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Mafia, violenza e CasaPound

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di LAVINIA ORLANDO

L'aggressione ad Ostia del giornalista Rai Daniele Piervincenzi, da parte di un losco figuro, tale Roberto Spada, non può che intrecciarsi con le recenti vicende politico - amministrative che hanno interessato il X Municipio di Roma, che è, in realtà, una vera e propria città, con i suoi 230.000 abitanti.

 


Commissariata da due anni per infiltrazioni mafiose, con un ex Presidente di Municipio, in quota Pd, condannato in primo grado a cinque anni di carcere, accompagnato da alcuni dirigenti comunali, controllata dal c.d. clan Spada, all'anagrafe importante famiglia imprenditoriale ostiense, ma secondo i giudici composta da numerosi soggetti dediti ad estorsioni, traffico di stupefacenti e racket, con l'aggravante del metodo mafioso, Ostia si è recata ad elezioni in concomitanza con le consultazioni siciliane, presentando un esito controverso.

Basti pensare alla bassissima percentuale di votanti, pari a poco più del 36% degli aventi diritto ed al boom di CasaPound, forza politica di estrema destra, che ha raggiunto il 9% dei consensi. E che a vincere il ballottaggio di metà novembre sia la candidata di un Movimento Cinque Stelle in netto calo rispetto alle elezioni capitoline o l'esponente del centrodestra poco importa, dal momento che il tutto risulta ora soppiantato dalle violenze subite dal giornalista, dalle presunte collusioni del partito di CasaPound col clan Spada, dal clima intimidatorio di cui continua ad essere impregnato l'ambiente ostiense e dall'importante crescita di una forza che fa dei rimandi fascisti, della violenza verbale dei suoi leader e della violenza fisica perpetuata da alcuni suoi iscritti i principali punti di forza.

Risulta utile ribadire un concetto che potrebbe sembrare ovvio, ma che, alla luce dell'episodio citato all'inizio e, soprattutto, delle esternazioni di molti cittadini comuni, potrebbe non essere così scontato: non c'è ragione alcuna che possa giustificare atti violenti nei confronti di un giornalista, armato di semplici penna, taccuino e telecamera. E non ha senso alcuno tentare di minimizzare l'episodio sulla base dell'idea, purtroppo alquanto comune, per cui “il giornalista se la sarebbe andata a cercare, avendo posto domande scomode ad un tipo come Roberto Spada”. Il fatto che quest'ultimo avesse espresso pubblicamente le sue simpatie per Luca Marsella, candidato ad Ostia per CasaPound, ha naturalmente fatto sorgere una serie di dubbi (che meritavano di essere chiariti), circa la possibile vicinanza del predetto partito ad una famiglia mafiosa (secondo quanto risulta dalle sentenze) e circa la misura in cui tali simpatie siano risultate di ausilio nella scalata del partito fascista, ragione per cui Piervincenzi si è avvicinato a Spada, fino ad allora comunque pulito penalmente (successivamente all'episodio, è invece intervenuto il fermo del picchiatore, che è stato condotto in carcere, con le accuse di lesioni e violenza privata con l'aggravante di aver agito in un contesto mafioso).

E quanto possa essere considerato corresponsabile indiretto della testata anche lo stesso candidato CasaPound è circostanza abbastanza chiara. Il Marsella non ha mai rifiutato le simpatie degli Spada, come qualunque soggetto libero da condizionamenti avrebbe invece subito fatto se si fosse trovato al suo posto. Delle due l'una: o il clima intimidatorio in quel di Ostia risulta talmente forte da aver impedito al candidato di punta di CasaPound di rigettare il sostegno del clan o il Marsella non poteva rifiutare le simpatie mafiose onde evitare di perdere quei voti che hanno trasformato il partito neofascista nella quarta forza politica di una grossa municipalità. Che ci sia codardia o interesse dietro all'incapacità del Marsella di pronunciare anche solo il nome “Spada”, in entrambi i casi disquisiamo di un soggetto e di una forza politica che dimostrano di essere il contrario rispetto a quanto urlato ai quattro venti (“CasaPound rappresenta l'antidoto contro le mafie”) e, dunque, non poi così differente rispetto alla politica tradizionale e parlamentare tanto osteggiata dalla forza in parola.

Non è solo la vicinanza della mafia, tuttavia, ad accendere i riflettori su CasaPound, che accresce consensi non solo ad Ostia, avendo eletto diversi amministratori in varie zone d'Italia. Numerosi interrogativi accompagnano tale ascesa, tutti comunque legati ad una questione di base: può essere sufficiente la legittimazione popolare, intesa come numero di iscritti e di voti, ad assicurare la liceità di una forza politica che si definisce fascista, che incita alla violenza (“Vi accoltello tutti come cani, vi ammazzo!”, ebbe a dire il candidato di CasaPound con riferimento ad alcuni studenti che manifestavano contro l'apertura di una sede del partito neofascista), i cui iscritti alzano il braccio destro come segno di riconoscimento, che vede numerosi aderenti processati e condannati per rissa e violenza, che organizza vere e proprie ronde per salvaguardare la sicurezza degli italiani rispetto alle presenze straniere?

La risposta a tale interrogativo non può che essere negativa per chiunque ritenga il fascismo una pagina nera della storia italiana e per chiunque pensi che una possibile risoluzione alle tante problematiche attuali non sia quella di parcellizzare le vittime delle diverse scelte sbagliate poste in essere dalla politica (per intenderci, italiani contro migranti).

Giungiamo così al vero fulcro del problema: la forza di CasaPound è tutta nella debolezza della sinistra, quasi totalmente assente tra le classi sociali più basse, le medesime su cui CasaPound pare  maggiormente incidere. Ecco allora che, per quanto importante sia continuare a tenere accesi i riflettori sui “fascisti del terzo millennio”, sulla violenza di cui si fanno portatori e sulle amicizie pericolose che li vedono protagonisti, risulta assolutamente fondamentale ed imprescindibile per la sinistra ritornare ad occuparsi delle questioni per cui, originariamente, è nata e per la cui risoluzione si è per tanti decenni fortemente battuta.