Le risorse del pianeta e il pesante fardello che lasceremo

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di FLAVIO DIOGRANDE

L’ Earth Overshoot Day 2020 è il giorno di massimo sfruttamento delle risorse planetarie. Quest’anno è arrivato il 22 agosto, in ritardo di 24 giorni rispetto alla data dello scorso anno.

Perennemente concentrati sul “qui ed ora”, con lo sguardo meno attento al futuro e quel leggero velo di apatia che rende tutto più tollerabile, da settimane discutiamo di vicende che generano preoccupazione per il presente e l’immediato futuro: il referendum sul taglio dei parlamentari, la possibile alleanza PD-M5S, la riapertura delle scuole, i nuovi casi di coronavirus, la prostatite di Flavio Briatore e l’aumento dei contagi in Sardegna, coi migranti appena sbarcati in Italia che prendono d’assalto i locali della movida sarda.

Nel frattempo, la Terra continua a patire le conseguenze dell’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo, come confermato dagli ultimi studi scientifici. Più di quanto dovremmo. Più di quanto potremmo. L’umanità continua a servirsi delle risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare. Secondo gli esperti del Global Footprint Network – l’organizzazione di ricerca internazionale che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, cioè dell’impronta ecologica – dallo scorso 22 agosto l’umanità sta consumando ed utilizzando più di quello che gli ecosistemi naturali sono in grado di ricreare nell’arco di un anno ed emette più CO2 di quanta gli oceani e le foreste ne possano assorbire. Si tratta, in altre parole, di un prestito in termini di ricchezze naturali che l’attuale popolazione mondiale chiede alle generazioni future, sulle cui spalle ricadrà il peso delle scelte dissennate compiute in questi anni.

Global Footprint Network – in prima linea nella promozione di uno stile di vita tendente alla sostenibilità ambientale e alla riduzione degli sprechi, e nello stesso tempo impegnata nell’elaborazione di una sorta di “budget” energetico – ha indicato quindi il 22 agosto come “Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento terrestre. Secondo l’organizzazione internazionale no-profit, la data del 2020, una delle più tardive degli ultimi anni, riflette la riduzione del 9,3% dell’impronta ecologica dell’umanità dal 1° gennaio all’Earth Overshoot Day rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tale riduzione, si legge nello studio elaborato dall’organizzazione, «è una diretta conseguenza dei lockdown indotti dal coronavirus in tutto il mondo. La diminuzione della raccolta del legno e le emissioni di CO2 dovute alla combustione di combustibili fossili sono i principali fattori alla base del cambiamento storico nella crescita a lungo termine dell’impronta ecologica dell’umanità».

Lo sfruttamento predatorio delle risorse planetarie da parte del genere umano ha subito una forte accelerazione a partire dagli anni Settanta e da allora, tendenzialmente, ogni anno l’Overshoot Day ricorre un po’ prima. Solo il lockdown causato dalla crisi pandemica esplosa nei primi mesi del 2020 ha permesso di preservare più a lungo l’ambiente e le risorse della Terra, ma questo dato non può suscitare una compiaciuta soddisfazione, dato che non si tratta di un cambiamento strutturale legato ad un nuovo percorso di sostenibilità intrapreso su scala globale, come sottolinea il Global Footprint Network: «La riduzione inattesa dell’impronta ecologica non deve essere interpretata come un’inversione di tendenza intenzionale, necessaria a raggiungere sia l’equilibrio ecologico sia il benessere delle popolazioni, due componenti inestricabili dello sviluppo sostenibile».

Attualmente l’umanità, infatti, utilizza il 60% in più di quanto si possa rinnovare: «In pratica – ha  spiegato Gianfranco Bologna, direttore scientifico di Wwf Italia – è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970. Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra continua a crescere. Il degrado dei suoli della Terra dovuto all’impatto umano – ha evidenziato Bologna – sta esercitando un ruolo fortemente negativo sul benessere umano, in particolare per almeno 3,2 miliardi di individui e sta contribuendo alla sesta estinzione di massa della ricchezza di biodiversità della Terra».

Dunque, cambiare si può, si deve, prima che sia troppo tardi e gli sforzi connessi a nuovi modi di produrre, consumare e distribuire devono convergere in un’unica direzione, come affermano gli studiosi della Global Foodprint Network : «Quest'anno più che mai l’Earth Overshoot Day offre un’opportunità senza precedenti per riflettere sul futuro che vogliamo. Gli sforzi per rispondere alla pandemia hanno dimostrato che è possibile spostare le tendenze del consumo di risorse ecologiche in un breve lasso di tempo. E abbiamo assistito a ciò che è possibile quando l’umanità si unisce per perseguire un risultato comune. Quale risultato comune può essere più importante del nostro successo a lungo termine sul nostro Pianeta?».

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