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Fascismo, dentro e fuori le istituzioni

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di MARCO SPAGNUOLO

Dopo il tentativo di strage fascista, a opera del leghista Luca Traina, questa settimana è stata intensa di provocazioni e intimidazioni, e si concluderà oggi con una grande manifestazione antifascista a Macerata.


Provocazioni fasciste da parte, prima, di Matteo Salvini, che ha cercato di legittimare il movente politico e che, minimizzando la pregnanza politica del gesto, ha rilanciato l’accusa contro gli immigrati: “troppi”. Questa, seguita da Forza Nuova, che ha annunciato via Facebook solidarietà a Luca Traini: “mettiamo a disposizione avvocati”, perché “non tollereremo più altre distrazioni o ingiustizie”. E mercoledì hanno replicato che “se il nigeriano sarà scarcerato sarà rivolta”. Mentre il leader di CasaPound, Di Stefano, lo stesso giorno si è recato a Macerata per invocare una pena di morte nei confronti dei sospettati, e poi ha proseguito la sua campagna elettorale ad Ancona – e, in tutte e due le tappe, non ha trovato alcuna accoglienza.

Ma, a fronte di quelle provenienti dalla destra fascista, altre provocazioni ci sono state. La prima, quella di Minniti, che ha spiegato la sua politica sull’immigrazione: “ho fermato gli sbarchi perché avevo previsto un caso Traini”. E poi la provocazione del sindaco di Macerata, che insistentemente ha invitato tutti gli antifascisti a non manifestare quest’oggi, fino a chiedere aiuto alla Prefettura.

Guardando a “sinistra”, il fronte antifascista si dimostra ancora una volta fratturato profondamente. In seguito al primo appello del sindaco a non manifestare, le segreterie ARCI, CGIL, Libera e ANPI hanno annunciato il loro dietrofront, addirittura aggiungendo che “la manifestazione è stata annullata”, impossibile perché non chiamata da loro. Secca la replica del CSA Sisma: “una gravissima operazione di boicottaggio […] notizia falsa”. E, in questi giorni, numerose sono state le dissociazioni di circoli ARCI, sedi locali della CGIL e un paio di sezioni ANPI.

In questo clima, nella sera di mercoledì, un candidato di Potere al Popolo di Avellino è stato brutalmente picchiato al ritorno dal lavoro, perché viaggiava sul suo furgone verso casa, assieme a un collega, dopo aver finito il turno di lavoro. Al posto di blocco, gli agenti hanno spiegato che stavano cercando un furgone come quello su cui i due stavano viaggiando e, alla richiesta di chiamare in azienda per confermare che fosse appunto un semplice mezzo di lavoro, gli agenti hanno prima sbattuto Della Pia contro lo sportello. Poi a terra, poi giù con calci e pugni tutti mirati al volto.

Una settimana, questa che si sta concludendo, all’insegna di un’esplosione delle idee xenofobe e fasciste, di minacce – del sindaco di Macerata e del Viminale – istituzionali contro il diritto al manifestare (per gli antifascisti), di oscuramento mediatico della sinistra radicale e di esposizione continua in TV e sui giornali dei partiti neofascisti, con interviste e video delle loro dichiarazioni. La fase che stiamo vivendo ci sta ancora una volta sussurrando una vecchia frase: “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”.