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Napoli, al modello Gomorra esiste un’alternativa

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di NICO CATALANO

Può succedere, nel sud Italia, che una bimba di appena quattro anni si ritrovi ricoverata in ospedale con prognosi riservata,

 

sedata e collegata ad un ventilatore artificiale, con una scapola e una vertebra distrutta ed entrambi i polmoni perforati a causa di una pallottola esplosa in uno scontro a fuoco tra malavitosi.

È quanto accaduto a Noemi, la piccola che in tarda mattinata di venerdì scorso, mentre era seduta con sua nonna al tavolino di un bar in attesa di un gelato, è stata colpita per “errore” da un sicario di camorra, “un galantuomo” ancora latitante. Il tutto durante un agguato criminale, culminato in un concitato conflitto a fuoco in cui è rimasto ucciso un pluripregiudicato e ferito un altro malvivente, nella sparatoria sono stare utilizzate pallottole da guerra del tipo “Full Metal Jacket” proiettili incamiciati secondo gli esperti balistici, ossia rinforzati con del metallo, che hanno colpito gravemente la povera Noemi e lievemente anche sua nonna.

È avvenuto in piazza Nazionale a Napoli, ma poteva succedere in qualsiasi altra città: Palermo, Bari, Catania, Foggia, tante realtà del sud Italia dove mafia e camorra gestiscono incontrastate interi territori, nonostante i proclami e gli slogan scanditi a ripetizione sui social dal Ministro degli Interni Matteo Salvini.

Ma può accadere anche altro in questi luoghi e stavolta di positivo, è successo proprio durante la manifestazione civile, che aveva portato decine di migliaia di napoletani perbene per dire “basta alla camorra” in piazza Nazionale, dove appunto qualche giorno prima si era verificato il vomitevole episodio di sangue.  Antonio Piccirillo, uno dei tanti giovani che si sono alternati al megafono, ha lanciato un appello a tutte e tutti i figli dei camorristi ed ha detto “amate sempre i vostri padri ma dissociatevi dal loro stile di vita, perché la camorra è ignobile, ha sempre fatto schifo e non ha mai ripagato” sono le parole forti pronunciate da questo ragazzo di 23 anni, figlio di Rosario Piccirillo capo di camorra e in carcere da oltre venti anni.

Questo giovane uomo, cresciuto praticamente senza padre e che lavora come volontario in una associazione che aiuta i ragazzi provenienti da famiglie disagiate a inserirsi nel mondo del lavoro, ha fatto un gesto mai avvenuto prima di ora, molto più efficace di mille trattati di sociologia e antropologia. Egli ha dato una speranza ai tanti giovani figli di camorra, ha dato loro un futuro, un’alternativa concreta al modello Gomorra purtroppo socialmente e culturalmente imperante oggi.

Nella Storia dell’umanità, sono stati i piccoli e inconsapevoli gesti che cambiano hanno il mondo, come quello di Rosa Parks che rifiutò la segregazione razziale in Alabama o come quello di Peppino Impastato, il quale anche se figlio e nipote di un mafioso definiva pubblicamente nella sua Cinisi la mafia come “una montagna di merda”. Così come loro, Antonio con il suo coraggio ha sfidato consuetudine, cattive abitudini e omertà, mettendo le basi per un cambiamento concreto, la politica prenda esempio.

Fonte della foto: Il Corriere della Sera