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Autostrade Italia: via i Benetton

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di BARBARA MESSINA

La famiglia di imprenditori trevigiani dovrà lasciare l'ASPI nell'arco dei prossimi 6-12 mesi

Il Consiglio dei ministri ha dato mandato a Cassa depositi e prestiti e ai ministri dell’economia e delle infrastrutture di trattare con Autostrade per l’Italia (ASPI) per un’uscita graduale della famiglia Benetton dalla società da un lato e per trovare un accordo su tutti gli aspetti della convenzione dall’altro. L’accordo è arrivato alle 5.00 di mercoledì mattina dopo una notte di trattative serrate. Atlantia, la società che fa capo ai Benetton, dovrebbe diluire la sua presenza in ASPI (che gestisce circa 3'000 chilometri di autostrade) per arrivare alla definitiva uscita di scena nell’arco di 6-12 mesi. La quotazione in borsa di ASPI permetterebbe intanto un aumento del peso di Cassa depositi e prestiti nella società, come pure l’ingresso di piccoli azionisti. ASPI preparerà un piano per accogliere tutte le richieste del Governo: dagli investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete autostradale alla riduzione delle tariffe. Se ASPI dovesse non rispettare anche uno solo dei punti dell’accordo, scatterà la revoca della concessione.

La notizia poco prima delle 6 del mattino quando si è chiuso un consiglio dei ministri durato oltre sei ore, nel corso del quale il governo ha dato corpo a una nuova trattativa con Aspi sulla revisione della concessione autostradale. Accolte le richieste del governo, a cominciare dalla più importante, la progressiva uscita di Atlantia dalla compagine societaria, sebbene con una transazione della durata di un anno con un passaggio intermedio a quota 10%.

Dopo un negoziato durissimo, il risultato è l’estromissione della famiglia Benetton.
La riunione è stata condizionata fin dall’inizio dalla posizione tenuta dal presidente del consiglio Giuseppe Conte che ha lasciato ad Atlantia pochi margini di trattativa.

Lo scoglio più grande il premier ha dovuto affrontarlo quando prima della mezzanotte il consiglio dei ministri è stato sospeso e Conte ha avuto un chiarimento prima a tre con il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri e con la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, poi un faccia a faccia decisivo per il prosieguo del consiglio con il solo Gualtieri. Fonti di governo riferiscono che va ascritto a Gualtieri gran parte del lavoro grazie al quale Autostrade e Palazzo Chigi hanno potuto tenere aperto il tavolo della trattativa. La situazione si è sbloccata quando Aspi ha fatto pervenire una nuovo proposta nel corso della notte.

Il passaggio decisivo che ha riaperto i giochi sarebbe arrivata quando Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l’intera partecipazione in Aspi, pari all’88 per cento, a Cdp (Cassa Depositi e prestiti) e a investitori istituzionali di suo gradimento.

Ora a quanto si apprende saranno Mef e Mit, con il supporto di Cdp a finalizzare l’accordo, seguendo il dossier nei suoi dettagli operativi. Sul piano politico, oltre al chiarimento con il Pd, si segnala l’irritazione del ministro Teresa Bellanova a nome di Italia Viva, quando il consiglio è stato sospeso e la trattativa si è tenuta a stanze separate. Il Cdm si è aperto con il dossier del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli “che ha svolto un’informativa sullo stato di definizione della procedura di grave inadempimento nei confronti di Autostrade per l’Italia S.p.a. (ASPI), nella quale sono state esposte le possibili alternative sulla definizione della vicenda”.

Mentre il comunicato finale chiarisce che Aspi “durante la riunione ha trasmesso due nuove proposte transattive, riguardanti, rispettivamente, un nuovo assetto societario di ASPI e nuovi contenuti per la definizione transattiva della controversia. Considerato il loro contenuto, il Consiglio dei ministri ha ritenuto di avviare l’iter previsto dalla legge per la formale definizione della transazione, fermo restando che la rinuncia alla revoca potrà avvenire solo con la firma dell’accordo transattivo. La proposta prevede specifici punti qualificanti riguardo alla transazione e al futuro assetto societario del concessionario”. Secondo quanto si apprende i punti relativi alla transazione, sono i medesimi oggetto della prima proposta da parte di Aspi al governo:

 

⁃ Misure compensative ad esclusivo carico di ASPI per il complessivo importo di 3,4 miliardi di euro; Riscrittura delle clausole della convenzione al fine di adeguarle all’articolo 35 del decreto-legge “Milleproroghe” (decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162);  Rafforzamento del sistema dei controlli a carico del concessionario;
⁃ Aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni da parte del concessionario;
⁃ Rinuncia a tutti i giudizi promossi in relazione alle attività di ricostruzione del ponte Morandi, al sistema tariffario, compresi i giudizi promossi avverso le delibere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) e i ricorsi per contestare la legittimità dell’art. 35 del decreto-legge “Milleproroghe”;
⁃ Accettazione della disciplina tariffaria introdotta dall’ART con una significativa moderazione della dinamica tariffaria”.
Il governo chiude così una questione che si protrae da oltre due anni con una finta vittoria, infatti CDP dovrà infatti acquistare la quota dei Benetton, creando una public company dopo che la stessa era stata privatizzata solo pochi anni fa. Se questa è una vittoria, non so a cosa siano servite le privatizzazioni degli anni 90 e le migliaia di posti di lavoro persi a seguito delle stesse.