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L’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano.

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di NICO CATALANO

"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere"


Martedì scorso, dalle prime ore del mattino, il primo cittadino di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, è agli arresti domiciliari in seguito ad un’ordinanza di custodia cautelare notificata dagli uomini della Guardia di Finanza ed emessa dal gip, su richiesta del procuratore di Locri, Luigi D’Alessio;

l’arresto del sindaco del paese in provincia di Reggio Calabria, è la naturale prosecuzione di un’inchiesta cominciata circa un anno e mezzo fa, condotta  con l’ausilio di intercettazioni ambientali, telefoniche e sull’acquisizione di atti amministrativi, i reati a lui contestati sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, oltre al fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative locali non iscritte all’albo regionale.

Lucano, alla guida del comune calabrese, aveva implementato un efficiente sistema condiviso, trasparente, partecipativo, di accoglienza, integrazione sociale e lavorativa dei tanti migranti che giungono sulle nostre coste in fuga da guerre, carestie e miseria, un modello quello di “Riace” in contrapposizione alle tante baraccopoli istituzionali e spontanee presenti nel nostro Paese, veri e propri ghetti, causa di sfruttamento e illegalità diffusa, difatti un pericolo per la propaganda messa in atto in questi ultimi anni da diversi esponenti politici che sfruttano i migranti per alimentare paure e distogliere l’attenzione degli italiani dai veri problemi del nostro Paese, generando così facendo razzismo e intolleranza solo per raccogliere consensi da un elettorato sempre più mediocre e superficiale nelle scelte;

un esempio che rappresenta una concezione di affrontare il fenomeno dei migranti, come una risorsa per le comunità e non come un problema, un modello da seguire per tante amministrazioni locali, lodato in tutta Europa, oggetto dell’interesse di sociologi e antropologi, nonché di premi, menzioni, sceneggiature di fiction tv e persino ultimamente elogiato da Papa Francesco.

Premettendo, che le indagini devono seguire il loro corso e il lavoro della  Magistratura va sempre rispettato, sia in questo caso, così anche quando sono i ministri ad essere raggiunti da avvisi di garanzia come è ultimamente capitato a Matteo Salvini, emerge chiaramente leggendo  l’ordinanza cosi come il comunicato della Procura di Locri, che quasi tutta l’inchiesta sia frutto di errori procedurali, ipotesi non comprovate e tanta approssimazione, a cominciare dalle numerose accuse ipotizzate dal dott. D’Alessio, il magistrato che ha aperto il fascicolo a carico del sindaco Lucano, rigettate dal gip dott. Domenico di Croce in quanto imputazioni non supportate da validi riscontri investigativi, secondo quanto dichiarato dallo stesso giudice per le indagini preliminari che ha anche criticato sia l’operato degli inquirenti oltre che la stessa ordinanza, in particolare la parte riguardante la presunta “turbativa dei procedimenti per l’assegnazione dei servizi di accoglienza” così come l’accusa di “corruzione” ammettendo addirittura che il Lucano non avrebbe approfittata neanche di un centesimo.

L’unico reato imputabile al sindaco Lucano è quello di avere organizzato matrimoni di “convenienza” al fine di permettere a molti migranti integrati nel suo comune, di rimanere in Italia, eludendo una legge, quella Bossi-Fini da tanti criticata in quanto ingiusta, ma anche nella realtà inefficace e fallimentare, normativa che in tutti questi anni, nessun governo, compresi quelli “ipocriti”di centro sinistra, hanno avuto il coraggio cancellare, un reato di disobbedienza quello commesso da Mimmo Lucano, quella disobbedienza che nella storia ha rappresentato una virtù in quanto ha permesso alle società di progredire al contrario della zelante obbedienza, basta pensare a Mandela, Don Lorenzo Milani, Gandhi e Martin Luther King, scrisse Bertolt Brecht "quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere” certo un reato, ma nulla in confronto a chi ha rubato a noi cittadini 49 milioni di euro di rimborsi elettorali.

Accade anche questo nel nostro “povero” Paese che ha deciso criminalizzare la solidarietà e che invoca a gran voce la giustizia, dimenticando che la giustizia senza indulgenza diventa giustizialismo spicciolo e preludio alla barbarie.

Cosi come il problema del nostro Paese non sono gli immigrati ma la mafia, la corruzione e la diffusa evasione fiscale anche il problema della Calabria non è Mimmo Lucano, ma la criminalità organizzata e il narcotraffico, prima di emettere verdetti intrisi di perbenismo menzognero è bene attendere con fiducia la conclusione dell’inchiesta da parte dei Magistrati, ma nel contempo nessuno si permetta per inseguire un turpe profitto politico, di fare passare agli occhi dell'opinione pubblica Mimmo Lucano per colpevole alla pari di chi ha rubato agli italiani quasi 50 milioni di euro o di chi ha sequestrato senza motivo per giorni decine di persone innocenti.

Fonte della foto Contropiano.org. del 02-10-2018