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Rogero Paci: sinistra e futuro prossimo

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di MARCO SPAGNUOLO

Lontani di qualche giorno dalle analisi sul voto, nell’incertezza di ciò che avverrà nel futuro più prossimo, abbiamo interrogato Rogero Paci – candidato per Potere al Popolo al plurinominale Puglia 01 – su quali scenari politici pensa che la sua lista si incanali nel territorio regionale.

 

Una lista che si è presentata, “al di là del risultato”, come un agglomerato di esperienze che provengono dai territori, in primis quella napoletana dell’Ex OPG occupato “Je so pazzo”, dai comitati ambientali a movimenti contro le grandi opere, con la presenza di Rifondazione comunista.

«La sconfitta del centro-sinistra è sicuramente una sconfitta del governo Gentiloni e della segreteria del PD, perché evidentemente misure come la legge Fornero e il Jobs Act sono state giudicate negative dagli elettori, come di fatto lo stesso Rei è stato giudicato come una misura non sufficiente a colmare la povertà». «Abbiamo convocato un’assemblea già prima dell’esito delle elezioni, nella giornata del 3 marzo, per riunirci il 18 marzo a Roma» per comprendere come Potere al Popolo possa funzionare da «contenitore di realtà più piccole e grandi dove queste possano riconoscersi in battaglie comuni». «Le battaglie che abbiamo portato avanti, per quanto riguarda i piccoli comitati territoriali, riguardano fondamentalmente la giustizia, in due passaggi: quello della rivendicazione di una “giustizia procedurale” e quello della rivendicazione di una “giustizia ambientale” – riunendo le microvertenze (ad esempio, l’inceneritore che sta per essere costruito a Modugno) e le macrovertenze (TAP, TAV, MOSE, ecc.)»

«Come pensi che Potere al popolo possa riunire i diversi livelli tanto generazionali quanto tematici dei diversi comitati, movimenti, collettivi?»

«Credo che la nostra forza risieda nel nostro programma». «Io porrei il reddito minimo garantito al centro, perché è una misura che in questo momento risolleverebbe 18 milioni di persone dalla povertà e, a livello pugliese, circa un quarto della popolazione» permettendo «una vita più dignitosa, perché le misure messe in campo fino ad ora sono insufficienti e condizionate dalla cittadinanza o dalla famiglia». Dunque, anche «l’abbassamento delle ore lavorative di settimanali a 32 ore» e «nei luoghi del lavoro una nuova legge della rappresentanza, simile a quella avanzata da Landini ai tempi della contrattazione di Mirafiori». Infine, «una forte redistribuzione della ricchezza, che parta da una patrimoniale e si sviluppi su scaglioni fiscali molto più ampi: per i redditi sopra i €100.000 annui, l’aliquota marginale è del 70%». Potere al Popolo, riguardo le spese sociali, ha anche proposto di «abolire il patto di stabilità interno». «Nel nostro programma, a proposito di patto di stabilità e partecipazione, abbiamo proposto di ridare democrazia nei luoghi pubblici di gestione dei beni comuni locali, di cui l’ABC di Napoli è un esempio virtuoso».

«La settimana scorsa, su Ilsudest, ho pubblicato un articolo in cui ponevo l’accento sulla distanza concreta della politica tradizionale dalla società. Si è parlato molto di scuola, lavoro, istruzione; si è parlato parecchio di giovani; non si è quasi mai dato spazio ai giovani. Potere al Popolo si è costruita su esperienze di autogestioni del territorio: ora come intende favorire queste esperienze? Da dove partire, per esempio, per quel che riguarda il territorio di Bari?»

«Innanzitutto, partirei da un dato. La scorsa legislazione è stata una delle legislazioni più giovani, ma questo non ha coinciso con politiche a favore dei giovani, anzi. La riforma Fornero, Jobs Act, Buona scuola sono i tre esempi principali». «Si è rotto un patto, sicuramente, intergenerazionale: il passaggio di giustizia si è interrotto – noi siamo molto più poveri, abbiamo molti meno diritti dei nostri padri» e «siamo una generazione molto “televisiva” e social, abituati ad una comunicazione rapida e frenetica: questi sono stati i due motivi principali che hanno portato alla vittoria del M5S nella fascia dai 18 ai 30 anni». «Come contrastare tutto ciò? A Bari, ci sono molte vertenze sociali – dai servizi pubblici locali fino alla questione ambientale – dalle quali ripartire per un discorso sugli spazi sociali. È evidente che gli spazi sociali, che si occupano di gestire le emergenze territoriali, siano realtà sussulte da un modo di fare politica chiuso e occludente ereditato dalle esperienze vendoliane, oppure represse in tutti i modi quando si mostrano aperte e includenti». Quindi, tale questione «va seguita con maggiore attenzione, evitando la repressione e i metodi fascisti come il DASPO, perché spazi come Villa Roth, l’Ex Caserma Liberata, il Socrate Liberato, o un’esperienza come quella del mercato di via Carrante, mettano in luce emergenze quotidiane e diano anche una risposta effettuale, dal basso e partecipata».

Paci ha poi aggiunto: «non posso non ricordare che questa esperienza parta dalla volontà dei ragazzi e delle ragazze dell’Ex OPG, assieme a tanti altri e a Rifondazione. “Je so pazzo” racchiude in sé una forte denuncia contro la povertà e l’emarginazione sociale. Sicuramente, queste esperienze mettono in evidenza che se 11 milioni di persone non sono in grado di curarsi, 18 milioni sono a rischio di emarginazione sociale, se comunque povertà significa non arrivare a fine mese, pagare le bollette, mangiare due volte al giorno, ci sono lo stesso compagni e compagne che riaprono spazi e li riaprono alla cittadinanza e poi costruiscono dal basso una lista elettorale».