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Prezzi al ribasso per le clementine in Puglia

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di NICO CATALANO

L'ombra delle aste on line al doppio ribasso ad opera della GDO


Le aste on line al doppio ribasso rappresentano una forma distorsiva di contrattazione che fa leva sulla forza dei brand della GDO, sfruttando lo scarso potere degli altri attori delle filiere agroalimentari sempre più lunghe e frammentate. In sostanza una multifunzionale della GDO sottoscrive un contratto di fornitura con un'azienda di elaborazione o trasformazione offrendo un prezzo inferiore ai costi di produzione, determinato dopo due gare, la seconda delle quali presenta come base d'asta il prezzo minore raggiunto durante la prima. Queste aziende per via di questo meccanismo “perverso” sono costrette ad una forte competizione sul prezzo di acquisto tanto da vendere sottocosto un prodotto, il più delle volte non ancora presente in campo o acquistato dagli agricoltori che a loro volta subiscono un prezzo di vendita deciso a tavolino dalla GDO diversi mesi prima della raccolta, finendo così “strozzati” dai bassissimi margini di guadagno generati.

Secondo Coldiretti Puglia, questo fenomeno scellerato, sarebbe in atto in queste prime settimane di autunno nella nostra regione. Ad essere interessata è la produzione di clementine, che nonostante il calo della produzione di circa il 50 per cento in meno, sono svendute sui banchi di alcune catene della grande distribuzione organizzata a prezzi molto al di sotto dei costi di produzione.

Questo fenomeno sempre secondo Coldiretti, origina per le imprese agricole effetti negativi sul piano economico e occupazionale, così come si dimostra poco rispettoso per l’ambiente, la salute di lavoratori e consumatori, questi ultimi spesso allettati dai prezzi stracciati di prodotti che nascondono più di un’insidia rispetto alla sicurezza alimentare. Il risultato di tutto ciò è rappresentato dal calo dei consumi per gli agrumi scesi addirittura sotto i 15 chili a persona all’anno.

Gli agricoltori per non finire sul lastrico reagiscono a tali turbative di mercato, comprimendo i fattori della produzione, facendo spesso ricorso sia a forme di lavoro nero e insicuro, nonché a pratiche agronomiche poco rispettose dell’ecologia. Questo fenomeno increscioso è favorito dalla storica incapacità degli stessi agricoltori di recepire innovazioni e aggiungere idee ai loro prodotti, così come di associarsi e fare massa critica tramite le varie forme di cooperazione ma principalmente colpevoli sono le varie istituzioni, incapaci di regolare questi fenomeni attraverso interventi legislativi mirati così come invece da un decennio si è operato in Francia.

Secondo Ismea, lungo la filiera agricola, esiste un pesante squilibrio della distribuzione del valore, visto che per ogni euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi come frutta e verdura solo 22 centesimi arrivano al produttore agricolo.

Il comparto agrumicolo pugliese rappresenta un patrimonio occupazionale e di biodiversità da tutelare, valorizzare e sostenere.  Un settore che annovera oltre mille imprese agricole e produce circa 115 milioni di euro per una produzione di 2,6 milioni di quintali, tra cui prodotti di elevata qualità come l’IGP (Indicazione Geografica Protetta) dell’arancia del Gargano, del limone Femminello del Gargano e delle clementine del Golfo di Taranto. Pertanto, sarebbe opportuno per la politica prendersi le proprie responsabilità, porre fine alla stagione delle ciance e quindi passare ai fatti concreti.

Fonte della foto: La Gazzetta del Mezzogiorno.