Il SudEst

Saturday
Oct 20th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Politiche 2018, Sinistra italiana ultima fermata: compagni si scende

Politiche 2018, Sinistra italiana ultima fermata: compagni si scende

Email Stampa PDF

di NICO CATALANO

Il voto espresso, dagli italiani domenica scorsa ha decretato il trionfo del M5S e della Lega, premiati da alti consensi, omogenei in tutto il territorio nazionale, sconfitti tutti gli altri partiti, da forza Italia che ha sicuramente tenuto anche se nei numeri ridimensionata, al partito democratico che ha visto i suoi consensi ridursi di oltre la metà rispetto alle Europee del 2014, toccando il suo minimo storico, conseguenza delle politiche profuse dai governi a trazione pd che si sono succeduti in questi anni, un periodo in cui la lieve crescita economica registrata dopo la crisi del 2008 non è stata affatto sinonimo di benessere per tutti; anni che hanno visto aumentare la povertà assoluta nel nostro Paese sino ai livelli record del 30% della popolazione, in cui le varie riforme: lo job act, la buona scuola, lo sblocca Italia, il salva banche e la Legge Fornero, più utili per obbedire ai dettami di Austerità imposti dall’ Europa dei tecnocrati che alle vere esigenze del Paese, misure presentate dalla politica e da tanta stampa prezzolata, incapace di leggere e raccontare il “Paese reale” come la panacea risolutiva di tutti i “mali” ma che invece hanno solo accentuato ancora di più questa situazione di devastazione economica e sociale in cui versava l’Italia, creando uno  iato tra cittadinanza e istituzioni,  quella enorme distanza favorita anche dal contemporaneo, sciagurato smantellamento di quelle che un tempo erano definite le “Casematte Gramsciane” : partiti e sindacati.

Le consultazioni del 4 marzo hanno confermato la spinta a rovesciare proprio queste “riforme” premiando la lega di Salvini  al Nord, dove ancora c’è ricchezza e benessere da “difendere” tramite una lotta dei penultimi contro gli ultimi :  migranti, diversi, rom, musulmani, visti come la causa di tutti i mali e di ogni “insicurezza”  il pericolo per quel poco di lavoro che è rimasto, infatti “prima gli italiani” è stato lo slogan di un partito come la Lega percepito come “contro il sistema” anche se da sempre alleato con il più longevo  dei politici italiani, icona principale dello stesso sistema: Silvio Berlusconi; mentre nel sud impoverito di diritti, strutture e infrastrutture, si sono verificati consensi plebiscitari per i Cinque Stelle, non più solo movimento antisistema, ma forza di governo, tramite la volontà di accreditarsi in quello stesso sistema tanto avversato, proponendo un’inedita alleanza tra il tessuto connettivo dell’economia Italiana,  quella piccola- media impresa e gli effetti nefasti prodotti negli ultimi due decenni dalla globalizzazione liberista: il precariato diffuso, gli esclusi delle periferie, quella società rancorosa, individualista e dispersa, un nuovo modello di social-liberismo necessario per collocarsi al centro del sistema, ad  oggi forse l’unica, possibile risposta all’alleanza tra le tecnocrazie Europee e i partiti tradizionali, dal pd a Berlusconi, tutte quelle forze che dal 2011 hanno sostenuto la stagione dei “pareggi di bilancio” e delle riforme imposte ai cittadini, dai governi “responsabili delle larghe intese” e del “Presidente” che hanno desertificato socialmente ed economicamente il nostro Paese.

La grande sconfitta di questa tornata elettorale è la sinistra, sia quella riformista, che non riesce ad uscire da tesi ormai vetuste, da un riformismo ormai sconfitto dalla storia, quello alla Tony Blair e Romano Prodi, un’idea in cui l’efficienza garantita dai mercati non è  in contrasto con la tutela dei più deboli, in cui le privatizzazioni  sono utili perché “il privato gestisce le imprese meglio del pubblico” e la flessibilità dei fattori produttivi tra cui il lavoro è necessaria, azioni politiche che hanno determinato una  società con forti disuguaglianze anche per una mancata ridistribuzione delle risorse tanto da non permettere un welfare inclusivo ed efficiente; perdente anche la sinistra radicale, sempre più divisa, priva di visione strategica, infantile, inconcludente e incoerente, quella sinistra che anziché proporre volti, prassi e dinamiche nuove, ha riprodotto le stesse logiche di sempre, con le candidature imposte dall’alto, divise per quote di provenienza e non per reale meritocrazia, le solite liste elettorali costruite a tre mesi dal voto dove includere tutto e il contrario di tutto in stile “la sinistra L’arcobaleno” fino al ritrovarsi a tre giorni dal voto con la dichiarazione del leader Grasso che smentiva quanto detto fino ad allora dai vari  Frattojanni e Civati, dichiarandosi favorevole alla modifica e non alla cancellazione della legge Fornero.

Liberi e uguali, che doveva rappresentare la rinascita della sinistra italiana, si ritrova con un risultato scadente, quasi vergognoso, quella lista che nei propositi doveva rappresentare la novità ma che invece ha proposto le candidature di Bersani, Errani, Fassina, Grasso, D’Alema, Speranza ed Epifani, cioè di tanti che hanno sostenuto i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, votato la legge Fornero, il Jobs Act, lo sblocca-Italia, il salva-banche, il decreto Minniti, le manovre che aumentavano i ticket sanitari e le spese militari e ogni altro provvedimento di stampo liberista prodotto in questi anni con la scusante della “responsabilità”  oltre a votare nel 2011 insieme a Berlusconi a favore del pareggio di bilancio in Costituzione.

Una scelta questa, che ha danneggiato principalmente sinistra italiana che era fuori dal Parlamento con Monti criticandone l’azione e poi per cinque anni è stata coerentemente all’opposizione dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, così come al vasto mondo della sinistra fuori dai partiti, peraltro sempre più piccoli e personali, impedendo a tante e tanti di proseguire con il percorso del Brancaccio che sicuramente avrebbe portato maggiore slancio, entusiasmo, sicuramente qualche seggio in più  e persone in Parlamento che da sempre hanno lavorato nei territori, nei conflitti, tra la gente.

Come al solito, hanno prevalso le logiche di segreteria, i calcoli, le tattiche, i “caminetti” per usare una parola tanto in voga, continuando a tenere la testa tra la sabbia come gli struzzi, senza pensare che era vicina l’ultima fermata: compagni si scende.