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Fiera del Levante oggi a chi serve?

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di NICO CATALANO

Dal 1929 ininterrottamente a cavallo tra le prime due settimane di settembre, si tiene a Bari la Fiera del Levante, un tempo l’ evento fieristico campionario più atteso dell'anno assieme all’analoga manifestazione Milanese, sia per gli aspetti politici, infatti era  proprio in Puglia in occasione della fiera barese che il presidente del Consiglio in carica illustrava per la prima volta alla Nazione gli indirizzi della programmazione economica e finanziaria che il governo aveva intenzione di  mettere in atto nell’imminente autunno ma anche perché da sempre l’evento è stato un polo di attrazione per creare e consolidare scambi commerciali e culturali con i Paesi dell’area mediterranea: dai Balcanici all’Asia minore  fino a quelli del Maghreb e dell’Africa Subsahariana mettendo  a disposizione  così per un  pubblico di  visitatori un tempo numeroso un enorme offerta espositiva assieme alle grandi opportunità  per le tante attività commerciali presenti.


Da una quindicina di anni tutto questo non esiste più, infatti di quello che  un tempo era la Galleria delle Nazioni, quell’ immenso padiglione ricco di colori, tante bandiere e curiosità di luoghi lontani assieme alla presenza delle delegazioni istituzionali di tanti Paesi non rimane più nulla, tranne che un mercatino rionale di prodotti etnici, simile ad uno dei tanti presenti nelle nostre città, poi solo un susseguirsi di padiglioni  chiusi, spogli o spesso vuoti tra le diverse presenze di stand  istituzionali : da quelli dei vari assessorati regionali alle varie forze armate.

Sulle cause di questo fenomeno regressivo abbiamo voluto ascoltare il parere e l’analisi sociologica della prof.ssa Maria Gabriella Sforza docente ordinario di Sociologia del lavoro e Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bari che come sempre nel suo stile signorile e pacato  ci dice “ il ruolo della Fiera del Levante si è purtroppo snaturato, nata come campionaria al fine di mettere in evidenza la produzione locale e nazionale interagendo con i Paesi dell’Africa e dei Balcani, quindi concretizzare quella caratteristica naturale della nostra terra, ovvero di ponte proteso sul mediterraneo, oggi ha perso questa sua funzione grazie ad una serie di incapacità gestionali avvenute negli anni, tanto che non solo un sociologo ma un comune visitatore dopo qualche minuto passato tra gli stand fieristici si chiede a cosa e a chi possa servire un evento del genere “ la prof.ssa continua “dalla fiera è sparita sia la sezione campionaria ma anche l’esposizione a cura di quella piccola e media impresa locale, la Galleria delle Nazioni fiore all’occhiello della stessa fiera è stata ridotta ad un grande disordinato bazar etnico e sono spariti pure gli interlocutori istituzionali necessari ad implementare quella rete di scambi non solo commerciali ma soprattutto sociali tra culture sorelle del Adriatico e del bacino del Mediterraneo necessari oggi più che mai a valorizzare, tutelare e preservare quel patrimonio di fratellanza tra  popoli e religioni, tutto è ridotto oggi ad un palcoscenico per le attività della regione e per istituzioni forti cosa anche giusta ma questo non basta per vincere le sfide altamente competitive di  mondo globalizzato”

ed ancora la prof.ssa chiude con tono professionale e accademico “ se la fiera non espone prodotti, presenta assieme disservizi ad una evidente disorganizzazione  ed è diventata da un lato un susseguirsi di bancarelle come in un grande mercato di quartiere e dall’altro un’esibizione anche gradevole ed interessante per certi versi delle attività della Regione a cosa serve ? l’evento ha perso il suo senso originario e bisogna ripartire proprio riprendendo quel senso di ponte commerciale e culturale con il mediterraneo magari trasformando l’evento fieristico in tre quattro grossi appuntamenti monotematici e settoriali differiti nel tempo nel corso di un anno per recuperare interesse e pubblico anziché perdere energie e denari pubblici in un appuntamento settembrino ormai scialbo e ripeto  privo di senso  ”

Ridare un senso alle cose è il leitmotiv di oggi, quindi anche per la Fiera del Levante diventata nel tempo dalla importante Campionaria internazionale dei decenni scorsi a quasi poco più di un mercato rionale barese, questo sarebbe chiedere tanto alla politica odierna impegnata purtroppo più nella ricerca del consenso che nella ricerca del senso.