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Stati Generali dell’Economia

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di NICO CATALANO

Conte rifletta sulle azioni del suo governo

 

 

Nel comune sentire l’espressione “Stati Generali” viene spesso associata a quell’esperienza messa in atto oltre le Alpi alla fine del secolo diciottesimo. Un organo collegiale, costituito dalle rappresentanze di nobiltà, clero e borghesia, che aveva come unico fine, quello di limitare il potere assoluto della monarchia nella Francia prossima alla rivoluzione. Una modalità di convocazione all’insegna della collegialità tornata di moda in questa fase di post pandemia, dove la ripresa economica del nostro Paese rimane la priorità assoluta per il governo presieduto dal prof. Conte. Una ripresa che passerà in modo inevitabile per quel Recovery Fund Europeo e che pertanto necessità della convergenza più ampia di parti sociali, datoriali e politiche sulle linee programmatiche del governo. Una preziosa unità di intenti che appunto, il premier Conte spera di costruire tramite la convocazione degli stati generali dell’economia, che si sono riuniti a Roma durante la scorsa settimana nello splendido scenario di villa Doria Pamphilj. Il primo ministro tramite questa serie di incontri vorrebbe implementare le basi per un “nuovo rinascimento italiano” partendo dai punti programmatici già elaborati nei mesi scorsi dal comitato tecnico scientifico presieduto dal manager Vittorio Colao. Una visione ambiziosa che rischia di schiantarsi sia contro l’atavica realtà del nostro Paese, da sempre restio ad ogni genere di cambiamento, così come di essere fagocitata e danneggiata da quel “fuoco amico” rappresentato da un’azione di governo negli ultimi tempi sempre più confusa, farraginosa e in costante affanno. Indubbiamente le tre direttrici proposte dal governo su cui edificare l’impalcatura dell’Italia del domani sono importantissime per un Paese che deve ricostruire, rinnovandosi, guardando al futuro: semplificazione e lotta alla burocrazia, rilancio delle infrastrutture con un’attenzione particolare per la rete dei trasporti pubblici locali e infine rispetto per l’ambiente attraverso una serie di misure utili per costruire consapevolezza nell’ottica della sostenibilità ambientale. I dubbi nascono quando nel piano degli investimenti leggiamo il rilancio della Tav o la riesumazione di opere di Berlusconiana memoria come il “famoso” quanto inutile Ponte sullo stretto di Messina. C’è da chiedersi: come si coniugano queste proposte infrastrutturali con l’Italia sostenibile auspicata dal prof. Conte e come si interconnettono con quel Green New Deal Europeo? Inoltre, un Paese digitale è sicuramente un luogo più moderno, efficiente e a misura di cittadino, purché tutto questo avvenga nel rispetto di quei diritti dei lavoratori purtroppo calpestati in questi ultimi mesi dall’uso smisurato del lavoro agile. Infine, affrontare il perdurare dello stato di emergenza spesso in confusione e attraverso l’elargizione a pioggia di diffusi bonus economici, il facile ricorrere alle varie forme assistenziali di reddito o peggio ancora mettere in atto azioni diseducative e non meritocratiche quali le promozioni di massa a cui abbiamo assistito alla fine di quest’anno scolastico, rappresentano azioni che a lungo andare possono provocare sia ad un’atrofizzazione del già abbondantemente compromesso senso civico italico così come ad una decrescita valoriale della società. Su tutto ciò il governo Conte dovrebbe riflettere e trovare celermente soluzioni concrete per il bene comune. Agli Stati Generali francesi purtroppo seguirono i Giacobini, il terrore e la ghigliottina, la storia spesso ha il pregio di ripetersi ciclicamente, con la differenza che chi potrebbe avvantaggiarsi elettoralmente di tutta questa confusione programmatica della maggioranza non promuoverà certo eguaglianza, libertà e fratellanza ma tanto razzismo, populismo e sovranismo.

Fonte della Foto: Corriere.it