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L'esempio della Sindaca di Lizzano

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di LAVINIA ORLANDO

Quanto la nostra lingua sia colma di insulti omofobi e misogini è circostanza sotto occhi ed orecchie di chiunque.

 

 

 

Quanto a questo linguaggio corrispondano atteggiamenti e gesti di uguale portata è parimenti palese. Non volendo ripercorrere insulti irripetibili, basti riferirsi a tutti i comportamenti di odio che di tali insulti risultano essere diretta emanazione: omicidi, violenze fisiche e verbali, discriminazioni – dai licenziamenti alla disdetta di contratti di locazione – motivati dalle tendenze sessuali delle vittime continuano ad essere all'ordine del giorno.

Proprio nel tentativo di arrestare tali condotte – ed, anzi, con notevole ritardo - il 27 luglio dovrebbe approdare al voto della Camera dei deputati la proposta di legge Zan, volta ad introdurre modifiche al codice penale per sanzionare condotte omolesbobitransfobiche e misogine. Tali aggiornamenti dovrebbero fungere, come sempre accade per le norme penali, sia da strumento preventivo, al fine di limitare che le condotte di cui sopra possano continuare a reiterarsi, sia da mezzo per colpire, finalmente, gli episodi di odio che proseguono incessantemente a danno di donne e uomini (soprattutto omosessuali, bisessuali e transessuali), con la sola motivazione del genere.

È questo il retroterra alla base di un significativo episodio che si è verificato in quel di Lizzano, cittadina nel tarantino, in cui l'arretratezza culturale tipica di un'Italia alquanto rozza ed estremamente retrograda si è scontrata con una classe politica che, finalmente, ha dimostrato di essere al passo coi tempi. Così, a fronte di un parroco che ha deciso di organizzare un momento di preghiera a tutela della famiglia, considerando tra le possibili insidie al concetto medesimo di famiglia proprio la proposta di legge sull'omotransfobia, la Sindaca del piccolo Comune pugliese ha espresso il suo duplice dissenso, in primis prendendo fermamente le distanze dall'iniziativa e, successivamente, affrontando i carabinieri che, durante lo svolgimento dell'”approfondimento mistico”, chiedevano le generalità di coloro che, all'esterno della chiesa, senza dare alcun fastidio e rispettando rigorosamente la normativa sul distanziamento fisico, manifestavano la propria divergenza rispetto alla preghiera di cui sopra.

Antonietta D'Oria, la Sindaca di cui si discorre, si è dunque resa protagonista di una duplice dimostrazione di dignità. Da una parte, non ha avuto alcun timore nel contrastare, a nome dell'intera comunità, il potere della Chiesa che, soprattutto in alcune zone del Meridione, ha molta più forza delle istituzioni democraticamente elette, per giunta invitando il sacerdote a rivolgere preghiere verso le minacce che maggiormente colpiscono la famiglia, come femminicidi, violenze domestiche e spose bambine. Dall'altra, ha dimostrato l'intelligenza di rivolgersi alle forze dell'ordine esigendo parità di trattamento tra i partecipanti alla veglia di preghiera ed i manifestanti in dissenso: se si chiedono le generalità ai secondi per motivi di pubblica sicurezza, non si comprende perché non lo si faccia anche e soprattutto con i primi, riunitisi in veglia per pregare, di fatto, contro la minaccia dell'omosessualità – perché non è possibile qualificare diversamente le ragioni di chi si scaglia contro una legge che si limita a sanzionare condotte omolesbobitransfobiche e misogine.

Tra l'altro, ritornando per l'appunto alla proposta Zan, vanno assolutamente rigettate le ragioni di chi la contesta in quanto legge che limiterebbe la libertà di espressione. Partendo dal presupposto che quando si insulta qualcuno non si sta più esprimendo semplicemente il proprio punto di vista, ma si sta generando dolore, chi sostiene che questa sia una legge contro la libertà di opinione sbaglia alla grande, forse anche con piena consapevolezza di farlo. Ne sia prova il fatto che le modifiche che sarebbero introdotte non intaccherebbero la possibilità di continuare ad affermare, ad esempio, la propria contrarietà rispetto all'adozione da parte di coppie omosessuali. La proposta, dunque, intaccherebbe le sole ipotesi di incitazione all'odio e non sanzionerebbe in alcun modo le opinioni, che continuerebbero a restare al di  fuori della norma, ragione per cui in molti ritengono la modifica in discussione al Parlamento alquanto leggera. Del resto, la giurisprudenza ha già ampiamente chiarito, con riferimento alle leggi in vigore, che il diritto di manifestare il proprio pensiero incontra alcuni limiti nel caso in cui si ponga in contrasto con il principio di parità di tutti i cittadini, così come confermato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha precisato che una  norma che contrasti l'omolesbobitransfobia non può in alcun modo essere considerata liberticida e contribuisce, anzi, alla corretta esplicazione della libertà di manifestazione del pensiero.

Per il momento, dunque, la legge, se approvata, varrà come strumento di prevenzione e contrasto alle forme di violenze motivate in ragione di sesso, orientamento sessuale, genere ed identità di genere, contro i crimini di odio perpetuati nei confronti di chiunque esprima una sessualità divergente rispetto a quanto tradizionalmente accettato o devii dai ruoli che la società pretende di affibbiare a donne e uomini, colpevolizzando, emarginando e violentando persone non per quello che fanno ma per quello che sono.

Citando la Sindaca di Lizzano, “tanti altri sono i motivi contro cui raccogliere una comunità in preghiera. Certo non contro chi non ha peccato alcuno se non quello di avere il coraggio di amare”. Se è vero che in un periodo come quello in cui viviamo la possibilità di amare, per le ragioni sopra viste, non è ancora concessa a tutti, risulta necessario, anche se non sufficiente, approvare la proposta di legge vista, così come risulta imprescindibile la presenza, nelle istituzioni, di donne e uomini che sappiano e vogliano contrastare i tanti episodi di intolleranza che, sotto differenti punti di vista, continuano a caratterizzare la nostra società.