apprendistato che, tra tutti i rapporti di natura subordinata è, da sempre, quello più vantaggioso da un punto di vista economico, per le aziende.


Dall’analisi delle misure che nel corso del 2015 hanno registrato il più alto numero di beneficiari troviamo, a livello Italia: l’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato (circa 653 mila beneficiari), l’apprendistato (circa 411 mila beneficiari), gli incentivi connessi alle assunzioni agevolate di disoccupati o beneficiari di CIGS da almeno 24 mesi (oltre 219 mila), gli incentivi per le trasformazioni a tempo indeterminato di contratti di apprendistato (circa 75 mila) e gli incentivi per le assunzioni agevolate di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (oltre 42 mila beneficiari). Altro dato che emerge dallo studio UIL, è che il maggior utilizzo degli incentivi ha visto come beneficiari gli under 29 nel periodo 2011-2014, con un’inversione di tendenza nel 2015.

Per ciò che concerne la Puglia, il trend è, in linea di massima, parallelo a quello nazionale. Dal 2011 al 2104 si è registrato un lento calo dei beneficiari degli incentivi all’occupazione: dagli 88.943 del 2011, infatti, si è passati agli 87.185 del 2012, ai 79.084 del 2013 e, infine, ai 75.991 del 2014. La ripresa, anche nel nostro territorio, coincide con il 2105, allorquando i beneficiari delle politiche attive del lavoro sono stati 98.376 grazie soprattutto alla maxi decontribuzione della Legge Stabilità 2015.

“I dati parlano chiaro: indubbiamente – commenta Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia – l’esonero contributivo ha permesso una leggera ripresa dell’occupazione, anche in Puglia, come a livello nazionale. Tuttavia, basta comparare i dati del nostro territorio con quelli di regioni più ‘virtuose’ dal punto di vista occupazionale come la Lombardia, il Veneto o l’Emilia Romagna per notare subito differenze più che sostanziali. In Lombardia, dal 2014 al 2015, la variazione è stata +113.771 (+93%), in Veneto +50.843 (+62%) e in Emilia Romagna +49.029 (+71,4%). Ma anche regioni ‘centrali’ come la Toscana (+63%), l’Umbria (+46%), le Marche (+50%) e il Lazio (+79,4%) hanno fatto meglio di una Puglia ancorata a un +29,5%, tra gli incrementi di beneficiari più bassi della penisola, il che dimostra come il nostro territorio, checché ne dica parte della politica locale, non costituisce, occupazionalmente parlando, un’eccezione al Mezzogiorno, ma parte integrante di una tendenza ben lontana dalle realtà centro-settentrionali, come del resto dimostrano i dati regionali sulla disoccupazione (a marzo +2.5% sul terzo trimestre 2016, ben al di sopra delle medie nazionali, con +38 mila persone in cerca attivamente di occupazione), o quelli sui Neet e sulla povertà relativa, in costante aumento negli ultimi anni”.

“Una forbice – prosegue Pugliese – che è destinata ad aumentare inesorabilmente se non si condividerà un progetto organico, che crei le condizioni di crescita del tessuto economico e produttivo pugliese. Una progettualità che, per forza di cose, dovrà comprendere le infrastrutture e i trasporti, al momento inadeguati a sostenere le necessità dell’imprenditoria e dell’occupazione locali in tutti i settori, a cominciare dallo sblocco di tanti cantieri, piccoli e grandi, al palo a causa di pastoie e lungaggini burocratiche. Né sono sufficienti a colmare il ritardo interventi, pur apprezzabili, quali il reddito di dignità, una mano tesa nei confronti delle famiglie più in difficoltà, ma che non coglie nel cuore del problema, ovvero creare lavoro e restituire all’occupazione la dignità perduta”.