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Home Politica Politica Lettere al Direttore/ Il declino della violenza a New York non è dovuto solo a ragioni locali

Lettere al Direttore/ Il declino della violenza a New York non è dovuto solo a ragioni locali

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Caro direttore, su La Repubblica di venerdì scorso (Dalla tolleranza zero alla prevenzione così New York ha ucciso il crimine) Anna Lombardi ha indagato sui motivi per i quali nel 2017 si è registrato un calo record di omicidi, rapine, stupri frodi e furti. In particolare la giornalista ha cercato di capire come mai si è passati da 2245 omicidi  e 527.000 crimini nel 1990 a 285 omicidi e 94.806 crimini nel 2017. Le ragioni individuate sono varie: l’attivismo contro il crimine negli anni ’90 del sindaco Rudolph Giuliani e del capo della polizia William Bratton; lo sviluppo dell’economia; l’incremento del numero dei poliziotti; l’eliminazione dalla strada del mercato della droga; il pattugliamento dei luoghi dove i crimini erano epidemici. Quello che, però, non viene detto all’interno dell’articolo è che la diminuzione dei crimini a New York si inserisce in un trend mondiale, che riguarda in particolare il mondo occidentale. Ci sono quindi ragioni della diminuzione dei crimini che vanno al di là del caso specifico di New York. Quali sono queste ragioni?  Al termine di una lunga riflessione sulla violenza lo psicologo statunitense Steven Pinker [all’interno del suo fortunato libro Il declino della violenza (2013; ed. or. 2011)] ha sostenuto che il declino della violenza registratosi negli ultimi secoli, e che è continuato negli ultimi decenni, è dovuto al trionfo dei migliori angeli della nostra natura (empatia, autocontrollo, moralità e ragione) sui nostri demoni interiori (predazione, dominanza, vendetta, sadismo, ideologia). Tale trionfo, secondo Pinker, è stato reso possibile dalle istanze civilizzatrici su cui l’Occidente ha fondato la propria identità: monopolio statale dell’impiego legittimo della forza, alfabetizzazione, cosmopolitismo, libertà di commercio, “femminizzazione” della società e un uso sempre più ampio della razionalità nell’agire economico e nel dibattito pubblico.

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani (SA)

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Caro Direttore,

sin dall’inizio della mia esperienza politico-istituzionale, ho sempre pensato che l’impegno nelle istituzioni non può essere per sempre, che non può diventare un mestiere.

Quando la XVII legislatura della Repubblica passerà le consegne alla successiva, avrò completato il mio 18° anno consecutivo nelle istituzioni, prima regionali e poi nazionali. 18 anni sono tanti. Mai avrei immaginato di dedicare una parte così grande della mia vita all’impegno pubblico.

E’ giusto e naturale che la classe dirigente si apra ad una nuova generazione; da parte mia riconquisterò tempo per la mia vita privata, spegnerò qualche riflettore,  restituirò  attenzioni alla mia famiglia ed ai nuovi impegni professionali che verranno.

In realtà, la decisione di non ricandidarmi stava maturando già da qualche tempo. Ero tentato di esternarla già nel mese di luglio, subito dopo l’ultimo grande successo elettorale di cui sono stato protagonista. Ma alcuni cari amici, quasi spaventati dalla mia decisione che avevo cominciato a confidare, mi hanno chiesto di aspettare. E l’ho fatto perché non volevo per nessuna ragione che tale mia scelta, espressa con largo anticipo, disorientasse il partito.

I 18 anni sono tutti compresi negli anni 2000, il periodo senz’altro più difficile dal punto di vista socio-economico per il nostro territorio e per la nostra gente.

Da una parte il mio consenso elettorale cresceva a vista d’occhio, i successi personali e di partito si rincorrevano in una sequenza ripetitiva ininterrotta fino ad arrivare ai giorni nostri; dall’altra, le vicende del nostro territorio diventavano sempre più complesse e difficili ed il peso della responsabilità diventava sempre più gravoso.

Non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità istituzionali, ho provato sempre ad agire con rigore e sobrietà, non ho mai tradito la fiducia di qualcuno.

Per qualche anno ho sempre portato nella mia borsa la dichiarazione dei redditi presentata nel 1999, l’anno precedente alla mia prima elezione in Regione, per documentare che la mia condizione economica, dopo l’elezione, era tutt’altro che migliorata. E ancora oggi quel reddito del 1999 è superiore a quello dichiarato quest’anno.

Ringrazio Dio per tutti i doni che ho ricevuto, ringrazio la mia famiglia e mia moglie in particolare per la pazienza che hanno avuto e per la forza che mi hanno dato. Ringrazio tutte le persone che hanno creduto in me, nella mia lealtà, nella mia voglia di fare. Ringrazio tutti i miei elettori, soprattutto quelli che non ho mai conosciuto personalmente.

Le prossime elezioni politiche saranno per il mio partito le prime elezioni a Taranto con me nella veste di semplice iscritto al PD. So che per molti non sarà facile, ma bisogna subito trovare le motivazioni per consolidare il primato che il Partito Democratico ha conquistato e mantenuto a Taranto da quando è nato.

Nella mia esperienza politica ho conosciuto in questi anni tante persone meravigliose che mi hanno  gratificato con un incessante sostegno appassionato e disinteressato; ne ho conosciuto altre, invece,  solo interessate a cercare nelle politica una scorciatoia per migliorare la loro condizione economica e sociale. Non biasimo alcuno, ma nel mio cuore c’è posto solo per i primi.

Grazie Direttore per l’ospitalità e grazie ancora per tutte le attenzioni che la sua testata mi ha voluto riservare in questi magnifici 18 anni.

On. le Michele Pelillo