Il SudEst

Saturday
Nov 18th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Legalità Approvato il Jobs Act autonomi

Approvato il Jobs Act autonomi

Email Stampa PDF

di SAVINO ALBERTO RUCCI

Con il via libera definitivo del Senato è diventato finalmente legge il Jobs Act del lavoro autonomo,

lo statuto che contiene numerose norme volte a tutelare chi lavora in proprio.

Il provvedimento collegato alla manovra costituisce, nella prima parte, una sorta di jobs act per le partite Iva, mentre la seconda parte è dedicata alla disciplina del cosiddetto smart working.

Le finalità principali sono due: offrire ai professionisti, considerati “lavoratori di serie b”, tutele quanto più vicine a quelle previste per i dipendenti, ed evitare abusi da parte dei committenti, soprattutto in materia di ritardo nei pagamenti.

Per quanto riguarda la maternità, il Jobs Act del lavoro autonomo offre la possibilità di ricevere l’indennità di maternità (quella che spetta 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo) anche se non ci si astiene effettivamente dal lavoro. In questo modo, possono ricevere l’assegno anche le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata che fatturano, e non solo le iscritte alle gestioni dedicate a chi svolge attività imprenditoriale.

La durata del congedo parentale inoltre (astensione facoltativa per maternità) è aumentata da 3 a 6 mesi, proprio come per i dipendenti. Il congedo può essere fruito entro i primi 3 anni di vita del bambino, non più entro il primo anno.

Per quanto riguarda i periodi di astensione per gravidanza, malattia e infortunio, questi non comportano l’estinzione del contratto col committente, se riferito a prestazioni svolte in via continuativa, ma la sua sospensione: in particolare, la gravidanza, la malattia e l’infortunio dei lavoratori autonomi possono comportare una sospensione dell’attività professionale per non più di 150 giorni nell’anno solare.

La lavoratrice in maternità, inoltre, può essere sostituita da altri colleghi di fiducia, in possesso dei requisiti professionali necessari per lo svolgimento dell’incarico, previo consenso del committente.

Se l’interruzione dell’attività, dovuta a gravidanza, infortunio o malattia, risulta superiore a 60 giorni, il professionista può beneficiare della sospensione dell’obbligo contributivo e del versamento di eventuali premi assicurativi, per un massimo di 2 anni. Questo non significa, però, che i contributi non devono essere pagati, ma solo che, terminato il periodo di sospensione, il lavoratore può rateizzare il debito.

Per quanto riguarda i liberi professionisti iscritti alla gestione separata Inps con patologie oncologiche, i periodi di assenza conseguenti al trattamento di queste malattie sono equiparati, dal punto di vista economico, alla degenza ospedaliera.

Il Jobs Act dei lavoratori autonomi prevede inoltre una tutela particolare contro i clienti non paganti ed i ritardati pagamenti delle fatture: nel dettaglio, qualunque clausola contrattuale che stabilisca il pagamento dopo 60 giorni dall’emissione della fattura o dalla sua richiesta è considerata abusiva.

Inoltre, il committente non può recedere dal contratto a prestazione continuativa senza preavviso e non può modificare unilateralmente le clausole.

Sono poi integralmente deducibili (al 100%) gli oneri sostenuti per assicurarsi contro il mancato pagamento e sono state estese alle casistiche elencate le tutele contro l’abuso di dipendenza economica.

Per quanto riguarda le spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionale (ad esempio per partecipare a corsi, seminari e congressi) sono diventate pienamente deducibili, nel limite annuo di 10.000 euro. È inoltre prevista la piena deducibilità, sino a 5.000 euro annui, per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, di orientamento, di ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità.

Vengono meno, a partire dal periodo d’imposta 2016, le limitazioni previste dal Tuir (testo unico delle imposte sui redditi) alla deducibilità delle spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista e addebitate analiticamente al committente.

Il Jobs Act dei lavoratori autonomi regolamenta inoltre anche il lavoro agile, che finalmente ha una disciplina definita. Il lavoro agile, detto anche “smart working”, non sarà, però, un contratto di lavoro a sé, ma una modalità di esecuzione del rapporto subordinato «stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro», e con «il possibile utilizzo di strumenti tecnologici».

Il lavoratore “agile” è dunque un lavoratore dipendente e può essere a tempo determinato o indeterminato, ha diritto alla stessa retribuzione del lavoratore “non smart” e alla determinazione dei periodi di riposo e disconnessione. Gli orari di lavoro massimi sono quelli previsti dai contratti nazionali.

Per tutelare la posizione dei liberi professionisti e favorire l’incontro fra domanda e offerta  di lavoro, nei centri per l’impiego pubblici sarà allestito uno sportello dedicato al lavoro autonomo.

"Oggi il percorso di riforma del lavoro definito nel Jobs Act si completa con un provvedimento innovativo e di grande importanza, che punta a sostenere e valorizzare il lavoro autonomo non imprenditoriale, attraverso un sistema di tutele specifiche, e a migliorare la qualità della vita dei lavoratori dipendenti, favorendo la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro", ha commentato il ministro Giuliano Poletti a valle dell'approvazione.

Per la Cgil con l'approvazione del ddl lavoro autonomo si dimostra la volontà di costruire un sistema di tutele e diritti per il mondo dei professionisti autonomi e freelance, un fatto importante. Restano, tuttavia, alcune mancanze e criticità gravi, spiega Tania Scacchetti. Il riferimento è "all'inclusione nella platea dei destinatari dei collaboratori coordinati e continuativi, che rischiano di vedere arretrare le proprie tutele reali soprattutto in tema di maternità, all'assenza di strumenti di tutela per i soggetti più deboli del lavoro autonomo, quali equo compenso, sostegno al reddito, diritti sindacali"