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Chiuso il Referendum al via il Valzer delle poltrone

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di BARBARA MESSINA

Sono più di 300 le “poltrone” da assegnare da qui a fine anno


Archiviato il Referendum, che ci lascia una Repubblica sempre più lontana da quella pensata dai Padri costituenti, si torna piano piano alla normalità e alla politica, dove, un parlamento sempre più lontano dalla volontà dei cittadini che  invocano rinnovamento è chiamato a nomine importanti.

Sono infatti ben 61 le società direttamente o indirettamente controllate dal Ministero dell’Economia (Mef) che nei prossimi giorni attendono che vengano nominati o rinnovati gli organi sociali (amministratori unici, board o collegi sindacali). Nei mesi scorsi, si era provveduto a completare le nomine dei dossier più spinosi delle big company, mentre per le più piccole si è proceduto con rinvii dopo rinvii, costringendo di fatto le società alla proroga dei board e, in qualche caso, impedendo alle assemblee l’approvazione dei bilanci 2019.

Sicuramente il lockdown da Covid19 ha avuto il suo peso ma, secondo quanto affermano gli analisti più attenti, il rallentamento è stato per lo più causato dalla necessità di concludere prima i bilanciamenti nel rinnovo delle presidenze delle Commissioni parlamentari. Successivamente è stata la volta delle nomine nelle quattro Autorità (comunicazioni, privacy, trasporti, anticorruzione) e infine si è preferito attendere l’esito delle Regionali e del referendum, consultazioni completate lunedì 21 settembre. Secondo i dati pubblicati dal centro studi del gruppo CoMar, dall’inizio dell’anno nelle società direttamente o indirettamente controllate dal Mef, si è provveduto a nominare 142 persone negli organi sociali di solo 15 società su un totale di 76 con board in scadenza o già scaduti. Il ministero, come anticipato, dovrà pertanto provvedere a nominare ancora in 61 società, andando a colmare ben 364 posizioni.

Di queste sono ben dieci le società direttamente controllate dal Mef in attesa di veder rinnovati i propri organi: sette i board da rinnovare e altrettanti i collegi sindacali, per un totale di 60 poltrone. E non sono società di poco conto. Fanno parte della lista Consap (concessionaria dei servizi assicurativi), Consip (centrale acquisti della pubblica amministrazione), Equitalia Giustizia, Istituto Poligrafico Zecca dello Stato e Sogesid (società di ingegneria che si occupa di bonifiche, ciclo rifiuti, dissesto idrogeologico). Deve infine essere nominato l’amministratore unico di Rete autostrade mediterranee (Autostrade del mare), il commissario del Gestore servizi energetici (Gse). Il collegio sindacale di Invitalia, Consap, Equitalia Giustizia, Gse, Zecca dello Stato, Sogin (smantellamento impianti nucleari) e Sport e Salute.

Importanti anche le nomine nelle 51 società controllate indirettamente dal Mef nelle quali andranno nominati 34 cda e 39 collegi sindacali, per un totale di 304 posizioni. Tra le società direttamente controllate da Cassa depositi e prestiti che dovranno rinnovare i propri organi sociali troviamo Cdp Reti e Fintecna, mentre in Cdp Equity manca il collegio sindacale. Cdp controlla indirettamente anche altre sette società i cui organi vanno rinnovati, tra cui spicca Sia, società che gestisce infrastrutture e servizi per il mondo finanziario.

Tutti da nominare anche i board delle tre controllate del Gse: Acquirente unico, Gestore dei mercati energetici e Ricerca sul sistema energetico. Cda e collegio sindacale infine andranno indicati anche in Invitalia Partecipazioni, la cui riorganizzazione è in corso da tempo. Infine, ma non ultima, vanno rinnovati i Board della rete ferroviaria italiana. Quella di Ferrovie dello Stato è infatti una “galassia” fatta di ben 35 società con organi sociali da rinnovare. Le più rilevanti sono le nomine presso le due grandi controllate: Rfi, che gestisce la rete ferroviaria, e Trenitalia che si occupa di trasporto in cui andranno indicati board e collegio sindacale. Grande aspettativa c’è per Ferservizi e Fs Sistemi Urbani, per la società che gestisce il Tunnel del Brennero, le Autostrade del Lazio e Busitalia. Da rinnovare l’amministratore unico e il collegio sindacale di Anas concessioni autostradali, la controllata di Anas nata nel 2017 per gestire le concessioni.

Da ultimo, la società Stretto di Messina, in liquidazione da anni, affidata dal 2013 a Vincenzo Fortunato su nomina del Mef, necessita di un nuovo collegio sindacale.

Lo studio compiuto da CoMar pubblicato in questi giorni pone anche la lente d’ingrandimento sulla questione delle quote di genere: nelle dieci controllate direttamente dal Mef con nomine da effettuare, allo stato attuale, le donne sono 23 su 60 componenti (otto su 25 nei board, 15 su 35 nei collegi sindacali). Considerando tutte le società riconducibili al Mef con vertici in scadenza, le donne risultano in percentuale maggiore in quelle controllate direttamente e nei collegi sindacali. Numeri destinati a salite, in applicazione della legge approvata nel dicembre scorso che ha innalzato la quota percentuale femminile da un terzo a due quinti degli eletti.

In questo valzer di poltrone, visto anche il risultato del referendum, quello che salta all’occhio è l’urgenza affinché il parlamento ponga in essere la riforma della legge elettorale con l’elezione diretta del Presidente del consiglio, così da togliere potere ai Partiti che, in parlamento di nominati come sarà quello a venire, rischia di divenire sempre più casta. Alla faccia della semplificazione e del riavvicinamento delle istituzioni e della politica ai cittadini.