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Skinhead a Como

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di LAVINIA ORLANDO

“È tutta colpa degli immigrati/clandestini!”,

 

oppure “Siamo sommersi da questi neri, che non fanno altro che rubare e violentare donne!” ed ancora “Se li prendessero tutti a casa quelli di sinistra!”, ma si potrebbe andare avanti all'infinito. È questo il mantra degli ultimi anni, formule che, ripetute senza soluzione di continuità ed amplificate da molte forze politiche di destra (ma non solo), sono oramai entrate nella testa della maggioranza degli italiani, trasformando così i migranti in reale e logica causa di qualsivoglia problematica colpisca il nostro Paese.

Tale ritornello, divenuto oramai tanto comune da rappresentare il “trending topic” per antonomasia – e non solo sui social network - e da sentirlo dunque pronunciare in ogni luogo ed in ogni situazione, avrebbe già dovuto essere oggetto di attenzioni da chi di dovere, ciascuno per la parte di propria competenza: forze dell'ordine, magistratura, partiti politici, governi, Amministrazioni regionali, Enti locali, Chiesa ed associazioni.

Sarebbe ingeneroso e poco rispondente alla verità dei fatti affermare che questo non sia assolutamente avvenuto, perché in tutti i Comuni d'Italia, per fortuna, esiste almeno una realtà impegnata, non solo a testimoniare un Paese differente da quanto parrebbe essere, ma anche e soprattutto ad agire concretamente per lottare contro il razzismo e favorire l'integrazione.

Quanto fatto, tuttavia, non è sufficiente, vista la rinascita di ideologie, fenomeni e raggruppamenti che s'immaginava essere oramai morti e sepolti. Nonostante da più parti si continui ad affermare che non ha alcun senso parlare di ritorno del fascismo, Casapound e Forza Nuova a parte, gli episodi che vanno in tale senso non mancano.

In particolare, l'ultimo accadimento in ordine di tempo ha acquisito un particolare rilievo per le modalità adottate. Non parliamo di marce rievocative o di comizi inneggianti al Duce, ma di un'interruzione, apparentemente pacifica, della riunione di una rete di associazioni di Como, “Rete Como Senza Frontiere”, posta in essere da alcuni aderenti al gruppo “Veneto Fronte Skinheads”. I giovani, pur non avendo usato violenza, hanno imposto a tutti gli astanti - la cui reazione estremamente pacifica rappresenta un esempio da esportare in simili situazioni - la lettura di un volantino, mirante, tra un accenno al c.d. turbocapitalismo ed ad un non ben specificato pseudoclericalismo, entrambi asserite concause dell'immigrazione, a lanciare un'invettiva contro chi mira a “sostituire” gli autoctoni con  “non popoli” ed a ricordare agli artefici della mutazione etnica  che “il popolo si ama e non si distrugge” e che è necessario “fermare l'invasione”.

Gli incursori, denunciati per violenza privata, rappresentano uno spaccato della nostra società, forse anche più ampio di quanto si voglia continuare ad immaginare, e sbaglia chiunque si ostini a relegare tali fenomeni nel calderone delle ragazzate: se è vero che gli esecutori non hanno perpetuato violenze fisiche a danno dei presenti, è anche vero che chi conosce la storia non ha potuto che paragonare tale episodio a quanto avveniva nel nostro Paese quando il fascismo cominciava a farsi strada, totalmente incontrastato da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto occuparsene o degli intellettuali che avrebbero dovuto avere gli strumenti culturali utili a rendersi conto, con dovuto anticipo, di quanto stava per perpetuarsi.

In maniera del tutto analoga, ora come allora, sono in pochi a preoccuparsi di fatti come quello narrato (che non è che l'ultimo di una lunga serie), soprattutto tra coloro che continuano a cavalcare l'onda dell'immigrazione per acquisire consenso elettorale. Nel frattempo, i social network si trasformano sempre di più in cloache, l'odio razziale aumenta ed i pochi che tentano di opporsi alla deriva xenofoba vengono a loro volta ricoperti di insulti, tanto da decidere, nella maggior parte dei casi, di tacere.

Serve dunque una risposta ferma, seria ed univoca: oltre al ruolo di magistratura e forze dell'ordine, spetta a politica, giornalisti e c.d. intellettuali il compito di stigmatizzare e formare il pubblico, avendo sempre a mente uno straordinario scritto che non perde mai la sua attualità, a maggior ragione dopo gli eventi sopra narrati: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non era rimasto nessuno a protestare”.