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Per la famiglia tradizionale

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di LAVINIA ORLANDO

L'attuale campagna elettorale pare aver messo d'accordo un po' tutti, indipendentemente dal proprio orientamento politico,

 

su di un punto ben preciso: più che un confronto sui temi e sulle possibili soluzioni, la partita pare giocarsi (sicuramente in misura maggiore rispetto a quanto avvenuto in passato) sul terreno di chi la spara più grossa.

Numericamente notevoli risultano, difatti, le affermazioni e gli slogan adoperati da leader politici e candidati vari a sostegno delle differenti tesi: tra una frase sgrammaticata ed un promessa ripetuta da decenni e mai mantenuta (nonostante a pronunciarla sia chi abbia avuto modo di governare già per diversi anni), tra un auspicio che va in contraddizione con quanto realizzato negli anni addietro ed una straordinaria elencazione di indirizzi politici palesemente irrealizzabili, le epiche dichiarazioni da cui siamo letteralmente inondati in queste settimane, in un climax ascendente che non si arresterà prima del 4 marzo, il primo posto ideale non può che essere provvisoriamente attribuito – con certezza che in tanti riusciranno a superarlo - alla leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

L'ex Ministra si è fatta affiggere sui maxi tabelloni di molte città italiane accompagnata dalla seguente frase “Difendi la famiglia tradizionale”, che inequivocabilmente rappresenta uno degli slogan di punta del partito della Meloni.

La pioggia di critiche che ne è seguita, tanto repentina quanto dirompente, si è ovviamente incentrata sull'evidente stridore creatosi tra l'intento espresso dal partito e le scelte di vita dell'ex missina e dei sui compagni di avventura, leader delle forze politiche in coalizione con Fratelli d'Italia: considerando che la Meloni ha prole nata fuori dal matrimonio, che Matteo Salvini ha all'attivo separazione, due figli con due donne differenti ed una nuova compagna diversa dalle madri dei suoi figli e che Silvio Berlusconi, oltre a trovarsi nella medesima situazione del leader della Lega, vanta altresì un trascorso (anche giudiziario) che rappresenta l'esatto contrario rispetto ai precetti cristiano cattolici, lo slogan della Meloni non poteva che generare quanto meno ilarità.

Posto che, Berlusconi a parte, le altre condotte risultano del tutto lecite e rispettabili, non essendoci nulla di male e non commettendosi alcun reato nei casi in cui si decida di generare figli senza il preventivo matrimonio dei futuri genitori o laddove si addivenga a separazione o divorzio, è davvero curioso che gli stessi che pongono i principi cattolici quale base delle proprie politiche siano i medesimi che non li rispettino – quando invece la politica dovrebbe essere, prima di tutto, buon esempio e coerenza.

Passi, tuttavia, questo evidente contrasto, il tutto ruota intorno al significato che Fratelli d'Italia attribuisce alla locuzione “famiglia tradizionale”.

È la Meloni medesima a fornirne interpretazione autentica, laddove, interrogata sulla questione visto l'enorme polverone sollevatosi, ha affermato che l'intento del tabellone è quello di esplicitare un caposaldo del programma del suo partito, riassumibile nella necessità da parte dello Stato “di aiutare le famiglie”, essendo uno degli attuali problemi dell'Italia proprio quello della “natalità” e della “procreazione”. La soluzione per la Meloni sarebbe dunque quella di “evitare la sostituzione degli italiani con gli immigrati”, dovendo invece tutelare gli italiani con famiglia, attraverso “incentivi alla natalità, asili nido gratuiti, reddito di infanzia, sostegno alle mamme che lavorano”.

Viva, dunque, le famiglie (di diritto o di fatto, poco importa) purché siano “tradizionali”, ossia esclusivamente italiane.

Ecco svelato, dunque, il vero scandalo insito nello slogan della Meloni. Non riuscendo infatti a reggere, perché palesemente smentito dai fatti e per manifesta incapacità dei rispettivi leader, l'assunto per cui i partiti di centrodestra sarebbero i detentori dei principi cattolici, lo slogan sopra esposto viene adattato seguendo le esigenze elettorali contingenti.

Ecco così che la “famiglia tradizionale” assume nel lessico della destra il significato di “famiglia autoctona” e che le ragioni di crisi e difficoltà economica vengono addebitate allo straniero, secondo l'equazione che farà sicuramente vincere le elezioni alla coalizione di centrodestra.

I manifesti della Meloni e l'interpretazione che ne è seguita non sono che differenti versioni, che potremmo definire edulcorate, di quanto già esternato dal candidato del centrodestra alla Presidenza della Regione Lombardia, in quota Lega, Attilio Fontana, che si è speso in un appello affinché la “razza bianca” non scompaia.

Per quanto i termini utilizzati siano differenti, la sostanza resta la medesima: invece che scandalizzarsi per i divorzi di Salvini e per la prole della Meloni nata fuori dal matrimonio, bisognerebbe adirarsi per le continue affermazioni razziste poste a base della campagna elettorale dei due leader appena citati.