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Home Legalità Il fisco a caccia di capitali stranieri, i vantaggi per chi viene in Italia

Il fisco a caccia di capitali stranieri, i vantaggi per chi viene in Italia

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

In un Paese che sempre più si scopre ai vertici mondiali per la pressione fiscale e contributiva sugli stipendi, il fisco italiano cambia strategia cercando di attirare i ricchi stranieri proponendo una tassa forfettaria sui redditi esteri.

Capacità intellettuali, ma anche e soprattutto redditi a tanti zeri, che si punta ad attirare con pacchetti di agevolazioni ad hoc.

In particolare la circolare 17/E dell’Agenzia delle Entrate ha fatto il punto sulle caratteristiche e i meccanismi degli incentivi attualmente in vigore rivolti ai lavoratori cosiddetti “impatriati”,  ricercatori e docenti, controesodati e nuovi residenti.

Con il termine “impatriati?” si intendono in particolare i lavoratori dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati: per loro, già dal 2016, l’imponibilità del reddito da lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia è limitata al 50% del totale. In parole povere, metà stipendio è esentasse per un quinquennio e il regime speciale vale anche per i manager distaccati, a una condizione: aver acquisito la residenza fiscale italiana.

M anche ricercatori e docenti, per i quali il reddito per l’insegnamento e la ricerca è conteggiato al 10% per quattro anni  e non concorre alla produzione netta ai fini Irap. Per poter accedere al beneficio i docenti e i ricercatori devono essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato, non essere stati occasionalmente residenti all’estero, aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi presso centri di ricerca pubblici o privati o università, svolgere attività di docenza e ricerca in Italia e, infine, acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Ci sono poi i “contro esodati”, ex residenti in Italia poi trasferitisi all’estero e ritornati entro la fine del 2015, i quali possono optare per un reddito imponibile al 20% per le donne e al 30% per gli uomini fino al 2017, ed ai quali è anche concesso in alternativa alla fruizione dell’agevolazione per il 2016-2017, di accedere al regime degli “impatriati” per cinque anni: tassazione sul 50% del reddito, dal 2016 al 2020.

Infine, c’è la flat tax per i neo-residenti con ingenti patrimoni: 100mila euro a forfait e 25mila euro per gli altri componenti del nucleo familiare garantiti per 15 anni.

Attivare la leva fiscale per essere più attraenti agli occhi di chi può far confluire sull'Italia capacità intellettuali, di innovazione o molto più prosaicamente redditi e patrimoni. Il Fisco tricolore si è dotato di una serie di strumenti ad hoc, non immuni dalle critiche quando si valutano con l'occhio dell'equità. Una circolare delle Entrate ha fatto il punto sui meccanismi offerti a chi ha particolari requisiti: veri e propri pacchetti di agevolazioni al fine di "attrarre capitale umano".


Gli esperti si dividono sul tema, ma nel complesso giudicano queste misure "un buon inizio nella direzione di una reale competitività a livello non solo 'europeo' ma 'globale'". Bene il fatto che siano arrivate in tempi così brevi, ma proprio per questo "presentano aspetti da modificare ed integrare".

Ma ricordano che la "variabile fiscale non è il solo elemento di valutazione", quando si tratta di spostare il baricentro della propria vita: Prima della fiscalità vengono la sicurezza, le infrastrutture legate alla mobilità e l'educazione scolastica e mentre la norma fiscale ha una portata ed efficacia nazionale, gli altri elementi sono notevolmente differenti da regione a regione e tra città e città. Questa norma potrebbe essere la 'miccia' che attiverà una competizione tra i comuni.

Resta un problema atavico: le maggiori preoccupazioni degli stranieri si concentrano sul rischio che le norme cambino in corsa, che minerebbe alla radice l'affidabilità dell'intero sistema Italia, già interessato in passato da situazioni analoghe.

Non si intravede comunque all’orizzonte un disegno organico e strutturalmente adeguato alle esigenze della finanza pubblica, ma solo interventi sporadici a macchia di leopardo.