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La solo parziale regolarizzazione della manodopera sfruttata

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di LAVINIA ORLANDO

Con riferimento ad una delle norme, quella sull'emersione dei rapporti di lavoro irregolari, tra le più contestate tra quelle presenti all'interno dell'appena approvato Decreto Legge c.d. “Rilancio”, due paiono essere i possibili punti di vista dai quali partire per operare una prima e del tutto superficiale valutazione: quello secondo cui, a fronte del nulla preesistente, un primo passo sarebbe stato finalmente compiuto e quello per il quale si sarebbe fatto tanto baccano per niente.

 

Beninteso, ci sarebbe anche una terza prospettiva, da cui si pongono gli esponenti della destra più becera e disinformante, che, per rispetto dell'intelligenza di chi legge, si evita, almeno in questo caso, di riportare.

L'articolo di cui si discorre è il 110 bis, che sancisce due possibilità per favorire l'emergere dei rapporti irregolari: da una parte, il datore di lavoro può presentare domanda per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale o per regolarizzare un rapporto di lavoro irregolare in corso, sia con italiani che con stranieri; dall'altra, i cittadini stranieri, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 e che dimostrino di aver svolto attività lavorativa (nei soli settori di seguito indicati) sempre prima del 31 ottobre 2019, possono richiedere un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi dalla data di presentazione dell'istanza e se,  entro tale termine, il richiedente dimostra di aver stipulato un contratto di lavoro subordinato, il permesso viene convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Le due modalità viste riguardano i soli settori primario (agricoltura, allevamento, pesca ed ambiti connessi), assistenza alla persona e lavoro domestico e si deve trattare, con riferimento agli stranieri, di cittadini che soggiornino in Italia a far corso dalla data del 8 marzo 2020. Le istanze potranno essere presentate dal 1 giugno al 15 luglio 2020, previo pagamento di un contributo pari a € 400 per ciascun lavoratore (nel caso di istanza prodotta dal datore) e di € 160 (nel caso di istanza proveniente dal lavoratore), cui si aggiunge un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo contributivo, retributivo e fiscale. Sono comunque inammissibili le istanze provenienti da datori condannati negli ultimi cinque anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù. Non sono, inoltre, ammessi alle procedure viste i cittadini stranieri nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione, che risultino segnalati ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato, che risultino condannati per una serie di reati o che comunque siano considerati una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l'Italia abbia sottoscritto accordi per la libera circolazione delle persone. Ancora e da ultimo, l'avvio dell'iter visto produce la sospensione dei procedimenti penali e amministrativi aventi ad oggetto l'impiego di manodopera irregolare, tranne che si tratti di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro,

Com'è evidente dai tanti limiti presenti nella norma, solo alcuni dei quali sono stati qui riportati, di tutto si tratta tranne che di una sanatoria generalizzata o di una regolarizzazione indiscriminata. Verrebbe da affermare che, considerando tutto il clamore legato alla fase preparatoria della  disposizione in questione, la montagna ha partorito un topolino: tutte le indiscrezioni, trionfalistiche da una parte ed allarmistiche dall'altra, sono risultate totalmente fuori luogo, soprattutto se si consideri il fatto che tale misura è contenuta all'interno di un provvedimento pari a 55 miliardi di euro, con decine di disposizioni analogamente (se non maggiormente) incisive.

La politica degli annunci, tuttavia, continua a spadroneggiare, consapevole della scarsa attitudine degli italiani alla lettura ed all'approfondimento. In questo modo, un provvedimento tutto sommato “tiepido” si è trasformato in una bandierina da sventolare a proprio piacimento – e pensare che siamo solo al primo round, dal momento che il decreto legge giungerà all'esame del Parlamento, con tutti gli annessi e connessi del caso.

La misura di cui all'articolo 110 bis potrà essere valutata compiutamente solo all'atto della sua applicazione pratica, non si può di certo negare che rappresenti un primo passo nel mare nero dell'illegalità diffusa che caratterizza parte del lavoro svolto in settori come quello agricolo e domestico, ma prevede una regolamentazione molto precaria e, ammesso che venga utilizzata, riguarderà non solo una parte dei sempre troppi lavoratori stranieri sfruttati nelle nostre campagne, ma anche i nostri connazionali che si trovino nelle medesime condizioni di sottomissione.

In conclusione, si potrebbe dire che, in una scala da uno a dieci nella lotta verso la civilizzazione del nostro Paese, il provvedimento in analisi rappresenta solo il primo gradino di un percorso sicuramente colmo di ostacoli, per cui, se si volesse davvero essere incisivi, occorrerebbe modificare, da un lato l'intera normativa che regola l'immigrazione nel nostro Paese, dall'altro incrementare i controlli nei confronti delle imprese rispetto alle condizioni, formali e sostanziali, di lavoro.

Nel frattempo, sia consentito, per una volta, sottolineare la forma prima ancora che la sostanza normativa spieghi i suoi effetti. È stato d'impatto ascoltare la Ministra delle politiche agricole, Teresa Bellanova, descrivere l'articolo 110 bis come uno strumento in grado di rendere “gli invisibili meno invisibili”, perché coloro che “sono stati brutalmente sfruttati nelle campagne o nelle cooperative...potranno accedere ad un permesso di soggiorno per lavoro e noi li aiuteremo ad essere persone che riconquistano la loro identità e dignità. Da oggi vince lo Stato, perché lo Stato è più forte della criminalità e del caporalato”.

Per le ragioni sopra indicate, sappiamo che il solo provvedimento visto non potrà sortire grossissimi effetti – e la Ministra non può non ignorare tale circostanza – ma sappiamo altresì che la Bellanova, se avesse voluto evitare rogne, avrebbe potuto addurre quale ragione di tale provvedimento la necessità di evitare che frutta e verdura restino non raccolte a causa della mancanza di manodopera migrante – motivazione fittizia addotta, da più parti, in queste settimane.

Il fatto che, al contrario, la Ministra abbia scelto di parlare di esseri umani e di dignità è estremamente significativo di un intento che, se condotto in concreto, avrebbe generato un provvedimento molto più incisivo rispetto  a quello che leggiamo in queste ore.