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Amazzonia in fiamme

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di NICO CATALANO

E' il nostro stile di consumo il cerino tra le mani di Bolsonaro


L’attuale modello di sviluppo economico, sempre più basato su processi produttivi non sostenibili, negli ultimi decenni ha causato l’estinzione di numerose specie vegetali e animali, riducendo la biodiversità tanto negli ecosistemi agrari quanto in quelli forestali. Secondo quanto ultimamente afferma il WWF internazionale, il nostro pianeta, dal 1970 ad oggi, ha subito la perdita di oltre il 60 per cento della sua biodiversità originaria. Tra le cause di questa estinzione di massa ci sono: lo sfruttamento intensivo dei terreni agrari, l’utilizzo irrazionale della chimica di sintesi nelle moderne tecniche di coltivazione, l’aumento della popolazione mondiale e l’inquinamento diffuso. Ma è principalmente la deforestazione che contribuisce a quella perdita progressiva di biodiversità che in brevissimo tempo potrebbe portare il mondo al collasso. Stando ai dati raccolti dall’Università del Maryland, solo durante il 2018, il pianeta ha perso oltre 12 milioni di ettari di copertura arborea, di questi circa 3,6 milioni costituiti da foresta pluviale primaria. Le foreste, tramite la fotosintesi clorofilliana immettono ossigeno nell’atmosfera favorendo così la vita e assorbono l’anidride carbonica, la cui concentrazione atmosferica se risulta elevata, provoca il surriscaldamento del pianeta e i conseguenti cambiamenti climatici dagli effetti sfavorevoli per le varie attività umane. Uno dei polmoni verdi maggiormente devastato dagli incendi è l’Amazzonia, dove nel corso dello scorso mese di agosto, migliaia di roghi di origine antropica hanno distrutto in modo irreversibile l’habitat di numerose specie vegetali e animali nonché l’unica fonte di vita per le popolazioni indigene. Cementificazione e urbanizzazione sono tra le cause della perdita delle foreste, un fenomeno increscioso presente purtroppo non solo nel continente sudamericano. Ma è la foresta amazzonica del Brasile, l’areale dove il fenomeno della deforestazione avanza a ritmi vertiginosi, a causa degli interessi miliardari delle potentissime lobby dell’agribusiness che hanno consentito l’elezione dell’attuale presidente del Brasile Jair Bolsonaro, e continuano a sostenerlo. Ex militare dal passato poco limpido, il presidente Bolsonaro è un ultra sovranista alla guida di un governo di estrema destra, avverso alle politiche sui diritti civili, negazionista riguardo gli accordi mondiali sul clima, da sempre ha considerato la foresta pluviale come un ostacolo allo sviluppo del suo Paese. In pochi anni, tramite politiche totalmente in contrasto con il rispetto per il bene comune, in Amazzonia, ha favorito un clima di impunità per chi appicca incendi, attua lo svellimento di ettari e ettari di foresta e utilizza pratiche di allevamento e coltivazione estrattive e non rispettose dell’ambiente. Politiche funzionali esclusivamente al business delle grandi compagnie internazionali, sia quelle specializzate nella produzione di carne, frutta e granaglie, come JBS, Bunge e Cargill, così come per quelle più attive nella trasformazione e distribuzione, quali Stop & Shop, Costco, McDonald’s, Walmart/Asda e Sysco, che acquistano il prodotto per trasformarlo e venderlo al pubblico. Tutto ciò, per soddisfare quella domanda di cibo massificato, specialmente di carne, conseguenza della voracità dell’occidente opulento ma anche di un mercato che si allarga grazie a nuove potenze economiche e ai Paesi in via di sviluppo: Cina, Hong Kong, Iran e Emirati Arabi Uniti, oggi voci decisive dell’export della soia o della carne di manzo brasiliano. Sono proprio i nostri stili di consumo che permettono ad un governo poco democratico di stare al potere, favoriscono profitti per miliardi di dollari a pochi individui a danno delle foreste riconosciute come patrimonio di tutta l’umanità e porgono il cerino incendiario tra le mani delle multinazionali dell’agroindustria. Ricondiamoci di tutto questo, quando ogni giorno siamo chiamati a scegliere cosa mangiare, perché piccole variazioni di comportamento nelle condizioni iniziali possono produrre a lungo termine grandi variazioni di sistema, così come scriveva Edward Lorenz “il batter d’ali di una farfalla in Brasile, può provocare un tornado in Texas”.

Fonte della foto: Varese news.