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Covid, stato d’emergenza prorogato al 31 gennaio

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di FLAVIO DIOGRANDE

Aumenta il numero dei contagiati, cresce il rischio di una seconda ondata. Monito del premier Conte: «Vogliamo essere più rigorosi per evitare nuove misure restrittive per le attività produttive».


Il virus torna prepotentemente a incutere timore. La curva dei contagi risale giorno dopo giorno stabilendo nuovi record dalla fine del lockdown e il governo rivede le misure di contrasto al covid-19. Nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sulla gestione della pandemia che proroga fino al 15 ottobre le disposizioni attualmente in vigore, spostando il termine dello stato di emergenza, stabilito in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Oms, al 31 gennaio 2021. In attesa dunque di varare il nuovo Dpcm – previsto appunto per giovedì 15 – che aggiornerà le norme anti contagio, il governo introduce «Misure urgenti strettamente connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19».

La novità più importante inserita nel decreto riguarda «l’obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché dell’obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi». Tali obblighi non si applicano per soggetti che stanno svolgendo attività sportiva, per i bambini di età inferiore ai sei anni, per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina e soggetti che interagiscono con questi. Inoltre restano validi i protocolli e le linee guida di contrasto al virus già previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali.

L’esecutivo raccomanda di stare molto attenti anche in famiglia e di mantenere le distanze anche quando si ricevono ospiti a casa, amici o parenti. «Sono le situazioni in cui più si diffonde il contagio», ha spiegato il premier Conte, che si è espresso anche sulla facoltà delle Regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale: «Abbiamo ritenuto opportuno e necessario recuperare il rapporto tra Stato e Regioni che avevamo costruito nella fase più dura: potranno adottare misure più restrittive ma saranno limitate nell'allentamento, salvo misure concordate con il ministro della Salute».

Stretta nei controlli e sanzioni pesantissime in arrivo per negazionisti della prima ora e per coloro che non rispetteranno le regole incorre in sanzioni pesantissime: previste multe da 400 a 1.000 euro.

Rispetto al quadro internazionale e alla tendenza al peggioramento registrata in diversi Paesi, il ministro della Salute Roberto Speranza ha manifestato grande preoccupazione, sottolineando l’importanza di non abbassare la guardia in un momento di grande difficoltà: «È sotto gli occhi di tutto che il quadro internazionale e nazionale segnali una mutazione di fase rispetto ai mesi passati; nel mondo i contagiati superano 35 milioni con oltre 1 milione di decessi, e l’Ecdc posizione l’Italia al 45esimo posto».  Lo stesso ministro, durante il suo intervento in aula prima dell’approvazione del decreto concernente le misure volte a contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus, si è poi soffermato sulla situazione relativa all’avvio delle attività scolastiche: «Penso — ha concluso — che sia ancora presto per un giudizio definitivo sulla capacita del Paese di mantenere un livello basso di contagio nelle scuole, ma i primi numeri segnalano un impatto basso e buona capacita di tenuta. I casi ci sono e ci saranno nelle prossime settimane ma i protocolli che abbiamo individuato in questo momento sono solidi e se rispettati con rigore possono consentirci di gestire la partita delle scuole. Sui prossimi mesi e sulle nostre abitudini, il ministro Speranza è stato chiaro: «Saranno non facili, di convivenza, ma in attesa di cure e vaccini dobbiamo recuperare appieno lo spirito di comunità, di unità nazionale. L’unità di marzo e aprile, quando il Paese si è stretto a coorte».

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