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Il suicidio del PD. Il socialismo e la sinistra

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di ANGELO SOLLAZZO

Il Governo giallorosso ha ormai le settimane contate il suo destino lo lega alla inconsistenza dei partiti che lo compongono.

Del Movimento 5Stelle abbiamo avuto nodo di esprimere tutte le nostre riserve ed i risultati da loro sbandierati si sono dimostrati catastrofici.

La decrescita economica, l’assistenzialismo esasperato, l’avversione alla democrazia rappresentativa, il Parlamento scelto con una lotteria, la deforma della giustizia ed altre innumerevoli “castronate” lo hanno rappresentato per quello che realmente è. Un Movimento di ignoranti ed incapaci, odiatori sociali e rancorosi verso chi è più preparato e capace di loro.

Certo nell’ultimo ventennio la politica non ha dimostrato grandi propositi e grandi qualità, ma anche i soli riferimenti ad ideali ed a storie politiche sono senz’altro superiori al nulla.

In questo contesto si pone la inconsistenza politica del PD. La Segreteria Zingaretti ha dimostrato la caduta verticale di un partito, pur erede di grandi tradizioni ideali e storiche.

Oggi nessuno può essere in grado di definire compiutamente il PD.

Nato da un matrimonio di interesse, tra ex-democristiani ed ex-comunisti, non è mai riuscito a darsi  dei propri e nuovi connotati, anzi i comportamenti messi in essere hanno modificato geneticamente  i loro riferimenti di origine.

Il PD non può dirsi più un partito di sinistra, non è un partito liberal-democratico, bensì un “accrocchio” centrista che guarda a destra.

Il Governo con i 5Stelle, dopo che  per anni si erano riempiti di improperi ed accuse che avrebbero dovuto lasciare il segno, dimostra la sua vera vocazione, la ricerca  del potere fine a se stesso.

La giustificazione che la nascita del governo giallorosso era indispensabile per evitare l’avvento di Salvini non ha più validità alcuna.

Non solo perché la vittoria della destra salviniana non era scontata, ma anche per la necessità di combattere la destra, becera a razzista, a viso aperto senza condizionamenti e con un progetto politico chiaro.

IL PD sta scimmiottando la peggiore democrazia cristiana del suo periodo centrista.

Vero artefice di tutto ciò è il segretario di fatto dei democratici, Franceschini, democristiano a tutto tondo, uomo di potere che si alleerebbe anche con i fascisti e con il diavolo pur di fare il ministro, oppure restare in sella. Ora sta lavorando ad una nuova maggioranza con una fetta del centrodestra, con una parte importante dei grillini delusi e quindi in un nuovo giro di valzer che provocherebbe l’ennesima mutazione genetica del partito democratico. La posizione dei vecchi comunisti nel partito è ormai ininfluente, tutti i centri di poteri sono in mano ai democristiani, gli uomini rappresentativi sono tutti ex-dc ed le risate immotivate di Zingaretti creano solo imbarazzo.

Certamente con la pandemia in atto una dura polemica politica non sarebbe stata compresa, ma ora occorre ritornare al dibattito e, se necessario, allo scontro politico.

I silenzi colpevoli sul cataclisma che ha colpito la magistratura, i balbettii nei confronti dell’Europa, un’assenza totale di un politica industriale, l’abbandono del ceto medio e delle partite IVA, i ritardi nel pagare le casse integrazioni, costituiscono una polveriera  che non può essere disinnescata da un governo di incapaci.

L’autorevolezza si ottiene con qualità politiche e capacità decisionali, e certamente il nostro premier, catapultato dal ruolo di avvocato di provincia a capo del governo, non sono materia del suo sacco.

Le proposte avanzate recentemente da chi scrive, potrebbero essere l’inizio di una ripresa che affronti la crisi drammatica in cui il Paese si trova con la pandemia in atto.

La società politica deve svegliarsi, ritrovare  i propri riferimenti ideali, scegliere le dirigenze al meglio, operare non con rancore o spirito di rivalsa, ma consapevole della necessità di un impegno comune e condiviso.

Parlando dell’orto di casa, occorre ribadire che proprio nei momenti di smarrimento le idee forti devono farsi valere.

Il socialismo può essere la risposta alla crisi. Ma per tornare ad incidere nel tessuto politici del Paese, occorre nuova visibilità e dirigenti all’altezza della situazione. Non si vuole entrare nella polemica  tutta interna al PSI, ed è inutile rimarcare la ragioni di chi si era opposto alle continue giravolte del partito per tutelare gli interessi elettorali di una sola persona.  C’è da augurarsi che i nuovi giovani dirigenti sappiano farsi valere, evitando accordi al ribasso, e operando per un serio rilancio del socialismo italiano.

I dirigenti del passato, con un gesto di generosità aiutino i giovani senza secondi fini, e mettano a disposizione del partito tutta la loro esperienza.

Oggi vi è una prateria  davanti a noi, spazi enormi mai visti negli ultimi trent’anni, assistiamo ad una forte richiesta di politica vera, di ideali forti, di soluzioni possibili. Il socialismo può rispondere presente, sempre che si elabori un progetto semplice, efficace e realizzabile.

Le astruse  argomentazioni  vanno accantonate, lo soluzioni utopistiche vanno bandite. Occorre dire cosa è possibile fare oggi in termini e tempi ravvicinati per i lavoratori, nostri azionisti di riferimento, ed il Paese.

In uno scritto recente, chi scrive ha elaborato alcune proposte, non esaustive, non risolutive , ma un  modesto contributo al dibattito. C’è da sperare che anche altri facciano lo stesso.

Del nostro agire  occorre avere chiaro l’obiettivo finale, ridare una casa comune ai socialisti italiani, senza rivangare il passato, senza rivendicare primogeniture, ma con generosità e fratellanza nell’interesse del nostro grande ideale.