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Uniti per ribadire Stop Glifosato

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di NICO CATALANO

Il glifosato, in inglese glyphosate è un composto aminofosforico della glicina, utilizzato come erbicida totale, non selettivo, brevettato dalla multinazionale Monsanto Company che lo ha prodotto e commercializzato come diserbante per l’agricoltura dall’inizio degli anni settanta sino al 2001 anno in cui alla scadenza del brevetto, il principio attivo chimico è divenuto di libera produzione.

Il prodotto proveniente dalla chimica di sintesi, inizialmente era impiegato soprattutto prima della semina per liberare i campi dalla flora spontanea, con l’introduzione delle piante geneticamente modificate resistenti al glifosato, questo diserbante è stato utilizzato in agricoltura anche dopo la semina in altre operazioni colturali quindi  venduto in tutto il mondo soprattutto dalla Monsanto, corporation che produce anche i semi delle piante modificate resistenti al principio attivo erbicida che gode di un mercato fiorente per i principali produttori dello stesso diserbante Tra i quali gli statunitensi Monsanto, DowAgro e DuPont, l’australiana Nufarm, la svizzera Syngenta e la cinese Zhejiang Xinan Chemical Industrial Group.

La sua diffusione  è legata alla crescente adozione delle colture ogm, in particolare nelle economie emergenti di alcune nazioni dell’Asia e dell’America Latina areali    che costituiscono oltre un terzo della domanda globale di glifosato, nonché dal nordamerica  regione che garantisce i fatturati più alti per la vendita del principio attivo, luoghi dove esso viene anche utilizzato per praticare la maturazione forzata in campo del grano duro, fase fenologica quasi sempre impedita naturalmente a causa delle caratteristiche basse temperature tipiche delle grandi pianure del Canada e degli Usa, frumento questo che sovente arriva nei mercati Europei  e spesso quindi  finisce grazie all’azione delle multinazionali dell’agroindustria e della GDO sulle tavole degli ignari consumatori Europei; negli Stati Uniti il glifosato è stato autorizzato dall’Environmental protection agency, mentre in Europa dalla Commissione europea, che lo ha approvato una prima volta nel lontano 2002  ma nel 2016 dopo il parere dello IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) istituzione scientifica che tramite seri e approfonditi studi  aveva dichiarato il principio attivo potenzialmente cancerogeno per l’uomo, la stessa Commissione propose sia di limitarne l’uso mentre contemporaneamente  prorogò l’autorizzazione alla messa in commercio fino alla fine del 2017, una decisione “salomonica”  in attesa di un parere definitivo sui rischi per la salute umana indotti dal pesticida da parte dell’autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

Questo pronunciamento della commissione associato ad un vasto movimento di opinione promosso da diverse associazioni ambientaliste, agricole  e di consumatori indusse il governo Italiano nell’agosto del 2016 ad emanare un decreto del ministero della salute che ordinò il ritiro dal commercio di ben 85 prodotti fitosanitari contenenti glifosato, composto sospettato di essere cancerogeno oltre a vietare l’utilizzo  dello stesso  principio attivo diserbante in parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie nonché nella fase di “preraccolta delle colture in un Paese come l’Italia dove sebbene non è consentita per legge la coltivazione di piante geneticamente modificate,  il glifosato è comunque sempre stato molto usato sia nelle pratiche colturali in campo sia in aree che non sono destinate all’agricoltura.

In questi giorni la Commissione UE dovrà prendere una decisione in merito al rinnovo dell’autorizzazione del glifosato o alla sua definitiva messa al bando, decisione che dovrebbe arrivare prima della metà di ottobre, fino ad oggi il nostro Paese è stato fondamentale nel rinvio della decisione finale sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso dell’erbicida tramite  il voto contrario e l’astensione del nostro Governo che hanno consentito di non raggiungere una maggioranza qualificata favorevole al rinnovo, questa posizione Italiana  risulta ancora più determinante in questo momento in virtù sia dell’annuncio del voto contrario da parte della Francia così come dell’indecisione espressa dalla Germania e da altri paesi europei.

A tal fine, in Italia un vasto fronte che comprende diverse associazioni e tanti cittadini ha raccolto circa due milioni di firme per chiedere al governo Italiano una conferma del proprio voto contrario ad ogni ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del  diserbante, una mobilitazione partecipativa costruita dal baso attraverso percorsi inclusivi e trasparenti  da una coalizione chiamata appunto stop glifosato : attivisti, cittadini e consumatori che  uniti ed in contatto con  un largo fronte europeo chiedono anche  alla   Commissione Europea l’apertura di un’inchiesta sull’operato della stessa EFSA dopo lo scandalo reso pubblico da diversi media in cui si evidenziava come il parere dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare in merito alla pericolosità per la salute umana del glifosato che smentiva il precedente studio promosso dallo IARC fosse stato influenzato da studi prodotti dalla multinazionale Monsanto e non frutto di ricerche autonome.

In questa vicenda oltre al rispetto per la salute dei consumatori e dell’ambiente è in gioco non solo l’attendibilità di alcuni organismi come l’EFSA sui cui rapporti tecnici “super pertes” la Commissione Europea dovrebbe fare riferimento per le sue decisioni ma è in ballo la credibilità dell’istituzione Europea e la sua capacità di tutelare i cittadini Europei dallo strapotere delle multinazionali.