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Home Politica Politica F35: quando un aereo da guerra vale molto più di un lavoratore

F35: quando un aereo da guerra vale molto più di un lavoratore

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di NICO CATALANO

Secondo un'analisi effettuata dalla Corte dei Conti, diffusa ad inizio settimana, il programma F-35 ha accumulato un ritardo di almeno cinque anni sulla tabella di marcia originaria per molteplici problematiche tecniche e costi raddoppiati rispetto alle previsioni iniziali, sempre la stessa Magistratura contabile ha affermato che la valutazione complessiva del progetto deve tener conto che l'esposizione fin qui realizzata in termini di risorse finanziarie, strumentali ed umane è fondamentalmente legata alla continuazione dello stesso ed uscirne oggi provocherebbe importanti perdite economiche all'intero sistema Italia.


Il progetto, un programma di industria bellica conseguenza di accordi internazionali che risalgono al lontano 2001, denominato F-35 Joint Strike Fighter Lightning riguardava la produzione di aerei militari caccia multiruolo di 5ª generazione monoposto e doveva generare un ritorno occupazionale per il nostro Paese pari a circa 6.400 posti di lavoro, ritorno che ad oggi nessuno ha riscontrato.

Infatti, in questi anni diversi Paesi partner tra cui gli stessi Stati Uniti, a causa anche dei risvolti provocati dalla crisi economica mondiale, sono stati indotti a ripensare la propria partecipazione al programma attraverso una drastica riduzione, addirittura del 50% come nel caso degli USA o di un forte rallentamento del profilo di acquisizione degli aerei da guerra F-35.

A tutto ciò si aggiunge che anche in Italia, il progetto a più riprese è stato messo in discussione nelle sedi Istituzionali e difeso in tutte le occasioni dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fermo sempre nel ribadire che non si doveva tornare indietro, il programma comunque ha dovuto subire un notevole ridimensionamento tramite due decisioni parlamentari, la prima nel 2012 che ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire da parte dello Stato e la seconda nel 2016 che ha impegnato il governo Renzi, a dimezzare il budget stanziato per gli F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari, un "boccone" enorme di soldi pubblici  per Finmeccanica e Confindustria.

Dopo tutto questo, fa sorridere la visione "ottimistica" della Corte dei Conti circa la prosecuzione  "senza se e senza ma " del programma, che porterebbe sempre secondo le Toghe contabili un volume economico stimato per i prossimi vent'anni di circa 14 miliardi di dollari con un risvolto occupazionale attorno alle 3.500 unità, una drastica riduzione, rispetto alle faraoniche previsioni di qualche anno fa propagandate dalla politica.

Decisione ridicola questa, infatti se paragonata a quanto affermato proprio negli stessi giorni dalla Ragioneria Generale dello Stato che ha evidenziato come il rinvio dell'’aumento dell’età pensionabile metterebbe a rischio l’intera tenuta del sistema pensionistico Italiano, ovvero  una presa di posizione netta da parte di un organo di controllo dello Stato in difesa dell’attuazione della riforma Fornero, varata nel 2011 dal governo Monti, in base alla quale dal 2019 l’uscita dal lavoro dovrebbe arrivare a 67 anni contro i 66 anni e 7 mesi attuali.

In un momento storico in cui nel nostro Paese, invece più parti, sia politiche che sindacali avevano manifestato la volontà di rivedere proprio la riforma elaborata dall'ex Ministro Elsa Fornero perché ritenuta penalizzante per i lavoratori nonché concausa di quella stagnazione economica che attanaglia l'Italia,  l'allarmismo  provocato dalla Ragioneria generale dello Stato, il dipartimento del ministero dell’Economia che ha la funzione di vigilare sulla tenuta dei conti pubblici e non di rilasciare dichiarazioni di merito politico fa presagire l'imminente approvazione subito dopo  l’estate, dell' atteso il decreto ministeriale che dovrebbe adeguare i requisiti pensionistici sanciti dalla Legge Fornero, portando quindi l’età minima pensionistica a 67 anni a partire dal 2019, contro i 66 anni e sette mesi di adesso.

Insomma come al solito, per i tanti tecnocrati e burocrati al potere, nel bilancio di uno Stato un aereo da guerra vale molto di più di un lavoratore, anzi mentre  lavoratori  e pensionati di questo Paese devono continuare a rinunciare ai propri diritti, invece Confindustria non può rinunciare ai propri profitti  generati alle commesse degli F-35 peraltro per un progetto fallimentare quanto dichiaratamente inutile per la collettività, tutto questo nel silenzio di quella politica ormai relegata ad un ruolo di spettatrice ed esecutrice di volontà altrui, infatti sono lontani i tempi in cui al Quirinale c'era gente della statura di Sandro Pertini, un vero socialista che amava ripetere " svuotate gli arsenali strumenti di morte e riempite i granai fonte di vita".