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Il digiuno ipocrita

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di LAVINIA ORLANDO

Lo scorso 3 ottobre, quella parte di Italia che non ha ancora perso la lucidità, nonostante le spinte razziste provenienti da svariati fronti, ha ricordato la morte, avvenuta quattro anni or sono, di 368 migranti al largo di Lampedusa.

 

 

 

Se si andasse a riprendere la cronaca di quei drammatici giorni, con particolare riguardo alle reazioni sdegnate della c.d. opinione pubblica rispetto a centinaia di morti annunciate (perché era chiaro a tutti che, prima o poi, una tragedia di tali dimensioni si sarebbe verificata) e se si provvedesse a raffrontarle con la cloaca che quotidianamente fuoriesce dalle bocche e dalle mani di molti, sembrerebbe che siano trascorsi secoli e secoli da quella vicenda.

Ed invece, a distanza di soli quattro anni, molto è cambiato, anche nelle esternazioni pubbliche, e le lacrime versate in quell’occasione, i proclami, lo sdegno si sono tramutati in paura e, talvolta, odio a danno di chi giunge nel nostro Paese a bordo dei tanti barconi, in tutto uguali a quello affondato nel 2013.

Alla luce di quanto esposto, la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, per l’appunto celebrata il 3 ottobre, non può che essere qualificata come un’inutile bandierina piantata su di un suolo ardente e destinata ad essere liquefatta tra le fiamme degli insulti di stampo razzista in cui siamo oramai immersi.

Ciò che tuttavia rende ancora più disastroso il quadro d’insieme è la sfilata a Lampedusa dei rappresentanti della politica nazionale – tra di essi, il Presidente del Senato Grasso ed il Ministro dell’Istruzione Fedeli – la cui presenza in occasione dell’anniversario risulta davvero curiosa, visto il disastroso arresto, per ragioni puramente elettorali, strettamente ricollegate agli arrivi migranti, dell’iter della proposta legislativa sullo ius soli, che pure poco o nulla centra con gli sbarchi, ad opera del medesimo partito al quale i tre rappresentanti citati aderiscono.

Strettamente ricollegata a tale vicenda, spicca l’iniziativa avviata da circa 800 insegnanti, che hanno sottoscritto un appello a favore dello ius soli e che hanno intrapreso, proprio a partire dal 3 ottobre, uno sciopero della fame a staffetta per sollecitare il Parlamento a riprendere la discussione in ordine alla proposta di legge sulla cittadinanza, seguiti a ruota da circa ottanta parlamentari, guidati dal senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato (tra le adesioni, spiccano quelle del Ministro Del Rio e di alcuni Sottosegretari).

È quasi inutile precisare che, alla luce di quanto accaduto in diversi anni di percorso legislativo della proposta, la scelta dei parlamentari pare essenzialmente una grossissima presa in giro: ciò che il Partito Democratico ha definito “battaglia di civiltà” si è inesorabilmente trasformata in una “battaglia elettorale” ed è ora naufragata con un’iniziativa che resterà velleitaria se non si dimostrerà di procedere nel senso di azioni concrete, che, per intenderci, date le condizioni attuali, non possono che risolversi in un’unica scelta.

Il Ministro Del Rio, ad esempio, se è vero che tiene tanto allo ius soli, invece che scioperare contro una decisione presa dalla stessa maggioranza di cui fa parte, la abbandoni e si dimetta.

Questo anche alla luce delle nuove proposte di mediazione provenienti da Alternativa Popolare, che  risultano, se possibile, ancora più grottesche della scelta dei parlamentari “a dieta part time” e che si risolvono nell’idea che lo ius soli venga concesso in presenza di entrambi i genitori (e non più di uno solo) con permesso di soggiorno a lunga durata e che il ciclo scolastico abbracci un termine più lungo della sola scuola primaria, riguardando anche la secondaria di primo grado.

Giunga dunque ai parlamentari scioperanti un unico, sommesso, consiglio: che riprendano a mangiare, perché, visti i presupposti, una legge seria sullo ius soli non verrà approvata, né ora, né tra qualche mese e provino a risparmiarci l’ennesima pantomima dagli esiti più che scontati.