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Home Politica Politica Mimmo Lucano, un “fuorilegge” al governo di Riace

Mimmo Lucano, un “fuorilegge” al governo di Riace

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di LAVINIA ORLANDO

Al di là delle novità legate all'approvazione della nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, una sola notizia negli ultimi giorni ha acceso animi e destato scalpore: l'arresto di Domenico Lucano, Sindaco del Comune di Riace.


Ci si riferisce non ad un semplice Primo Cittadino, peraltro di un piccolo centro calabrese noto ai più per il rinvenimento delle due celebri statue di bronzo, ma all'ideatore, già a partire dagli ultimi anni del secolo passato, di quello che sarà poi definito il c.d. “Modello Riace”, ossia ad un Sindaco che può essere considerato come un vero e proprio antesignano nell'elaborazione di una modalità diffusa ed efficace di accoglienza di donne e uomini migranti, talmente ben organizzata - attraverso il connubio tra riutilizzo di case sfitte (perché abbandonate dai tanti autoctoni emigrati) ed erogazione di servizi tramite l'impiego dei medesimi migranti, oltre che della popolazione locale - da portare Lucano ad essere considerato dalla rivista statunitense Fortune, nel 2016, come uno dei 50 leader più influenti del mondo.

Sappiamo, tuttavia, che la celebre massima “nemo propheta in patria” ritorna sovente utile, soprattutto con riferimento a tematiche sensibili come quella dell'immigrazione e dell'accoglienza.

È proprio per questo che il Sindaco Lucano è stato usato, abusato e bistrattato quale simbolo, positivo o negativo a seconda dei casi, oltre ad acconsentire egli stesso a che la sua esperienza non cadesse nell'oblio, ma generasse diversi emuli in lungo ed in largo per la penisola, fino al suo arresto, avvenuto qualche giorno fa, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ed illeciti nell'affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti – anche se non va tralasciato che il Giudice per le Indagini Preliminari, pur accogliendo la richiesta di arresto, ha rigettato le più gravi accuse formulate dalla Procura, tra le quali spiccava l'associazione a delinquere, ritenendo parte delle risultanze dei Pubblici Ministeri di Locri viziata da inesattezze ed errori procedurali.

La vicenda che lo riguarda è davvero molto interessante e travalica gli aspetti penali, abbracciando questioni più ampie che si ricollegano alle modalità attraverso le quali un pubblico amministratore può e deve governare la sua comunità ed alle difficoltà alle quali far fronte nell'applicazione della legge, che, più o meno spesso a seconda della personale sensibilità, può venire a confliggere con la propria morale.

Ecco perché la questione Lucano andrebbe trattata in maniera molto più misurata e rispettosa di quanto non stia accadendo in questi giorni, tralasciando, per una volta, la gazzarra a cui siamo tutti oramai abituati ed il consueto tifo da stadio, che ha contrapposto chi ha addirittura esultato alla notizia dell'arresto del Sindaco “disobbediente” – il Ministro dell'Interno Salvini, solo per citare un nome tra tutti – o chi l'ha paragonato ai tanti amministratori nazionali e locali condannati per essersi arricchiti grazie alla posizione pubblica che ricoprivano - facendo finta di ignorare che tra i fatti contestati a Lucano non rientra l'essersi intascato denari o altre utilità - e chi ha innalzato barricate in assoluta difesa del Primo Cittadino, giungendo persino ad accusare la magistratura di voler dare attuazione alla deriva autoritaria e di regime che il governo a trazione Lega dimostra quotidianamente di perseguire - senza considerare che le indagini riguardanti Lucano partivano almeno un anno fa, quando Lega e Movimento Cinque Stelle non erano ancora al governo.

I fatti narrano di una realtà, quella di Riace, scomoda per tutti coloro che grazie a paura ed odio continuano a macinare consensi: un centro dell”arretrato” sud Italia, destinato al totale spopolamento, che non solo rinasce per il tramite di una serie di attività, soprattutto di natura imprenditoriale, che vedono per protagonisti autoctoni e migranti, ma che dimostra come una convivenza pacifica ed un'integrazione effettiva non siano delle mere utopie sono davvero troppo da sopportare per chi trova la sua unica ragione di esistenza politica nella denigrazione del “non italiano”.

I fatti narrano, altresì, di un Sindaco che non ha mai negato di fare della disobbedienza civile uno dei principi cardine della sua azione e che si è assunto la responsabilità di violare la legge in funzione dell'interesse supremo della tutela della vita e della dignità umana, in contrasto con una fattispecie di reato, che colpisce la c.d. immigrazione clandestina, che in tanti, come Lucano, ritengono un non illecito, poiché atto a punire donne e uomini che fanno ingresso nel nostro Paese scappando da situazioni di estrema miseria e solo per questo ritenuti passibili di pena.

Non è di certo il primo “fuorilegge” a fin di bene a capo di un'amministrazione pubblica e non sarà per fortuna l'ultimo (basti pensare che, a poche ore dal suo arresto, un altro Sindaco, Alessio Pascucci, Primo Cittadino di Cerveteri, si è autodenunciato per il medesimo reato), ma due punti in tutta la vicenda andrebbero sempre tenuti in conto.

Non si può continuare a strattonare la magistratura a proprio uso e consumo, a seconda di chi venga indagato e condannato: se i giudici non devono essere eccessivamente osannati quando indagano su chi è politicamente inviso, la medesima non può essere, viceversa, condannata quando si occupa dell'operato di chi compie azioni ineccepibili secondo il proprio sistema di valori politici. Partendo dal presupposto che ciascuno, soprattutto se pubblico amministratore, non può che assumere la responsabilità, anche penale, del proprio operato, dobbiamo tentare di individuare e mantenere qualche punto fermo nel nostro Paese, soprattutto in un'epoca in cui tutto sembra così volatile e cangiante, e la magistratura, in assenza di altro, non può che assurgere a tale ruolo.

La disobbedienza civile – e veniamo al secondo punto – non può giustificare qualsivoglia violazione di leggi dello Stato sulla base del semplice contrasto col sentire della propria coscienza. Se ciò accadesse, vivremmo nella più totale anarchia o, peggio, sotto il regime del “chi è più forte comanda”. Le uniche violazioni ammissibili non possono che essere costituzionalmente orientate, valevoli a tutelare principi di ordine generale contemplati all'interno della nostra bellissima, quanto ancora inattuata, Carta Fondamentale (fermo restando, beninteso, la responsabilità penale che comunque potrebbe derivarne).

Rientra o meno l'operato del Sindaco Lucano all'interno di questa fattispecie? L'invito è quello di visionare i tanti reportage e le differenti interviste che vedono per protagonista il Primo Cittadino per raggiungere un'idea compiuta sulla questione e per comprendere se Lucano debba o meno essere considerato come un pericoloso criminale o come un modello da ringraziare

Rientra o meno l'operato del Sindaco Lucano all'interno di questa fattispecie? L'invito è quello di visionare i tanti reportage e le differenti interviste che vedono per protagonista il Primo Cittadino per raggiungere un'idea compiuta sulla questione e per comprendere se Lucano debba o meno essere considerato come un pericoloso criminale o come un modello da ringraziare