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Umanità contro propaganda

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di LAVINIA ORLANDO

“Tra non molto molti si vergogneranno davanti a Dio ed all'umanità di ciò che hanno malamente detto e fatto per prendersi cura dell'umanità”.


Si tratta di una frase pesante, proveniente dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, esternata non molti giorni fa con riferimento alle nuove modalità di gestione dei flussi migratori.

Ed è proprio da tale affermazione che occorre muoversi per comprendere quanto le recenti decisioni del governo Gentiloni possano generare problematiche, sul piano degli effetti concreti, intesi come perpetuazione di sofferenza e morte di bambini, donne ed uomini.

E' ovvio che chiunque abbia a cuore sorti elettorali e la propria immagine taccia o, meglio, santifichi i nuovi accordi con la Libia ed il c.d. Codice Minniti. Esprimersi in senso differente genera, infatti, una sequela di insulti (nella maggior parte dei casi, sgrammaticati) ed un calo vertiginoso con riferimento al consenso dell'opinione pubblica.

Nel grigiore generalizzato spiccano, dunque, le esternazioni di Avvenire, ma anche quelle della Caritas: considerando che il mondo cattolico non è poi così lontano dai meccanismi di consenso che regolano la politica, si tratta di dichiarazioni di non poco conto, senza contare che il Codice Minniti non divide il solo mondo cattolico (la Conferenza Episcopale Italiana è, invece, favorevole), ma la stessa politica italiana, generando fratture all'interno della medesima compagine governativa.

Se perfino un Ministro della Repubblica come Graziano Del Rio, pur potendo assumere un profilo molto più sfumato o potendo applaudire alle nuove scelte, ha avuto da obiettare sulle decisioni del suo collega Minniti, qualcosa che non va ci sarà sicuramente.

Così, il codice di regolamentazione delle ONG, il conseguente divieto di attracco in territorio italiano delle navi che non lo firmino, il correlato rischio di non ottemperare alle regole del diritto internazionale con riferimento al soccorso in mare ed il pericolo che in cambio di un minore arrivo di migranti sul territorio italiano si incorra in un incremento delle morti, in mare o in territorio libico, rappresentano i dubbi che dividono il governo e la Chiesa.

In tutto questo marasma, giunge la notizia della riduzione degli sbarchi nel mese di luglio. Peccato che in molti siano incorsi nell'errore di affermare che il minore numero di arrivi sia direttamente correlabile ai nuovi provvedimenti, che, al contrario, nulla centrano col Codice a firma Minniti  (che risale alla fine di luglio), piuttosto riguardando gli accordi precedentemente siglati con la Libia, che paiono essere più incisivi, sotto tutti i punti di vista (compresi quelli più nefasti).

E se è vero che le rotte delle migrazioni stanno modificandosi, andando ad interessare altri Paesi, come la Spagna, poco cambia per chi ha a cuore le sorti di migliaia di vite, perché, come al solito, si bada ad impedire gli arrivi senza considerare che il maggiore dei problemi è l'unico fino ad ora non considerato: eliminare lo sfruttamento intensivo e le dominazioni economiche che quasi tutti gli Stati europei perpetuano a danno dei Paesi africani.

Quell'”aiutiamoli a casa loro”, tanto in voga su bocche e tastiere dei leghisti della prima ed ultima ora, non si trasforma in un blocco dell'arricchimento selvaggio a danno degli Stati di provenienza dei migranti, bensì nell'ultima (in ordine di tempo) delle trovate dei seguaci salviniani: le ordinanze sindacali “anti – migrante”. Pare che entro i primi giorni di settembre i Sindaci lombardi della Lega Nord provvederanno a preparare una bozza di ordinanza che prevederà multe fino a 5000 € per tutti i privati che decidano di mettere a disposizione immobili senza preventivamente avvisare le amministrazioni comunali, sul modello di quanto già attuato dal Sindaco di Palazzago, Comune in Provincia di Bergamo, che ha già stabilito multe fino a 15000 € in caso di mancata informativa.

Stante tale situazione, risulta davvero difficile non tornare all'incipit dell'articolo e non sottoscrivere con un pennarello rosso quanto affermato dal direttore dell'Avvenire, nell'auspicio che il tempo della vergogna collettiva giunga il prima possibile.