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Nobel per la Pace: i «fratelli» cubani tra i candidati

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di FLAVIO DIOGRANDE

Ufficializzata dal governo cubano la candidatura al Premio Nobel dei medici e degli infermieri che hanno operato in Italia fino a maggio, nel pieno dell’emergenza Covid19

La prima brigata, composta da 37 medici e 15 infermieri, sbarcò a Malpensa lo scorso 22 marzo, accolta dalle autorità istituzionali lombarde. Si stabilirono a Crema per gestire l’ospedale da campo e dare supporto agli operatori sanitari degli ospedali lombardi, in un momento estremamente complicato della lotta al coronavirus. Qualche settimana dopo una seconda delegazione di sanitari cubani atterrò presso l’aeroporto torinese di Caselle, pronta a dare manforte ai loro colleghi piemontesi, in grande sofferenza per la situazione dei ricoveri e dei decessi.

Ora i medici della ‘brigata Henry Reeve’ sono ufficialmente inseriti nell’elenco dei candidati al premio Nobel per la Pace, come confermato dal presidente cubano, Miguel Diaz-Canel Bermudez con un annuncio su Twitter: «Cuba per il mondo: medici e non bombe», ha scritto, spiegando che «il Consiglio mondiale per la pace ha formalmente presentato la candidatura della brigata medica Henry Reeve di Cuba per il Nobel per la Pace».

Nella lettera inviata al Comitato Norvegese per il Nobel, il Consiglio Mondiale per la Pace  ha richiamato l’attenzione sul lavoro dei professionisti delle Grandi Antille: “consideriamo come l’esempio più sincero di tale solidarietà internazionale il lavoro che il contingente medico cubano “Henry Reeve” sta svolgendo da molto prima dell’annuncio dello scoppio del coronavirus”

Nella lettera inviata al comitato norvegese che seleziona ogni anno i vincitori, il Consiglio mondiale per la pace – organismo riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite – sottolinea «le grandi sfide che la pandemia COVID-19 ha significato per l’umanità, e il ruolo essenziale che la solidarietà internazionale svolge nel sollevare le persone che soffrono maggiormente di tali emergenze», ponendo l’attenzione sull’immenso lavoro dei professionisti dell’isola centroamericana, protagonisti nel periodo più drammatico della pandemia: «consideriamo come l’esempio più sincero di tale solidarietà internazionale il lavoro che il contingente medico cubano “Henry Reeve” sta svolgendo da molto prima dell’annuncio dello scoppio del coronavirus».

La prima missione cubana di aiuto medico partì infatti nel lontano 1963, col contingente di volontari che partì per Algeri, dilaniata dalle bombe e reduce da una sanguinosa guerra d’indipendenza. Da quasi sessant’anni diverse centinaia di migliaia di medici, infermieri, operatori e operatrici della salute cubani prestano servizio in ogni anglo del pianeta, dall’America Latina all’Africa, dall’Asia, dall’Oceania all’Italia «superando gli effetti disastrosi di 16 inondazioni, 8 uragani, 8 terremoti e 4 epidemie” con numerosi atti di solidarietà che contraddistinguono, come si legge nella lettera, «una duratura tradizione cubana di cura umanistica per gli altri popoli che si realizza anche di fronte a sfide economiche estreme per l’isola che subisce sanzioni durissime che, in forte contrasto con la disposizione dei cubani, durano anch’esse più di sei decenni e impongono gravi privazioni alla popolazione».

«Difficile esprimere la gioia, la commozione, l'orgoglio, la riconoscenza e lo straordinario affetto che proviamo per i nostri Hermanos de Cuba», ha scritto su Facebook la sindaca di Crema, Stefania Bonaldi. Proprio nel cremonese, tra le zone maggiormente colpite dal virus, i sanitari cubani si erano fermati per due mesi impegnandosi con grande dedizione per aiutare il personale sanitario italiano, come ricordano i cittadini della città lombarda: «La gente prova per loro un grande affetto – continua la sindaca –. Meritano senz'altro il Nobel perché sono stati il migliore esempio dell'umanità che unisce e affratella. La loro vittoria sarebbe in un certo senso anche quella della nostra città», sottolineando quanto i cremaschi si sentirebbero «felici, orgogliosi e ancora più compresi nel sentimento di riconoscenza che proviamo per loro».

Foto:  toscanatoday.it