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Ius soli addio!

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di LAVINIA ORLANDO

 

La legge dei numeri arresta nuovamente, e forse definitivamente, almeno con riferimento all'attuale legislatura, la legge sullo ius soli.

 


Nonostante la proposta, già approvata alla Camera dei deputati, risulti davvero molto moderata e, sotto certi aspetti, limitata, il timore, da una parte di sfaldare la maggioranza, perdendo Alfano ed i suoi, dall'altra di incrementare i consensi a favore di Salvini, ha condotto il Partito Democratico alla resa.

Sull'argomento, Maria Elena Boschi è stata più che chiara, asserendo che non ci sono i numeri in Parlamento e che bisognerà attendere la prossima legislatura, laddove, nel caso in cui il Pd avesse i numeri, inserirà con priorità lo ius soli tra gli argomenti da discutere ed approvare. Resta, tuttavia, l'auspicio che, guardando meglio in Senato, sia possibile trovare altri e diversi senatori disponibili a votare la proposta, superando i Ministri Alfano, Lorenzin e tutti coloro che afferiscono ad Alternativa Popolare, un po' come affermato dal Ministro democratico Del Rio, che, al contrario della Boschi, ritiene sia ancora possibile pensare ad un'approvazione in questa legislatura.

Ciò che appare ridicolo in tutta questa vicenda è che sembra che si stia disquisendo di una riforma dalla portata epocale, con risvolti quasi rivoluzionari, mentre, in realtà, le disposizioni previste sono molto temperate. Se la legge dovesse essere approvata secondo l'ultima formulazione, non sarà la semplice nascita nel nostro Paese ad attribuire la cittadinanza italiana ai figli di genitori stranieri, essendo invece necessario che almeno uno dei due genitori abbia un permesso di soggiorno di lungo periodo e sia residente legalmente in Italia da almeno cinque anni o che il minore straniero nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il dodicesimo anno abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni istituti scolastici del sistema nazionale o percorsi di istruzione e formazione professionale.

Risulta dunque chiaro che il timore urlato da chi, in malafede, ritiene che tale legge possa incrementare gli ingressi di migranti nel nostro Paese, non è altro che pura polemica in salsa elettorale, compiuta a danno di circa ottocentomila giovani che hanno l'unica colpa (se di colpa si può parlare) di avere genitori non italiani.

È inutile ribadire concetti già noti, a partire dall'ovvia considerazione che chi beneficerebbe dello ius soli è, di fatto, italiano quanto i coetanei che possono vantare la cittadinanza per sangue; è altresì scontato precisare che molti di questi giovani stranieri parlano lo stesso italiano dei ragazzi autoctoni, frequentano le stesse scuole, amano gli stessi cibi, tifano le medesime squadre e parlano alla perfezione anche i dialetti locali, differenziandosi solamente per alcuni tratti somatici.

Ciò nonostante, complice un'informazione omissiva e superficiale ed una politica poco coerente, i giovani figli di stranieri nati in Italia dovranno ancora continuare ad attendere il compimento del diciottesimo anno d'età per ottenere giuridicamente ciò che, di fatto, fa parte della loro vita.

Chissà cosa si dirà della politica attuale tra qualche decennio, nella convinzione che una legge sia stata fino ad allora approvata, quando si narrerà, nei manuali di storia o di diritto, del lungo percorso di riconoscimento dello ius soli, sacrificato sul doppio altare di Alfano e Salvini, soggetti di cui si auspica che nulla resti, se non rispetto alla narrazione di questa vicenda vergognosa.

Si scriverà sicuramente che il Partito Democratico, che aveva fatto dello ius soli uno dei suoi principali punti programmatici, si è ritrovato ad indietreggiare notevolmente, un po' per non perdere i voti essenziali di un partitino il cui posizionamento è altalenante a seconda dei momenti, un po' per non smarrire per strada i voti di elettori evidentemente superficiali, pronti a credere a qualsiasi affermazione pronunciata da Matteo Salvini, che, attraverso la menzogna dell'invasione e dei rischi ad essa connessa, ha costruito un impero, complice una stampa sensazionalistica e poco attenta.

È anche vero, tuttavia, che chi, tra molti decenni, si imbatterà nello studio e nella lettura di questi avvenimenti, non farà altro che riderci su, perché vivrà in una società ancora più multietnica e multicolore di quanto attualmente avvenga, con amministratori e dirigenti che potranno avere un colore di pelle differente rispetto agli italiani autoctoni e con la consapevolezza che né cento Alfano né mille Salvini avranno potuto arrestare l'inevitabile processo di integrazione.